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'Ho molti amici gay', la trasversale omofobia della politica italiana

Un nuovo saggio di Filippo Maria Battaglia esplora i non semplici rapporti fra omosessualità e politica italiana

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Andrea Bressa

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I peggiori discorsi discriminatori sono quelli malcelati da scivolose e inutili giustificazioni, come per esempio “Non sono razzista, ma...” o anche “Ho molti amici gay”. Quest'ultima frase è stata utilizzata dal giornalista Filippo Maria Battaglia come titolo del suo nuovo e interessante saggio. Ho molti amici gay (Bollati Boringhieri) esplora gli atteggiamenti omofobi che la politica italiana ha sempre assunto, dall'Unità d'Italia fino ai giorni nostri.

UNA CROCIATA OMOFOBA TRASVERSALE
I “diversi”, gli “invertiti”, i “malati”, gli “anormali”: sono tanti e con i più svariati livelli di aggressività gli epiteti utilizzati dai nostri rappresentanti nei confronti delle persone omosessuali. Una storia di discriminazione che nasce agli albori dell'Italia, che chiama in causa tutte le forze politiche, da destra a sinistra. In questo volume sono citati anche padri costituenti e autorevoli personaggi, che si sono distinti per una grande profondità culturale e che hanno contribuito a far crescere la Repubblica, ma che evidentemente peccavano in termini di tolleranza su temi sessuali: Palmiro Togliatti, Enrico Berlinguer, Oscar Luigi Scalfaro, solo per citarne qualcuno.

ATTACCHI, CENSURE E PRESE IN GIRO
L'elenco degli atteggiamenti discriminatori è abbondante e vario. Battaglia, basandosi su un ricchissimo insieme di fonti ben segnalate a ogni piè di pagina, tratteggia un panorama fatto di attacchi diretti, subdole censure, ostentati comportamenti di indifferenza e non poche plateali prese in giro. L'arma più usata è la morale, che sia cattolica o di partito (vedi PCI): l'omosessuale come persona deviata, che per qualcuno è vittima di una società che va moralmente a fondo, ma per la maggior parte è la stesa causa di tale affondamento.

Ho molti amici gay continua il lavoro di ricerca di Filippo Maria Battaglia sui peggiori comportamenti assunti dalla classe politica nostrana, di ogni tempo e bandiera. Ricordiamo qui altri suoi titoli (tutti per Bollati Boringhieri), come per esempio Stai zitta e va’ in cucina del 2015, dedicato agli atteggiamenti misogini dei nostri politici, o anche Lei non sa chi ero io, del 2014, che analizzava la nascita della cosiddetta “casta”, con i suoi malcostumi, clientelismi e favori non proprio puliti.

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