Film x-ray pelvis of osteoporosis patient and arthritis both hip
Salute

Osteoporosi, allerta degli endocrinologi: uomini sempre più a rischio dopo i 50

La patologia, legata al calo di testosterone, colpisce un maschio su cinque. Opportuna una cura ormonale per evitare fratture

Uomini sopra i cinquant’anni, attenzione: siete molto più a rischio di rompervi un osso di quanto pensiate. Colpa dell’osteoporosi, che nel nostro Paese affligge oltre un milione e mezzo di uomini, di cui molti senza neanche saperlo.

La malattia comporta un deterioramento della qualità e della quantità di massa ossea, con conseguente aumento del rischio di fratture. E il numero di individui maschili colpiti è destinato ad aumentare. L’osteoporosi, considerata da sempre una patologia squisitamente femminile (in Italia ne soffrono tre milioni e mezzo di donne), è infatti sottovalutata e sottostimata nella popolazione maschile.

Eppure, dopo i cinquant’anni, un uomo su cinque (e una donna su tre) subisce una frattura ossea dovuta proprio all’indebolimento dell’organo scheletrico. E nei prossimi anni l’aumento dell’aspettativa di vita, assieme al concomitante sviluppo di malattie croniche come il diabete e l’obesità, causeranno un ulteriore incremento del quindici per cento di osteoporosi al maschile.

Gli esperti parlano già di “allarme” osteoporosi per gli uomini. Questi dati sono emersi durante il 7° Skeletal Endocrinology Meeting, organizzato dal Professor Andrea Giustina, Ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Brescia, promosso dall’European Society of Endocrinology e dal G.I.O.S.E.G. (Glucocorticoid Induced Osteoporosis Skeletal Endocrinology Group), che si è tenuto il 17 e il 18 settembre a Brescia.

Cosa c’entra il sistema endocrino con l’apparato muscoloscheletrico è presto detto: la salute delle ossa dipende proprio dagli ormoni del nostro organismo. Mentre nelle donne in menopausa il calo di estrogeni provoca l’insorgere dell’osteoporosi, nell’uomo over 50 è il testosterone il principale imputato responsabile della malattia.

“La salute dell’osso, organo metabolico per eccellenza, dipende da una serie di ormoni ai quali l’osso medesimo risponde con la produzione di ormoni propri, quali ad esempio l’osteocalcina, che “colloquiano” con le ghiandole endocrine dell’organismo: tiroide, paratiroide, surreni, ipofisi, e altre ancora” dice il Professor Andrea Lenzi, Ordinario di Endocrinologia - Direttore Sezione di Fisiopatologia Medica Dipartimento medicina Sperimentale, “Sapienza” Università di Roma e Presidente Società Italiana di Endocrinologia.

“Il testosterone, ormone maschile strettamente legato al benessere della massa muscolare e ossea dell’uomo, dopo i 45 anni subisce un progressivo calo e dopo i 65 anni non è più sufficiente a mantenere in buona efficienza l’osso”. Un deficit di testosterone comporta disfunzioni sessuali in generale e, in alcuni casi, una riduzione importante di massa muscolare e di tessuto osseo con un elevato rischio fratture, in particolare del femore, che sono molto più frequenti nell’uomo di quel che si crede. Inoltre, in circa un terzo dei casi, dopo la prima frattura se ne verifica una seconda entro i dodici mesi successivi, che nella quarta età spesso può essere mortale o drammaticamente invalidante.

Come correre dunque ai ripari e quando intervenire? “Ancor prima di parlare di cure, è importante prevenire, intervenendo con una terapia sostituiva prima che livelli di testosterone troppo bassi danneggino l’osso. A partire dai 50 anni è opportuno il monitoraggio annuale dei livelli di testosterone che si esegue con un semplice prelievo di sangue: tra i 350-230 ng/dl possiamo parlare di una ‘zona grigia’ di preallarme, mentre sotto i 230 ng/dl si entra in una ‘zona di allarme’, una situazione che va trattata farmacologicamente” spiega Lenzi.

Fortunatamente in soccorso ci sono terapie farmacologiche chepossono essere somministrate come farmaci in gel (da spalmare tutti i giorni su un tratto di cute) o in iniezione (ogni due mesi). La terapia sostitutiva evita che la situazione di deterioramento della massa ossea si aggravi, evitando così di andare incontro a pericolose e dolorose fratture.

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