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Huthi, l’escalation con l’Arabia Saudita che allarga il conflitto in Medio Oriente

Huthi, l’escalation con l’Arabia Saudita che allarga il conflitto in Medio Oriente
Ansa

L’organizzazione islamista yemenita degli Huthi, spalleggiata dall’Iran, ha annunciato un blocco marittimo contro l’Arabia Saudita

È sempre più alta la tensione tra Riad e gli Huthi. Lunedì, l’organizzazione islamista yemenita ha annunciato un «embargo marittimo» contro l’Arabia Saudita. «Qualsiasi atto sconsiderato commesso dal nemico saudita, attraverso qualsiasi forma di escalation, sarà contrastato con un’escalation completa e decisiva», hanno inoltre specificato gli Huthi. Dal canto suo, il ministero degli Esteri di Riad ha fatto sapere che «adotterà tutte le misure necessarie per proteggere le proprie navi in conformità con il diritto internazionale». «La coalizione risponderà con fermezza e decisione a qualsiasi minaccia degli Huthi contro le navi di passaggio», ha anche affermato il portavoce della coalizione militare a guida saudita nello Yemen, Turki al-Maliki.

Ufficialmente, gli Huthi hanno giustificato il blocco come una ritorsione a quello che hanno definito come l’«assedio ingiusto e oppressivo» di Riad nei confronti dello stesso Yemen. Ricordiamo inoltre che, la settimana scorsa, i sauditi avevano bombardato l’aeroporto di Sana’a per impedire l’atterraggio di una delegazione degli Huthi che tornava dai funerali di Ali Khamenei in Iran: la mossa di Riad era stata appoggiata dal Consiglio presidenziale yemenita, che aveva considerato quel volo come una violazione della sovranità nazionale. Per tutta risposta, gli Huthi avevano reagito, lanciando dei missili contro l’aeroporto saudita di Abha.

Tuttavia, al di là delle tensioni bilaterali tra Riad e l’organizzazione islamista sciita, questa crisi sorge da cause più profonde. Nei giorni scorsi, Reuters aveva infatti riportato che l’Iran stava esortando gli Huthi, che sono storicamente spalleggiati dal regime khomeinista, a bloccare Bab el-Mandeb: lo Stretto che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden, da cui passa circa il 12% del commercio mondiale. La strategia delle Guardie della Rivoluzione era e ed è quella di aggravare la crisi energetica innescata dalla battaglia di Hormuz per colpire politicamente Donald Trump. Del resto, se Bab el-Mandeb dovesse essere completamente chiuso, ciò bloccherebbe l’export di greggio saudita e il traffico globale di petrolio si ridurrebbe di circa il 7%.

Già nei giorni scorsi, la Russia aveva espresso preoccupazioni in tal senso. E anche il Qatar, nelle scorse ore, si è schierato con l’Arabia Saudita contro gli Huthi. «Il ministero ribadisce la piena solidarietà dello Stato del Qatar con il fraterno Regno dell’Arabia Saudita e il suo sostegno a tutte le misure adottate dal Regno per salvaguardare la propria sovranità e sicurezza», ha affermato il ministero degli Esteri di Doha in una nota.

Insomma, quanto sta accadendo va letto non solo in termini di rapporti bilaterali tra sauditi e Huthi, ma va anche inserito nel più ampio contesto della guerra in corso tra Washington e Teheran. Senza poi trascurare le crescenti tensioni tra Riad e il regime khomeinista. Nonostante la distensione mediata dalla Cina nel 2023, i sauditi hanno continuato a guardare con preoccupazione alle ambizioni nucleari della Repubblica islamica. Gli iraniani, dal canto loro, temono il patto sull’energia atomica che potrebbe essere presto finalizzato tra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti: per quanto tale intesa preveda l’uso del nucleare a scopi civili, non è un mistero che, in passato, Mohammad bin Salman abbia aperto all’ipotesi che il suo regno si doti dell’ordigno atomico, qualora Teheran dovesse fare altrettanto.  

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