Calcio

Jovetic alla Juve? Come Baggio nel '90

Dopo mesi di tira e molla, il presidente Della Valle ha dato il via libera alla trattativa che potrebbe portare il giocatore montenegrino alla corte di Conte. Firenze non gradisce e ricorda il caso del Divin codino

Stefan Jovetic

Quando capitò a Roberto Baggio, Firenze rischiò la rivoluzione. "Ma come - dissero i tifosi della Viola - il nostro beniamino, la nostra bandiera, il nostro fuoriclasse lascia noi per giocare proprio nella Juventus? Inaccettabile, anzi, offensivo". E iniziò il tango della gelosia. Che rese calda e pure di più l'estate del 1990. Altro che febbre dei Mondiali tricolore. Il trasferimento del Divin codino alla Signora provocò una reazione a catena dagli effetti straripanti. La Fiorentina cedeva agli odiatissimi bianconeri il suo totem, roba da prima pagina sulla stampa generalista. 

Da allora, tra Firenze e Torino non si sono interrotti i rapporti commerciali. Perché diversi sono i giocatori che hanno fatto scalo in una delle due squadre prima di finire nell'altra. Con qualche mugugno della tifoseria, certo, ma nulla più. Perché i calciatori sono mestieranti che rispondono alle esigenze del momento. Insomma, tutto bene, nessun problema. Del resto, Baggio era un fuoriclasse, un asso del pallone internazionale. Gli altri sì, ma lui no, lui non poteva e non doveva cambiare maglia, ripetono ancora oggi dalle parti del Lungarno. 

Sono passati 23 anni e il problema si ripropone. Jo-Jo Jovetic vuole la Juve, la Juve ricambia e sorride. La Fiorentina però non vorrebbe, ma di fronte a una proposta importante sarebbe difficile dire no. Anche per i fratelli Della Valle, che come è noto non hanno gradito l'intromissione dei bianconeri nell'affaire Berbatov, l'attaccante bulgaro che la scorsa estate decise di prenotare due voli perché non sapeva bene dove avrebbe voluto giocare e poi scelse di tornare indietro, in Inghilterra, destinazione Fulham. La Fiorentina tuonò allo scandalo. La Juve fece spallucce e iniziò la guerra fredda. Che dura da mesi e non è ancora finita. O forse sì.

Ieri il presidente viola Andrea Della Valle è tornato sul caso del calciatore montenegrino, che da incedibile è diventato cedibile, anzi, cedibilissimo. "Se vuole guardare altrove ha la mia promessa di un anno fa - ha detto il patron della Fiorentina - è libero di farlo. Deve capire e valutare lui. Certo, io mi auguro che rimanga ancora qui, ma se scegliesse qualcosa di diverso è assolutamente da capire". Della Valle ricorda il patto di mercato della scorsa estate perché già dodici mesi fa Jovetic chiese di cambiare aria. Di più. Chiese il permesso per dire sì alla chiamata di Antonio Conte, che lo avrebbe visto bene al fianco di Vucinic nella Juve che cercava il bis in campionato. 

Come dire, l'affare si può fare. Lo conferma anche il presidente: "Non parlo di cifre, così come non parlo di singole squadre. Juve, Manchester, Liverpool, per noi è uguale". Be', uguale magari proprio no, perché a parità di offerte è lecito pensare che la Fiorentina preferisca girare Jo-Jo all'estero piuttosto che alla stimatissima eppure odiatissima Signora. Ma nel calcio tutto è possibile. Perché di questi tempi il parere del calciatore conta tantissimo ed è complicato mettergli i bastoni tra le ruote, anche se l'esistenza di un contratto farebbe pensare diversamente. Radiomercato dice che nella corsa a Jovetic è l'Arsenal a essere in pole position. Ma guai a sottovalutare l'insistenza di Marotta. Conte chiama e rispondere no per la seconda volta non sarebbe carino. Anche se a Firenze, dopo il caso Baggio, sarebbero felicissimi e pure di più se l'affare andasse in fumo.

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