Il lusso della gentilezza

Non sempre quando tocchi l'idolo con mano ti resta addosso la doratura

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Andrea Polo

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Marco è da sempre un grande appassionato di cucina e, fin da molto prima che i cooking shows diventassero una moda, su un canale solitamente lontano da quelli che frequentava abitualmente ha scoperto un personaggio con cui, per via catodica, ha cominciato a stringere un rapporto di amicizia: Alessandro Borghese.

Borghese è diventato ormai uno di famiglia; Marco, che nel frattempo ha catechizzato all'apprezzamento del super chef anche il piccolo Giovanni, lo segue da tempo e ne ha osservato con tale attenzione i modi che ne fa un'imitazione fantastica e, francamente, alquanto veritiera.

Va da se che, abitando noi a Milano, il regalo di promozione per Marco è stato molto semplice: cena per 4 nel ristorante che Borghese ha aperto in città da qualche mese o poco più.

Il ristorante si chiama Il lusso della semplicità e già il nome scelto la dice lunga.

Fra le nostre ferie, le liste di prenotazioni del locale e altri impegni, Marco ha dovuto aspettare fino a settembre, ma dopo lunghe settimane il giorno X è finalmente arrivato.

Marco è un bambino solitamente molto riflessivo, che difficilmente mostra la sua emozione e, men che meno, che si lancia nella mischia. Per questo motivo quello che sto per raccontavi deve essere letto come un evento più che eccezionale. 

Arrivati all'ingresso del locale il mio primogenito era già ben oltre i limiti dell'emotività di un bambino di 12 anni. Solitamente riottoso a farsi immortalare, chiede subito di essere fotografato davanti all'insegna e, dopo, comincia a fare gli scalini 4 a 4 come se si sentisse che qualcosa sta per accadere.

Il cortesissimo personale di sala ci fa accomodare e, scimmiottando quello che accade nel programma condotto da Borghese, fingiamo di fare un'ispezione al locale.

Ordiniamo, ci mettiamo comodi e, poco dopo...Alessandro Borghese appare davanti a mio figlio che, a quel punto, sembra aver visto la Madonna di Loreto in persona.

Bocca spalancata, salivazione azzerata e un urlo: "ALESSANDRO! POSSIAMO FARE UNA FOTO??"

Io e mia moglie ci guardiamo increduli; è davvero Marco quello che ha parlato? Anzi, gridato, per chiedere una foto? Lui? Il nostro figlio che bisogna quasi minacciare di 2 settimane di broccoli lessi come unico pasto per far sì che si faccia fotografare?

Borghese è appena arrivato, gli sorride e gli dice: "Scusa, devo andare a cucinare. Passo dopo.".

Marco un po' capisce, un po' è deluso. Io e mia moglie pensiamo che sia semplicemente un modo per togliersi dall'impaccio in maniera cortese e continuiamo la nostra (ottima) cena.

La serata prosegue, Borghese è effettivamente ai fuochi della sua cucina con vista sulla sala. Finiamo, è ora di andare. Ci mettiamo i cappotti, ma il maitre di sala ci chiede di aspettare un secondo. 

Noi lo facciamo, Marco e Giovanni si agitano. Pochi attimi e dalla cucina salta fuori Alessandro Borghese: "Avevamo da fare una fotografia o ricordo male?"

Miei figli si illuminano, io e mia moglie sorridiamo.

Il vero lusso, soprattutto di questi tempi, è la gentilezza. Anche, e forse più, se verso dei bambini. Bravo Alessandro, e grazie. E' bello far vedere a dei giovani di domani come il successo non faccia necessariamente a pugni con la cortesia e come, se ben fatti, gli idoli non perdano la doratura. 

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