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Spazio

Un milione di coloni su Marte: ecco il (folle?) piano di Musk

Il magnate ha pubblicato il suo piano per la colonizzazione del pianeta rosso: in 50 anni una città grande come Milano

Dopo la promessa di portare in orbita lunare due turisti entro pochi anni, Elon Musk ha messo nero su bianco quanto aveva annunciato lo scorso settembre al 67th International Astronautical Congress tenutosi a Guadalajara, in Messico: creerà la prima colonia umana su Marte.

Il proprietario della compagnia aerospaziale Space X spiega il suo ambizioso piano in un articolo appena pubblicato sulla rivista accademica New Space: non ha intenzione di trasferire sul pianeta rosso una dozzina di scienziati o di tecnici per fare da apripista; troppo “banale” e scontato.

No, il suo progetto è talmente smisurato da sembrare quasi folle: prevede di poter trasferire nell’arco di cinquant’anni almeno un milione di persone su Marte, tante da poter costituire una città autonoma, un nuovo mondo completamente autosufficiente e indipendente da quello terrestre.

Una flotta di navi spaziali alla conquista del pianeta rosso

Per il viaggio interplanetario si utilizzerebbero enormi navi spaziali (le più grandi mai costruite) che rimarrebbero in orbita terrestre in attesa di finestre di lancio favorevoli, vale a dire ogni volta che Marte si trova in opposizione, cioè il più vicino possibile alla Terra, condizione che si verifica a intervalli di due anni circa, quando tra i due pianeti non c’è di mezzo il Sole.

Nel frattempo staffette di razzi dalla Terra caricherebbero progressivamente le astronavi con carburante, materiali, vettovaglie ed equipaggio con migliaia di viaggi.

I costi si prospettano letteralmente astronomici, ma che genio sarebbe Musk se non avesse già una soluzione per abbatterli drasticamente?

L’idea è quella di usare vettori riciclabili, cioè che possono fare la spola avanti e indietro più volte. E non è irrealizzabile: Space X ha già lanciato con successo il primo razzo per portare un satellite in orbita e in grado di tornare indietro e atterrare verticalmente sulla piattaforma di lancio.

Con una flottiglia di tali missili l’impresa sarebbe economicamente fattibile e rapida: al rientro ogni razzo sarebbe pronto a ripartire nel giro di poche ore, giusto il tempo di fare il pieno e mettere in stiva il carico.

E una volta che le astronavi interplanetarie, anch’esse riutilizzabili, saranno giunte su Marte, sarebbero rifornite di carburante estratto dal suolo marziano e rispedite indietro, di nuovo in orbita terrestre pronte a ripartire con un nuovo carico.

Il tallone d’Achille del progetto di Musk

Sia i razzi per portare in orbita equipaggio e carico, sia quelli per il viaggio su Marte saranno i più grandi mai realizzati: avranno una spinta propulsiva tre volte maggiore del Falcon X, il vettore riciclabile che la Nasa ha già acquistato per mandare sulla Stazione Spaziale Internazionale i futuri astronauti.

Ma non è tanto la potenza dei velivoli a preoccupare gli scettici, quanto la loro affidabilità: se ognuno compirà decine o centinaia di viaggi c’è il rischio che possa capitare un incidente, che diventerebbe una tragedia, dato che a bordo ci sarebbero gli aspiranti coloni.

Per quanto Space X abbia dimostrato di saper risolvere bene e velocemente gli inconvenienti tecnici (dopo il fallimento di un lancio di un Falcon gli ingegneri di Space X hanno proditoriamente indagato e stanno mettendo a punto soluzioni) ci vorranno ancora decenni per rendere ogni componente dei razzi affidabile al cento per cento, in modo che i futuri viaggi spaziali potranno essere più sicuri addirittura dei voli di linea coi Boeing.

Ma all’azienda ci credono sul serio, tanto che si stanno aprendo molte nuove posizioni lavorative e quasi tutti riguardano il progetto Marte: Space X sta reclutando esperti, tecnici, ingegneri e operai per portare a termine il prima possibile la costruzione del prototipo del razzo Raptor, il vettore ideato per l’impresa marziana.

Loro sono convinti che ce la faranno: il nostro rammarico è di non poter essere più di questo mondo per vedere se avranno vinto la scommessa tra meno di un secolo, ma anche per avere la soddisfazione di ricevere una cartolina dai nuovi abitanti del pianeta rosso.

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