'Noi siamo così': un romanzo che racconta l'adolescenza con le parole dei ragazzi

Dall’autobiografia alla narrativa: Luisa Mattia conduce una classe di seconda media nella scrittura di un romanzo condiviso

Noi siamo così, copertina

Ilaria Cairoli

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Noi siamo così , un titolo deciso per un libro che racconta di insicurezze e sentimenti turbolenti legati alla costruzione di sé e della propria identità in un periodo della vita molto intenso, come è quello dell’adolescenza.

La storia è semplice: Arianna ha solo 14 anni, ma la vita l’ha costretta a crescere in fretta. Vivere in un quartiere difficile, con un padre autoritario, una madre evanescente e amicizie scostanti non è certo facile. Arianna decide di mollare tutto e andare. Ancora non sa dove, ma se ne va.

"Le luci della sotterranea sembravano dipingere tutti quelli che passavano con un sudario giallognolo. Lei li guardava, un fiumicello di persone che camminavano veloci, a capo chino.
“Chissà che cosa li fa andare così in fretta”, si domandò.
“Non l’infelicità”, pensò. “L’infelicità ti rallenta”.
Si sentiva svuotata e di una infelicità che, avesse potuto colorarla, sarebbe stata di un bianco sporco come la neve che si scioglie sulla strada.
Fredda, imbrattata e senza valore si sentiva, Arianna.”

Il suo gesto deciso di sparire nel nulla, non scuoterà solo la sua vita, ma anche quella di chi era abituato ad averla vicino. La vita quotidiana dei suoi amici e dei suoi famigliari è messa in discussione dalla sua scelta. Tutti si interrogano: perché?, cosa ho fatto finora?, chi sono?, perché sono qui adesso?
Un viaggio collettivo alla ricerca dell’identità, per andare a fondo nelle emozioni e nei sentimenti di un’età che è spesso etichettata e giudicata con troppa leggerezza.

“Marta è stata impulsiva.
E io...non ho detto niente. Non ho fatto niente. Qualche cosa avrei voluto fare. Ma che? Sono sempre così indeciso.
Arianna invece è tutto il contrario.”

Noi siamo così, edito da Sinnos , è un libro che ha una genesi del tutto singolare: nasce da un progetto di scrittura e narrazione condivisa.
Luisa Mattia , l’autrice, ha una grossa esperienza alle spalle sia nella costruzione e coordinazione di progetti di narrazione per la scuola, sia come scrittrice (recentissimo il suo Il grande albero di case basse , edito da il Castoro ) di libri per ragazzi, nel 2008 ha vinto il Premio Andersen come “miglior scrittrice”.
Questa è la prima volta, che lavora a stretto contatto con gli adolescenti.
Mi racconta che:
“L’idea iniziale è stata quella di provare a raccontare i ragazzi al di fuori degli stereotipi, attraverso le loro stesse parole.
La domanda che mi sono posta è stata: quali sono le parole che gli adolescenti userebbero per raccontarsi? Quale linguaggio sceglierebbero?
Ho trovato una spalla in una giovane insegnante, Monica Di Bernardo, che ha voluto provare a sperimentare insieme a me questa esperienza con la sua classe, una seconda media dell’Istituto Comprensivo di via Casale del Finocchio 56, in un quartiere dell’estrema periferia romana.
Se inizialmente pensavo che i ragazzi avrebbero utilizzato una lingua scabra e severa per raccontarsi, sono stata piacevolmente colpita dal constatare che, di fronte alla necessità di raccontare qualcosa che fosse emotivamente importante, hanno cercato di usare una lingua diversa, più ricca, ma comunque loro. Abbiamo lavorato molto insieme sulla lingua e sulla scelta delle parole e la mia conclusione è che il linguaggio viene naturale e consapevole quando c’è una storia da raccontare. È così che la lingua diventa uno strumento vero.”

Il luogo scelto per lavorare a questo progetto, la borgata Finocchio di Roma, non è certo ininfluente.
La vita di periferia è più dura rispetto a quella del centro città, Luisa Mattia racconta che “I ragazzi qui hanno una maturità e una consapevolezza di sé davvero sorprendenti. Sono in seconda media, ma sono già proiettati nella piena adolescenza. C’è una grande concretezza e operatività in loro, per molti il futuro prossimo è il lavoro.”

Il rischio di sconfinare nelle confessioni autobiografiche da diario personale era alto, ma è stato aggirato grazie ad un grosso lavoro di collaborazione e ad una forte sinergia tra la scrittrice e i ragazzi:
“Un passaggio importate è stato quello di superare la mera autobiografia. Non doveva essere un diario o una cronaca di ciò che accadeva, questa è la difficoltà più grossa nel raccontarsi. Li ho portati sul piano della narrativa, attraverso la costruzione di personaggi in cui si riconoscessero, ma che non fossero esattamente loro”.

Il libro è strutturato in capitoli in cui viene narrata la storia di Arianna, dal suo punto di vista, intervallati da piccole sezioni in cui sono “gli altri”, quelli che sono rimasti, che parlano. Se la storia di Arianna è stata scritta da Luisa Mattia, i pensieri degli altri personaggi, sono scritti proprio dai ragazzi della II L.

“Il romanzo racconta di Arianna, della sua fuga da famiglia, amici e timore di crescere ma racconta, anche, molto del modo di vivere i rapporti, i conflitti, i sentimenti dei ragazzi della II L.
Il romanzo racconta personaggi che non esistono ma che sono veri, vivono nelle strade della borgata Finocchio come in molte periferie metropolitane del mondo.”

Non è facile parlare di adolescenti e adolescenza senza cadere negli stereotipi, non è facile per gli adulti capire la realtà di ragazzi di un’età ormai lontana e incomprensibile.

Noi siamo così è un tentativo riuscito di raccontare le fragilità e i sentimenti dei ragazzi semplicemente ascoltando le loro storie, senza pregiudizi,.

Noi siamo così è stato presentato in anteprima stamattina a “Più libri,più liberi” di Roma e sarà acquistabile da Lunedì 10 dicembre in libreria.

Noi siamo così , Luisa Mattia, Sinnos, 2012

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