Salute

Influenza: quando tenere i bambini a casa?

I consigli degli esperti sui sintomi da monitorare. E i suggerimenti per rafforzare il sistema immunitario a tavola

Influenza

Girl blowing her nose (LaPresse)

In Italia le persone colpite sono passate da 200mila a 400mila nel giro di pochi giorni, segno che i tre virus in circolazione stanno accelerando il contagio. Gli infettivologi rassicurano sul fatto che non c'è niente da temere e che, come previsto, a fine stagione avranno preso l'influenza tra i 5 e i 6 milioni di italiani. Per fortuna il ceppo più temuto, l'A/H3N2, che si sta dimostrando il più virulento negli Stati Uniti, da noi riguarderebbe solo un sesto dei casi. I bambini molto piccoli sono considerati una categoria a rischio, quelli più grandicelli, in età da scuola materna ed elementare, sono comunque più esposti al contagio e a diventare a loro volta veicolo di infezione. Per questo è importante prendere tutte le precauzioni necessarie quando si presentano i primi sintomi. Ma, influenza a parte, d'inverno i bambini hanno spesso il raffreddore, ha senso tenerli a casa al primo starnuto?

Provano a rispondere a questa domanda gli esperti dell'americana Mayo Clinic. "Il sistema immunitario dei bambini piccoli non ha ancora imparato a riconoscere e combattere i virus più comuni" spiega Robert Key, medico di famiglia del Mayo Clinic Health System nel Wisconsin. "E' per questo che, fino agli 8 anni circa, i bambini sembrano portare a casa tutto quello che gira a scuola. E arrivano ad avere da sei a 10 raffreddori l'anno". Quando è opportuno tenerli a casa? "Quando non si sentono abbastanza bene da poter partecipare alle normali attività quotidiane e mancano della concentrazione necessaria per imparare o giocare". Quindi se il bambino appare particolarmente stanco questo può sicuramente essere un primo campanello d'allarme. Altri sintomi, che costituiscono parametri più oggettivi della semplice fiacchezza, sono i seguenti.

- Due o più episodi di vomito in un periodo di 24 ore, o nausea prolungata.

- Febbre sopra i 38 °C.- Tosse forte o difficoltà a respirare.

- Ripetuti attacchi di diarrea grave per almeno un giorno.

- Dolore addominale persistente per più di due ore.

- Ulcerazioni in bocca.

- Eruzioni cutanee o occhi rossi di cui non si capisce la causa.

- Faringite e tutte le malattie contagiose riconosciute, dalla varicella all'impetigine.

I medici ricordano che la cosa in assoluto più importante che i bambini possono fare per prevenire la malattia è lavarsi le mani bene e spesso con sapone e acqua tiepida per almeno 15-20 secondi per volta: il tempo che serve a cantare due volte "Tanti auguri a te".

E se l'igiene è una delle chiavi per limitare il contatto con i germi, e fermo restando che le persone a rischio dovrebbero comunque vaccinarsi, un altro modo per difendersi dall'influenza consiste nel fortificare il proprio sistema immunitario. L'Accademia di Nutrizione e Dietetica americana suggerisce quali nutrienti non dovrebbero mai mancare sulle nostre tavole: la carenza di uno solo o di alcuni di essi potrebbe infatti aprire una breccia ai virus.

Proteine. Fanno parte dei meccanismi di difesa dell'organismo. Preferite quelle contenute in: pesce, carne rossa magra, carne bianca, uova, legumi, soia, frutta secca non salata, semi.

Vitamina A. Aiuta a regolare il sistema immunitario e protegge dalle infezioni. Si trova in: patate dolci, carote, spinaci, cavolo, peperoni rossi, latte, uova.

Vitamina C. Protegge dalle infezioni stimolando la formazione di anticorpi e il sistema immunitario. La trovate in: agrumi, peperoni rossi, papaya, kiwi, pomodori.

Vitamina E. Con la sua azione antiossidante neutralizza i radicali liberi e può migliorare la funzione immunitaria. Si trova in: mandorle, semi di girasole, nocciole, spinaci.

Zinco. Aiuta il sistema immunitario a lavorare nel modo giusto. Si trova nella carne di manzo magra, nel germe di grano, nel granchio, nella fibra di frumento, nei semi di girasole, nelle mandorle e nel latte.

Altri nutrienti che possono avere un ruolo protettivo sono la vitamina B6, i folati, il selenio, il ferro e il rame, i prebiotici e i probiotici.

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