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Garlasco, la guerra delle prove: così la difesa di Sempio sfida la Procura

Garlasco, la guerra delle prove: così la difesa di Sempio sfida la Procura

La Procura insiste su Sempio, la difesa contesta le prove e respinge la perizia psichiatrica. Garlasco tra accuse, indizi e interrogativi irrisolti

Mosse e contromosse, scontri tra accusa e difesa, silenzi di attesa e di sgomento. Garlasco è anche questo. Lo è stato soprattutto nelle ultime settimane, da quando, l’8 maggio scorso, la Procura di Pavia ha chiuso la nuova inchiesta sul caso, decretando che «Chiara Poggi» sia stata «uccisa da Andrea Sempio» il 13 agosto 2007 «con odio e crudeltà».

Nel frattempo, aspetta di conoscere il proprio destino anche Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere (li sta tuttora scontando, in semilibertà) dalla Corte di Cassazione il 12 dicembre 2015. Secondo l’indagine condotta a partire dallo scorso anno, infatti, il 42enne verrebbe escluso definitivamente dalla scena del crimine, ribaltando totalmente quanto stabilito negli anni precedenti e nella sentenza di condanna.

Come la Procura vede il delitto di Garlasco

E ora veniamo al protagonista odierno di questa tragica storia. Sempio, amico del fratello della vittima, Marco Poggi, ha visto la sua vita presente e passata scandagliata in lungo e in largo, nel tentativo di trovare qualsiasi elemento sospetto a suo carico: su tutti l’impronta 33, i soliloqui in auto e il Dna sotto le unghie di Chiara.

Nonostante le prove siano basate appunto solo su indizi, esattamente come lo erano per Stasi, gli inquirenti sono convinti che il colpevole sia Sempio. La ricostruzione dell’omicidio vedrebbe l’allora 19enne «fare irruzione nella villetta di Garlasco, approfittando della porta socchiusa o non chiusa a chiave». Poi, a seguito del «rifiuto di un approccio sessuale», si sarebbe verificato uno scontro violento, «durato 15-20 minuti», nel quale Chiara si sarebbe probabilmente anche difesa.

Le controdichiarazioni della difesa di Sempio

Per quanto riguarda la famosa consulenza psichiatrica su Sempio, richiesta dalla Procura per accertarsi che l’indagato sia capace di «intendere e volere» e il suo grado di «pericolosità sociale», il legale del 38enne Angela Taccia si oppone con veemenza: «Non si sottoporrà a quel test. Sano o pazzo, loro devono dimostrare che lui è entrato in quella casa e ha ucciso Chiara Poggi».

A queste parole, fanno seguito quelle dell’altro avvocato difensore di Sempio, Liborio Cataliotti, il quale sarebbe del tutto convinto dell’innocenza del suo assistito. In particolare, il legale ha evocato l’impronta delle scarpe dell’assassino: il piede di Sempio, che calza un 44, sarebbe troppo lungo e troppo largo per il 42 rinvenuto sul luogo del delitto. A livello giudiziario, Cataliotti sostiene che quelle impronte siano «l’unica prova ascrivibile certamente all’assassino». E aggiunge, fiducioso: «Quelle hanno condannato Stasi, quelle stesse salveranno Andrea Sempio».

Sull’impronta 33, la «prova regina» fra le «prove indiziali», il legale dell’indagato sottolinea a Morning News come questa esista attualmente solo in formato fotografico: a distanza di 19 anni dal delitto, risulta impossibile effettuare nuovi test sul muro della scala che porta al seminterrato, dove Chiara giaceva senza vita. «Non c’è niente di nuovo rispetto alle analisi fatte negli anni precedenti. Ci troviamo davanti a un puzzle in cui si cerca di porre i tasselli che mancano senza nessun riscontro probatorio».

Insomma, i toni delle ultime settimane continuano, tra accusa e difesa che si passano la palla tentando di trovare delle crepe nella tesi di una o dell’altra. Per il momento, la situazione è di stallo. Solo tanto rumore e le convinzioni di una o dell’altra parte.

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