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Stipendi statali, fino a 464 euro in più al mese: chi guadagna di più e quando arrivano gli aumenti

Stipendi statali, fino a 464 euro in più al mese: chi guadagna di più e quando arrivano gli aumenti
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I rinnovi dei contratti pubblici hanno prodotto incrementi cumulati superiori a 400 euro lordi mensili in alcuni comparti. Non si tratta però di un unico aumento in arrivo: ecco le cifre per ministeri, scuola, sanità ed enti locali

Oltre 408 euro in più al mese, con un picco di 464,49 euro per i dipendenti delle Funzioni centrali. È il dato che riaccende l’attenzione sugli stipendi statali e sulla lunga stagione dei rinnovi contrattuali nella Pubblica amministrazione.

La cifra, però, deve essere letta correttamente. Non significa che tutti i dipendenti pubblici troveranno improvvisamente 408 euro in più nella prossima busta paga. È il risultato della somma degli incrementi medi prodotti da più contratti collettivi, relativi ai trienni 2019-2021, 2022-2024 e 2025-2027. Una parte degli aumenti è quindi già stata riconosciuta, un’altra è stata anticipata attraverso l’indennità di vacanza contrattuale e un’altra ancora dipende dalla conclusione delle trattative in corso.

Gli importi, inoltre, sono lordi, si riferiscono generalmente a tredici mensilità e cambiano a seconda del comparto, della qualifica, dell’anzianità e delle eventuali indennità. Il netto effettivamente visibile sul cedolino sarà più basso e dipenderà dall’aliquota Irpef e dalle addizionali applicate al singolo lavoratore.

Funzioni centrali, aumenti complessivi fino a 464 euro

A beneficiare degli incrementi cumulati più elevati sono i lavoratori delle Funzioni centrali: poco più di 200 mila dipendenti impiegati principalmente nei ministeri, nelle agenzie fiscali e negli enti pubblici nazionali.

Il contratto relativo al triennio 2019-2021 aveva prodotto un incremento medio mensile di 131,42 euro. A questo si sono aggiunti i 165,85 euro del rinnovo 2022-2024 e i 167,21 euro medi previsti dal contratto 2025-2027. Sommando i tre cicli contrattuali si arriva a 464,49 euro lordi al mese, equivalenti a una crescita nominale vicina al 17 per cento.

Occorre tuttavia una precisazione importante: al 20 luglio 2026 quello delle Funzioni centrali per il triennio 2025-2027 è ancora formalmente un’ipotesi di contratto, sottoscritta da Aran e sindacati il 9 giugno. Prima che tutte le disposizioni possano essere applicate deve concludersi l’iter di controllo e arrivare la firma definitiva.

A regime, dal primo gennaio 2027, gli incrementi mensili tabellari previsti dal nuovo accordo sono:

  • 221 euro per le Elevate professionalità;
  • 161,80 euro per i funzionari;
  • 133,20 euro per gli assistenti;
  • 126,60 euro per gli operatori.

Le cifre sono lorde e vengono corrisposte per tredici mensilità. Il contratto prevede tre decorrenze: una prima quota dal primo gennaio 2025, una seconda dal primo gennaio 2026 e l’importo pieno dal primo gennaio 2027.

Come cambiano gli stipendi dei ministeriali

Il confronto con il precedente rinnovo aiuta a comprendere perché gli aumenti cumulati siano diventati così consistenti. Il contratto 2022-2024 aveva già riconosciuto incrementi mensili tabellari di:

  • 193,90 euro alle Elevate professionalità;
  • 155,10 euro ai funzionari;
  • 127,70 euro agli assistenti;
  • 121,40 euro agli operatori.

Anche questi importi erano lordi e distribuiti su tredici mensilità. La sovrapposizione ravvicinata di due rinnovi, ai quali si aggiunge quello firmato nel 2022 per il triennio 2019-2021, spiega il balzo registrato nelle retribuzioni delle amministrazioni centrali.

Questo non significa, però, che un funzionario debba sommare automaticamente tutte le cifre delle tabelle e aspettarsi l’intero risultato nel prossimo cedolino. Gli incrementi indicano la crescita rispetto ai valori tabellari precedenti, mentre le anticipazioni già pagate vengono assorbite dal nuovo contratto. Anche gli eventuali arretrati saranno calcolati sottraendo quanto già ricevuto sotto forma di indennità di vacanza contrattuale.

Scuola, tre rinnovi valgono in media 395 euro

Anche il comparto Istruzione e Ricerca ha recuperato una parte rilevante dei ritardi contrattuali. Il primo luglio 2026 è stato sottoscritto definitivamente il contratto economico 2025-2027, che interessa circa 1,2 milioni di lavoratori tra scuola, università, ricerca e istituzioni Afam.

Secondo Aran, sommando gli incrementi dei tre rinnovi consecutivi, l’aumento strutturale medio raggiunge 395 euro lordi al mese per l’intero comparto e sale a 412 euro per il personale docente. Il solo contratto 2025-2027 garantisce, a regime dal primo gennaio 2027, 137 euro medi mensili, che diventano 143 euro per i docenti.

