John Elkann ribalta la Juventus: via Damien Comolli, l’uomo scelto un anno fa per prendere in mano l’universo bianconero. Bocciato dopo una stagione conclusa stando fuori dalla Champions League e segnata da scelte sbagliate sul mercato e nella gestione dei rapporti interni alla società. Il futuro ha il nome di Giovanni Carnevali, eterno enfant prodige tra i dirigenti del calcio italiano, mai decollato dal Sassuolo e in pole per diventare il riferimento alla Continassa.
La formula è quella del passo indietro del manager francese una volta confrontatosi con la proprietà, subito al lavoro per trovare una nuova guida societaria e far partire l’ennesimo progetto sportivo ed economico.
Elkann ha fatto tutto con precisione chirurgica due settimane dopo il fallimento sportivo ed economico della stagione. Aveva chiesto di collaborare e tutti pensavano si sarebbe accontentato della gestione dello statu quo: impressione errata. Exor era davanti a una scelta e alla fine ha preso la sua direzione dopo aver messo sotto osservazione anche i primi passi della nuova stagione, iniziata non senza problemi e contraddizioni sul mercato.
Comolli e Spalletti, un rapporto non più ricucibile
La mediazione e la convivenza non erano possibili. Non dopo un finale di stagione tempestoso, segnato da discussioni e rimostranze con il tecnico che ha accusato il dirigente di non avergli fatto il mercato chiesto nonostante le pressioni del mese di gennaio. Anche per questo, nel cuore della primavera, erano arrivate le parole per disegnare le richieste future partendo dal “numero 9” fisico, alla Vlahovic, oltre che di uomini di esperienza nei ruoli chiave.
Spalletti voleva essere il centro del nuovo progetto, Comolli doveva dimostrare di essere pronto a fare un passo indietro con Elkann in mezzo a mediare. O, almeno, a dare l’impressione del mediatore mentre nella realtà stava tessendo la tela per il ribaltone da somministrare a metà giugno al riparo da occhi e orecchie indiscreti. Dal momento della fine della stagione i dirigenti attendevano di avere indicazioni operative per il mercato, budget e strategia: il silenzio della proprietà non significava distacco.
L’immagine platica della distanza tra Spalletti e Comolli è stata quella della presenza a pochi centimetri, ma ignorandosi palesemente, nel giorno della ricorrenza della strage dell’Heysel. Distanza fisica oltre che caratteriale, impossibile da sanare se non a rischio di trascinare una convivenza che avrebbe messo in pericolo la prossima stagione e avrebbe colorato di sospetto e polemica tutte le scelte di mercato dell’estate: colpi e fallimenti.
Comolli, tutte le colpe di un anno vissuto male
La parabola di Damien Comolli alla Continassa è stata tanto rapida quanto irreversibile nel suo piegare in basso. Annunciato a inizio del giugno 2025, nominato plenipotenziario con il compito datogli da Exor di ridisegnare daccapo la società tagliando i costi e garantendo gli obiettivi sportivi, promosso amministratore delegato a novembre. Poi messo ai margini pochi mesi più tardi.
Ha sbagliato tanto, Comolli, non solo sul mercato dove ha speso oltre 120 milioni di euro senza riuscire a portare a Torino un potenziale titolare: David, Openda, Zhegrova, Joao Mario e Conceiçao (operazione già impostata da Giuntoli) in estate e poi Boga in inverno. Doveva essere l’uomo degli algoritmi, portare una visione moderna, proiettare la Juventus nel futuro con una struttura giovane e internazionale che dipendesse interamente da lui, l’uomo cui tutto doveva rispondere.
Approccio anche arrogante nei primi passaggi, via via sempre meno tollerato alla Continassa dove pian piano si insediava la sua squadra. Nel discorso di fine anno, pronunciato per cercare di trasmettere l’immagine di un dirigente pronto a fare un passo a lato, aveva ammesso che non tutto era filato liscio e non solo sul campo. Ma aveva anche rivendicato alcune delle scelte di inizio 2026, dai rinnovi pesanti di Yildiz, Locatelli e McKennie alla conferma stessa di Spalletti che pure era stata decisa direttamente da Elkann. Il filo diretto tra i due aveva tagliato fuori il capo azienda. Un controsenso non più sostenibile.

Chi è Giovanni Carnevali, l’altro Marotta
Giovanni Carnevali, classe 1960, dal 2014 alla guida del Sassuolo che è una delle realtà meglio gestite del panorama del calcio italiano. Amico fraterno di Beppe Marotta, considerato a lungo dirigente emergente e, però, mai arrivato al momento del salto di qualità nonostante il suo nome fosse ciclicamente affiancato alle maggiori rivoluzione dei top club della Serie A. Una carriera iniziata presto nelle categorie minori e proseguita poi attraverso le esperienze con Monza, Pavia, Como e Ravenna prima del salto alla corte Mapei.
Ha una fitta rete di rapporti a livello di politica sportiva, presente in Lega Calcio Serie A di cui conosce le dinamiche più profonde, addentro alle cose della Figc e anche manager e imprenditore attraverso la Master Group Sport con la quale da anni lavora a tutti i maggiori eventi del nostro pallone. Può sbarcare alla Juventus all’età di 66 anni, non più giovane ma certamente maturo come dirigente. E’ il contrario esatto della suggestione Comolli.
