Ogni anno, il 5 giugno, il mondo si ferma, almeno simbolicamente, per fare il punto sullo stato di salute del pianeta. È la Giornata Mondiale dell’Ambiente, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1972 e celebrata per la prima volta nel 1974: oggi è diventata la più grande piattaforma globale per l’impegno ambientale, con partecipazioni attive in oltre 143 Paesi. Quest’anno la nazione ospitante è l’Azerbaijan, e il tema scelto è inequivocabile: il cambiamento climatico, declinato nello slogan «Inspired by Nature. For Climate. For Our Future (Ispirato dalla natura. Per il clima. Per il nostro futuro)».
La scelta dell’Azerbaijan non è casuale. Il paese caucasico, crocevia tra Oriente e Occidente lungo la storica Via della Seta, vanta una straordinaria biodiversità naturale, con otto distinte fasce climatiche che spaziano dalle foreste subtropicali agli ecosistemi alpini. Eppure, come quasi ogni angolo della Terra, sta già subendo le conseguenze devastanti del cambiamento climatico. Baku si candida così non come osservatore distaccato, ma come Paese in prima linea, impegnato a ridurre le proprie emissioni del 40 per cento entro il 2035 rispetto ai livelli del 1990 nell’ambito degli accordi di Parigi.
Clima, emissioni record a 38,4 miliardi di tonnellate: ma la svolta verde accelera
Sulle emissioni i dati sono tutt’altro che rassicuranti. Secondo il Global Energy Review 2026 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea), le emissioni globali di CO2 legate all’energia hanno raggiunto nel 2025 un nuovo record assoluto: quasi 38,4 miliardi di tonnellate, il 5 per cento in più rispetto ai livelli pre-pandemia del 2019. La concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha toccato circa 427 parti per milione, circa il 50 per cento in più rispetto ai livelli pre-industriali e 2,4 ppm in più rispetto al 2024.
C’è però un dato che attenua parzialmente l’allarme: la crescita delle emissioni si è rallentata in modo significativo, fermandosi a un aumento dello 0,4 per cento nel 2025, il ritmo più basso dal 2021. Un segnale che qualcosa, lentamente, sta cambiando. Ciò nonostante, la traiettoria complessiva rimane incompatibile con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, e gli scienziati avvertono che ogni anno di ritardo rende più costosa e difficile la rotta di correzione. Le temperature continuano a salire, gli eventi meteorologici estremi si moltiplicano, gli ecosistemi si deteriorano.
Eppure il cambiamento è in corso. Ed è molto più rapido di quanto molti si aspettassero anche solo cinque anni fa. La Iea certifica che nel 2025 le energie rinnovabili sono cresciute più velocemente della domanda globale di energia: il solare da solo ha coperto oltre i due terzi di tutta la nuova richiesta di elettricità nel mondo. Un dato che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato utopistico. L’Irena – l’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili – ha calcolato che nel 2025 sono stati aggiunti 692 gigawatt di nuova capacità rinnovabile a livello globale, un incremento annuo del 15,5 per cento, portando il totale installato a 5.149 GW. Il fotovoltaico e l’eolico insieme hanno rappresentato il 96,8 per cento di tutte le nuove installazioni.
Il paradosso del Texas e il primato globale della Cina nelle fonti rinnovabili
Nessun caso dimostra meglio di quello del Texas quanto la transizione energetica possa sorprendere. Questo stato americano, da decennesinonimo di petrolio, gas e capitale mondiale dell’energia fossile, è oggi il maggiore produttore di energia rinnovabile degli Stati Uniti. I dati della US Energy Information Administration (Eia) confermano che nel 2024 il Texas ha consolidato questo primato, con un’espansione significativa sia nel solare che nell’eolico. Lo stato che genera il 43 per cento del petrolio greggio americano produce già il 28 per cento di tutta l’elettricità eolica del paese. E a marzo 2024, un unicum nella storia, il Texas ha prodotto più elettricità dal solare che dal carbone.
Se il caso texano sorprende per il suo valore simbolico, quello cinese colpisce per la sua scala. Nel 2025, la Cina ha installato 315 gigawatt di nuova capacità fotovoltaica, nuovo record storico annuale, con un aumento del 13,7% rispetto al 2024. La capacità solare cumulata cinese ha superato il terawatt (circa 1.200 GW), con una crescita annua del 35 per cento. Anche l’eolico corre: 119 GW installati nel solo 2025, per un totale cumulato di 640 GW.
Il risultato di questa corsa è un cambiamento strutturale del sistema elettrico del paese più popoloso del mondo: per la prima volta nella storia, la capacità installata di eolico e solare ha superato quella delle centrali termiche a carbone e gas. Le fonti pulite (rinnovabili più nucleare) rappresentano ora il 60 per cento della capacità elettrica totale cinese.
L’Italia tra transizione elettrica e il primato delle Bandiere Blu
In questo quadro globale, l’Italia giova un ruolo non trascurabile. Nonostante le difficoltà burocratiche e le incertezze normative che frenano spesso il dispiegamento degli impianti, il paese continua a installare nuova capacità verde. Nel 2025, solare ed eolico in Italia sono cresciuti del 14,3 per cento rispetto all’anno precedente, coprendo il 21,1 per cento del fabbisogno elettrico nazionale. Il record annuale di produzione fotovoltaica (44,3 TWh, con un incremento del 25,1 per cento rispetto al 2024) è un segnale incoraggiante.
Ma forse il segnale più bello arriva dal mare. Quest’anno le Bandiere Blu, il riconoscimento internazionale della Foundation for Environmental Education che certifica la qualità delle acque e la gestione sostenibile delle coste, hanno premiato 257 comuni italiani, undici in più rispetto al 2025, per un totale di 525 spiagge, l’11,6 per cento di tutte le spiagge premiate a livello mondiale. Quattordici i nuovi ingressi: dalla Calabria (Amendolara, Montegiordano, Falerna, Locri), a Rimini in Emilia-Romagna, a Lipari e Ispica in Sicilia, fino al Monte Argentario in Toscana e Teulada in Sardegna. La Liguria guida la classifica regionale con 35 riconoscimenti. Un’Italia balneare che, lentamente ma con determinazione, impara a rispettare il mare.
Il 5 giugno a Baku, dunque, non sarà solo una giornata di allarme. Sarà anche, e soprattutto, una giornata di mobilitazione. Perché i dati, nel loro complesso, dicono una cosa inequivocabile: la transizione energetica non è più una promessa futura. È già in corso. La domanda non è se il cambiamento arriverà, ma se arriverà abbastanza in fretta. E su questo, ogni anno che passa, la risposta dipende da scelte politiche, economiche e individuali che siamo ancora in tempo a fare.
