Salute

Vaccino H1N1: Novartis indagata per truffa

L'azienda farmaceutica avrebbe gonfiato il prezzo dei vaccini per l'influenza suina. Il danno per l'erario sarebbe di 16 milioni di euro

– Credits: Ansa

Una grande epidemia "mancata" ma costata, però, milioni di euro allo Stato italiano e, quindi, ai contribuenti. È quella legata al virus H1N1, meglio noto come influenza suina, che nel 2009 fece scattare l'allarme a livello globale .

La vicenda (tornata oggi sotto i riflettori per l'ipotesi di truffa ai danni dell'erario da parte dell'azienda farmaceutica Novartis, che avrebbe gonfiato il prezzo dei vaccini rivelatisi alla fini inutili) scatenò forti polemiche ma la verità, afferma il direttore del Dipartimento malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità' (Iss), Gianni Rezza, è che si ebbe paura per un virus nuovo.

La portata epidemica del virus, alla fine, si rivelò contenuta e lo Stato dovette accordare un risarcimento milionario alla Novartis per l'interruzione della fornitura dei vaccini opzionati. Secondo i carabinieri Nas, sarebbe pari a 16 milioni il danno per l'erario legato all'acquisto, da parte del ministero, dei vaccini Novartis dal prezzo "gonfiato". Nel 2009, però, il mondo si trovò di fronte ad una nuova potenziale minaccia: si temette che il virus H1N1 potesse portare ad una pandemia influenzale terribile come la Spagnola del 1918, che fece circa 50 milioni di vittime.

In realtà così non è stato, anche se H1N1, identificato per la prima volta in Messico nel marzo 2009, di vittime, tuttavia, ne ha fatte oltre 12 mila, soprattutto in Stati Uniti e Messico (188 le vittime in Italia, e circa quattro milioni i casi stimati). L'allerta partì dall'Organizzazione mondiale della Sanità che, a giugno 2009, innalzò il livello di allerta al livello massimo, per la prima possibile pandemia del XXI secolo: ''Se c'è un virus nuovo che inizia a circolare" spiega Rezza "la paura è sempre quella di non fare abbastanza per prevenire i danni, e l'Oms, poi finito sotto accusa, agì proprio secondo tale ottica. Di fatto, le fasce più deboli, a partire dagli anziani, non vennero colpite, poiché il virus, pur nuovo, aveva comunque componenti simili a virus del passato cui la popolazione non era suscettibile. La corsa ai vaccini che si determinò è però giustificabile: allora non si poteva infatti prevedere quale sarebbe stato l'impatto sulla popolazione''.

Per questo, in Italia si organizzò un'apposita Unità di crisi e si predispose una strategia per la vaccinazione del 40% della popolazione a partire dai lavoratori dei servizi essenziali, come il personale sanitario, e delle categorie a rischio complicanze: alla fine, rileva Rezza, ''sono state vaccinate meno di 1 milione di persone con il vaccino scelto dall'Italia, un vaccino con una sostanza adiuvante, Mf59, che rafforzava la risposta immunitaria''.

Secondo alcuni, la corsa alla produzione dei vaccini contro H1N1 è stata una mera speculazione economica basata su un allarmismo ingiustificato. Una polemica alla quale Rezza risponde con un'osservazione: ''Le pandemie sono imprevedibili e si temevano gli effetti di una eventuale mutazione del virus. Il fatto è che con il senno di poi è facile fare previsioni, ma nel momento dell'emergenza, bisogna agire''. (Ansa)

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