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Su 'Danse Macabre' di Stephen King - Intervista a Giovanni Arduino

Torna in libreria un classico di King ormai introvabile. 'Non un saggio paludato e ampolloso, ma un luna park seducente con i suoi immancabili angoli bui'. Ce lo ha raccontato il suo traduttore

Stephen King, Danse macabre
Stephen King, Danse macabre

Danse macabre. Cover dell'edizione del 1992 e della nuova edizione italiana

Antonella Sbriccoli

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"Scrivere questo libro è stato esasperante e insieme piacevole, certi giorni un dovere, certi altri un atto d’amore. Forse vi accorgerete che la strada sulla quale state per avviarvi è sconnessa
e accidentata. Mi auguro comunque che il viaggio sia fruttuoso, come lo è stato per me". (Stephen King, dalla prefazoine alla prima edizione di Danse Macabre)

Era il 1981 quando Stephen King pubblicava Danse macabre, un saggio che sarebbe diventato un punto di riferimento assoluto non solo della sua produzione, ma di trent'anni di cultura pop. Sotto la sua lente King esamina libri, film, radio, televisione dal 1950 al 1980, restituendo una visione dell'horror e dei suoi archetipi illuminante e coinvolgente.  
A trentacinque anni dalla sua pubblicazione, Frassinelli omaggia il Re del thriller con una una versione di Danse macabre aggiornata e rivista a cura di Giovanni Arduino. Proprio al traduttore di Stephen King abbiamo chiesto di raccontarci che cosa rappresenta oggi questo libro.

1) Frassinelli ripubblica, a un anno di distanza da 'On Writing', 'Danse Macabre' un saggio divenuto ormai introvabile, un vero culto per gli appassionati: qual è la differenza tra i due saggi di Stephen King? Tu hai curato entrambe le nuove edizioni…

Il primo è un manuale di scrittura molto agile e pratico, con una sezione autobiografica piuttosto corposa, il secondo un viaggio attraverso trent’anni di cultura horror/pop, dal 1950 al 1980. In entrambi, la capacità da parte di Stephen King di semplificare (senza svilire) e rendere affascinanti temi di un certo peso e indubbia importanza. Insomma, quella dote affabulatoria che troviamo anche nella sua
narrativa.

2) La prima edizione di 'Danse macabre' risale all’81, cui ne sono seguite altre con vari aggiornamenti. Ma sono comunque passati 35 anni. Pensi che il libro sia ancora attuale? E se sì, per quale motivo principalmente?

Danse macabre è e resta un classico. Infatti, come tutti i classici, non ha bisogno di aggiornamenti, almeno non dal suo autore. Traccia linee guida e individua archetipi che saranno validi per sempre. Proprio per questo non invecchierà mai.

3) Quando si parla di Stephen King si finisce sempre per affrontare il tema della divisione tra narrativa di genere e letteratura. È una divisione che secondo te ha ancora senso, anche a prescindere da King, che ormai è senza dubbio uscito dai confini dello "scrittore di genere"?

Secondo me quella del genere è una classificazione comoda ma abbastanza priva di senso. Lo è sempre stata. Figuriamoci poi oggi, dove si mischia di tutto e di più, dove le contaminazioni sono infinite e spesso molto accattivanti, ed è giusto che sia così. Però, attenzione: se si vuole pasticciare con i canoni dell’horror, ammesso e non concesso che si possa in parte definirlo genere, prima bisogna conoscerli a menadito.

4) E infine, un saggio come 'Danse macabre' può essere considerato il modo usato da King per dare la sua risposta alla questione, realizzando una sorta di "storia letteraria della paura”?

Danse macabre è un peana, una dichiarazione d’amore alla cultura popolare. Di qualsiasi tipo, razza, provenienza, e da un autore che ormai la frequenta da decenni per mestiere e passione (tra l’altro spesso le due cose coincidono). Sì, c’è di mezzo la paura, ma soprattutto tanta curiosità che non può non contagiare o incuriosire il lettore. Non è un saggio paludato e ampolloso, ma un luna park seducente con i suoi immancabili angoli bui, come ogni luna park che si rispetti.


Stephen King

Danse macabre

Frassinelli, 2016, 518 p.

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