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(Ansa)
Calcio

Tutti i nodi dell'inchiesta sulla proprietà Milan

Le carte depositate alla SEC, il fondo olandese, la testimonianza di un manager interno e il sospetto (respinto con forza) che a comandare sia Elliott e non RedBird. A che punto è l'indagine della Procura di Milano

Sotto traccia, ma senza sosta, prosegue l'attività della Procura della Repubblica di Milano che sta cercando di fare luce sulla proprietà del Milan. Un'inchiesta venuta alla luce a inizio marzo con le perquisizioni a Casa Milan e nelle abitazioni dell'amministratore delegato, Giorgio Furlani, e del suo predecessore, Ivan Gazidis. Ipotesi di reato: aver intralciato il lavoro della Covisoc, organo di amministrazione e controllo della Figc, non dichiarando la reale struttura societaria e della proprietà del club passato di mano nell'agosto 2022 dal fondo Elliott a RedBird di Gerry Cardinale.

Gli ultimi sviluppi, provenienti da documenti ufficiali e pubblici depositati presso la SEC statunitense (ente Usa di vigilanza finanziaria, la Consob italiana) e dagli interrogatori dei pm Polizzi e Cavalleri, aggiungono mistero al mistero. Il Milan e la sua proprietà nelle scorse settimane hanno fatto filtrare di aver chiarito tutto ai magistrati e ai procuratori della Figc, che hanno ricevuto da Milano la prima parte delle carte aprendo a loro volta un fascicolo di indagine. Il lavoro degli investigatori, però, prosegue con una serie di punti da chiarire che si può così riassumere:

CHI HA MESSO I SOLDI PER L'AFFARE MILAN?

I documenti depositati presso la SEC spiegano come il cuore dell'operazione da complessivi 1,140 miliardi di euro - valutazione del Milan strappata da Elliott nel 2018 - non si trovi negli Stati Uniti ma in Olanda. Un fondo che avrebbe versato 410 milioni di euro da aggiungere ai 560 del venor loan garantito da Elliott con tasso d'interesse all'8% e scadenza 31 agosto 2025. Non, dunque, il veicolo principale di Cardinale ma un fondo privato con investitori allo stato attuale delle cose ignoti; potrebbero essere riconducibili allo stesso Cardinale, ma al momento non si sa.

Struttura nella quale compare un doppio direttore. Uno, Roberto Klein, manager fidato di RedBird mentre l'altro indicato come Mister X con potere di veto sulle decisioni che possono essere assunte solo in presenza del consenso di entrambe queste figure. A chi risponde? Il dubbio rimane sempre lo stesso e cioè che RedBird abbia il controllo operativo del Milan ma non necessariamente ne sia il proprietario come indicato alla Covisoc nel momento del deposito delle carte in Federcalcio.

LA VERSIONE DI CARDINALE E DEL MILAN

Gerry Cardinale e l'amministratore delegato Giorgio Furlani nelle settimana successive alle perquisizioni hanno più volte ribadito che non esiste alcun giallo. "RedBird è azionista di controllo al 99,93% del club mentre il restante 0,07% appartiene a singoli investitori italiani tifosi di lunga data" ha spiegato Cardinale. Tesi ribadita anche da Furlani alla Procura della Figc. Nessuno degli indagati si è opposto alla perquisizione, rinunciando ad andare al Tribunale del Riesame per chiedere la restituzione della documentazione acquisita dalla Procura: mail, lettere, chat tra dirigenti dove cercare la prova che non tutto sia in regola.

IL RUOLO DEL TESTIMONE INTERNO

A far credere alla Procura di Milano che ci siano aspetti poco chiari è, però, la testimonianza di Aldo Savi. Lo ha riferito il Corriere della Sera svelando come sia stata proprio la 'lettura' data dal direttore amministrativo del Milan al documento interno finito nelle mani della Procura - destinato ad eventuali investitori arabi - ad aver acceso ulteriormente la curiosità. Savi, in principio uomo di Blue Skye poi entrato in vertenza con Elliott, è rimasto all'interno del club con una funzione apicale ed è stato sentito dai magistrati per fare chiarezza sul paper in cui si prospettava a eventuali investitori il modo di entrare nel Milan.

Un documento definito da Savi "strano" perché riguardava la possibilità di acquisire un pezzo del debito che RedBird ha nei confronti di Elliott senza che apparentemente Elliott ne fosse coinvolto. Non solo. Secondo Savi nell'attività della società ci sarebbe ancora "forte influenza" da parte di Elliott, esercitata attraverso manager rimasti in organico nonostante il passaggio di proprietà: non solo Furlani, poi uscito da Elliott ed entrato in RedBird, ma anche il presidente Scaroni, il capo dell'area sport Almstadt, il CFO Cocirio e la portavoce Verini.

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Giovanni Capuano