In questo caso l’accordo economico è già definitivo. Gli aumenti sono distribuiti in tre tranche con decorrenza dal 2025, dal 2026 e dal 2027. Sono previsti anche arretrati: quelli calcolati fino al 30 giugno 2026 oscillano indicativamente tra 815 e 1.250 euro, in base alla categoria professionale. La discussione sulla parte normativa del contratto, invece, prosegue.

Sanità, il nuovo aumento è ancora da negoziare

La situazione è differente nella sanità pubblica. Il contratto 2022-2024, firmato definitivamente nell’ottobre 2025, ha riconosciuto un aumento medio di 172 euro mensili per oltre 580 mila dipendenti. Il rinnovo 2025-2027, però, è ancora in fase di negoziazione.

La trattativa è entrata nella parte economica e il nuovo incontro tra Aran e sindacati è fissato per il 22 luglio. Sul tavolo non ci sono soltanto gli stipendi tabellari, ma anche indennità, turni, buoni pasto, incarichi e altri elementi che incidono sulla retribuzione finale.

Le simulazioni circolate finora indicano un possibile aumento medio di circa 145,63 euro lordi mensili per il nuovo triennio. Per gli infermieri, la somma dei diversi contratti potrebbe portare l’incremento cumulato vicino a 419 euro. Sono tuttavia importi ancora teorici: finché non verrà raggiunta e sottoscritta l’intesa, non possono essere considerati aumenti definitivamente acquisiti.

Enti locali, il divario con i ministeri

Per i dipendenti di Comuni, Province, Regioni e altri enti territoriali il contratto 2022-2024 è entrato definitivamente in vigore nel febbraio 2026. Ha prodotto un incremento medio vicino a 140 euro mensili, considerando stipendio tabellare e risorse destinate al trattamento accessorio.

Il confronto sul triennio 2025-2027 deve invece ancora essere completato. Le stime indicano un ulteriore aumento medio di circa 137,56 euro al mese. Sommando i 118 euro del contratto 2019-2021 e i circa 141 euro del rinnovo successivo, i dipendenti delle Funzioni locali hanno finora accumulato circa 259 euro mensili; il nuovo accordo potrebbe portare il totale vicino ai 397 euro.

Resta dunque una distanza rispetto alle Funzioni centrali. Negli ultimi anni il governo è intervenuto più volte sulle indennità di amministrazione dei ministeri e sulle risorse accessorie, rendendo alcune amministrazioni centrali economicamente più attrattive rispetto agli enti territoriali.

Forze dell’ordine e militari, aumenti per circa 430 mila lavoratori

Nel comparto Sicurezza e Difesa, che comprende circa 430 mila appartenenti alle Forze armate e di polizia, gli ultimi rinnovi producono un incremento complessivo stimato intorno a 2.600 euro lordi l’anno.

Per il triennio 2025-2027 l’aumento medio indicato è di circa 188 euro mensili, ma anche in questo caso le cifre finali cambiano in base al grado, all’amministrazione di appartenenza e alle indennità operative.

Quando arrivano davvero gli aumenti in busta paga

Per comprendere quando gli aumenti saranno visibili bisogna distinguere tre situazioni.

Dove il contratto è stato firmato definitivamente, come nell’Istruzione e Ricerca, le amministrazioni possono procedere all’adeguamento dei cedolini e al pagamento degli arretrati. Dove è stata sottoscritta soltanto un’ipotesi, come per le Funzioni centrali, bisogna attendere i controlli e la firma finale. Nei comparti in cui la trattativa è ancora aperta, come Sanità e Funzioni locali per il triennio 2025-2027, gli importi restano invece previsioni.

Gli arretrati non corrisponderanno alla semplice moltiplicazione dell’aumento pieno per tutti i mesi trascorsi. Dal calcolo saranno sottratte le anticipazioni già corrisposte e le diverse quote decorreranno dalle date stabilite in ciascun contratto.

Chi guadagna di più

Nel confronto cumulativo sono quindi le Funzioni centrali a registrare l’aumento più alto, con 464,49 euro medi lordi mensili derivanti da tre rinnovi. Seguono la Sanità, almeno nelle proiezioni che includono il contratto ancora da negoziare, e la scuola, dove gli incrementi strutturali raggiungono 395 euro medi e 412 euro per i docenti.

Il dato dei 408 euro racconta dunque una crescita reale degli stipendi pubblici, ma non un aumento identico per tutti. Per sapere quanto cambierà davvero la busta paga bisogna guardare al proprio comparto, alla qualifica e allo stato della relativa trattativa.

La differenza più importante è proprio questa: alcuni lavoratori stanno già ricevendo gli effetti dei rinnovi, altri aspettano gli arretrati e altri ancora vedono, per ora, soltanto cifre scritte sui tavoli negoziali.

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