Inter, Benitez deve vincere. Ma in modo diverso da come faceva Mourinho

Diciamocelo, non è elegante esporsi troppo quando la tua squadra vince. Quindi, visto che l’Inter sabato ha perso, posso espormi con più disinvoltura. Detto che la statistica difficilmente permetterà, quest’anno, non solo un’altra stagione come quella della tripletta, ma …Leggi tutto

Per l'allenatore dell'Inter prima elogi prematuri e ora critiche infondate (ANSA/MATTEO BAZZI)

Per l'allenatore dell'Inter prima elogi prematuri e ora critiche infondate (ANSA/MATTEO BAZZI)


bar sportDiciamocelo, non è elegante esporsi troppo quando la tua squadra vince. Quindi, visto che l’Inter sabato ha perso, posso espormi con più disinvoltura.

Detto che la statistica difficilmente permetterà, quest’anno, non solo un’altra stagione come quella della tripletta, ma anche (solo) il quinto scudetto di seguito (sono un signore, non dico “sesto” come invece dovrei).
Ammesso questo, mi chiedo cosa spinga l’osservatore medio di calcio a trarre conclusioni non da tendenze di una certa durata (diciamo ogni 5-6 giornate) ma da una singola partita.

Quindi, se mercoledì sera dopo la vittoria sul Bari, l’Inter era già in fuga, con bel gioco e “difesa più alta rispetto a come giocava Mourinho” e con una innegabile nota di simpatia (Massimo Mauro su Sky) e elogi per la modestia, l’educazione e la bravura di Rafa Benitez; ora dopo la sconfitta con la Roma, non si esita a parlare di crisi (per esempio il Corrierone di oggi).

E’ vero che nell’era della televisione che copre ogni momento prima, durante e dopo la partita a chi scrive di calcio non è rimasto il gusto della cronaca e si trova costretto soprattutto a “interpretare”, analizzare, e, accidenti a noi, “spiegare“, non tanto quello che è successo ma quello che inevitabilmente succederà.

Più che storicismo si tratta di eccessiva e superficiale fiducia nelle proprie capacità di proiettare sul futuro qualche indizio presente; senza peraltro rischiare nulla, visto che bastano pochi giorni non tanto per essere smentiti (perché a rigore, smentite o conferme potranno essere definite tali solo a fine stagione) ma per cambiare le previsioni, anzi trasformarle, continuamente, con lo stesso tono, molto sicuro di se stessi.

Ragioniamo un po’. L’Inter è comunque prima in classifica. Non era una squadra senza avversari mercoledì come ora non è in crisi. Ha fatto dieci punti, l’anno scorso ne aveva 13. Flessione, d’accordo, ma poco per definirla una “tendenza”.

Sabato a Roma la sconfitta-beffa al 92esimo ha semplicemente sottolineato alcune debolezze che già si erano viste nelle partite precedenti e che sembrano “strutturali” alla squadra di quest’anno.

Le vittorie con Mourinho – il suo secondo campionato strappato con i denti alla rimonta della Roma e soprattutto la meravigliosa cavalcata in Champions League – avevano sottolineato come l’Inter avesse ricavato il fattore differenziante mettendo nel gioco un’intensità agonistico-emotiva e una concentrazione difficili da mantenere per più stagioni di seguito.

E il geniale Mou questo lo sapeva benissimo, sapeva che ottenere lo stesso impegno, la stessa intensità, e la stessa dedizione sarebbe stato impossibile.
Credo che anche la società e Moratti stesso lo sapessero bene. La scelta per un uomo tranquillo come Benitez lo dimostra; e non è stata solo una scelta dettata dall’emergenza. Dopo Mourinho si deve continuare il ciclo, la striscia vincente, con formule meno dispendiose emotivamente, non si può stare sempre sulle barricate, si deve provare quindi a giocare di più, senza scorciatoie. Si deve essere diversi da come era l’Inter di Mou.
Diversi, probabilmente anche in caso di sconfitta: le aspettative attorno a Mou erano maggiori, diciamocelo, rispetto a quelle di quest’anno.

Non sarei però pessimista. Statistica a parte anche l’Inter di Benitez ha i numeri per vincere. E l’allenatore spagnolo alcune cose le ha già cambiate: quando la squadra gioca concentrata e sta bene fisicamente sta più corta, copre di più il campo, è più piacevole da vedere di quanto lo fosse quella animata da sacro furore dello scorso anno.
Certo è difficile, lo ribadisco, che questo possa succedere per un’altra stagione intera. Anche perché alcuni giocatori hanno bisogno di tirare il fiato; la squadra avrà più infortuni di quelli avuti lo scorso anno, gli allenatori delle avversarie hanno imparato molto e spesso riescono a inaridire le fonti del gioco dell’Inter.

Se un appunto si può fare, per ora, a Benitez, riguarda l’insistenza con la quale ha giocato con tutte e tre le punte che ha a disposizione; questo gli ha permesso di non cambiare troppo la disposizione in campo cui l’Inter si è abituata negli ultimi mesi della scorsa stagione, soprattutto dagli ottavi di Champions in poi. Ma ha privato la squadra di un attaccante da schierare a partita in corso: la cessione di Balotelli e il mancato acquisto di un’altra punta rischiano di avere dunque effetti spiacevoli.

Milito, Eto’o e Pandev in campo insieme, inoltre, mettono in difficoltà centrocampisti e difensori quando anche uno solo dei tre non fa il proprio lavoro fino in fondo: come ha spiegato Chivu a tutti gli spettatori della partita con la Roma, minacciando di andarsene visto che dalla sua parte la copertura di Eto’o si faceva desiderare. Del resto, Samuel l’aveva fatto capire esplicitamente a Benitez che non avrebbe sopportato un’altro anno a sacrificarsi tornando sistematicamente.

Benitez passerà presto a un modulo con due solo punte e Sneijder, in modo da avere sempre uno dei tre attaccanti a disposizione per cambiare la partita in corsa e per assicurare un centrocampo più equilibrato dove può contare su Cambiasso, Stankovic, e presto sui recuperati Zanetti e Thiago Motta.

Più difficile sarà per Benitez rimediare al presunto deficit di carisma che potrebbe vedergli sfuggire di mano alcuni giocatori. Difficile pensare allo sfogo di Chivu sabato con Mou in panchina anche se Balotelli faceva di peggio. Rafa però può farcela lavorando tatticamente e mostrare ai giocatori che si può vincere in un modo diverso da come faceva il portoghese.

Io resto del parere che un’altra stagione ai massimi livelli sia improbabile, ma non è certo quanto si è visto in queste cinque giornate a rendere sensata questa previsione.
E forse la mia è solo scaramanzia.

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