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Cristiani in fuga dall'Iraq, nel mirino di Isis

I miliziani jihadisti sfondano nelle città del nord bruciando croci e chiese. Migliaia in fuga verso il Kurdistan. Papa Francesco: "Dramma umanitario" - Le Foto

Donne e bambini cristiani in fuga dall'Iraq nei pressi del confine con il Kurdistan – Credits: Dan Kitwood/Getty Images

AGGIORNAMENTO - Il presidente americano, Barack Obama, ha dato il via libera ai raid aerei contro i militanti dell'Isis in Iraq. Lo ha annunciato nel corso di una dichiarazione in diretta Tv, spiegando di aver anche autorizzato il lancio di aiuti umanitari - cibo e medicinali - alle popolazioni in fuga dai militanti jahdisti. La decisione, ha spiegato Obama è stata presa "per colpire i terroristi islamici, proteggere il personale americano inIraq ed evitare un potenziale genocidio. Non potevamo chiudere gli occhi", ha proseguito, precisando come i caccia americani entreranno in azione "se necessario e i bombardamenti saranno mirati". Obama ha quindi ribadito come nessun soldato americano sara' inviato sul territorio iracheno. Secondo fonti curde i raid Usa sarebbero già cominciati qualche ora fa (ANSA)

per LookOut News

Decine di migliaia di cristiani stanno fuggendo dal nord dell’Iraq. Poche ore fa le milizie jihadiste di ISIS, lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, hanno assunto il controllo di Qaraqosh, dove risiede la più grande comunità  cristiana dell’Iraq, e delle città di Tal Kayf, Bartella e Karamlesh, piegando la resistenza delle forze armate curde. Qaraqosh, situata 30 chilometri a sud est da Mosul, è stata abbandonata da circa 50.000 cristiani.

“Questa e altre città a maggioranza cristiana si sono praticamente svuotate – ha affermato Joseph Thomas, l’arcivescovo caldeo di Kirkuk e Sulaimaniya -. È una catastrofe, una situazione tragica. Chiediamo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di intervenire immediatamente”. Il patriarca caldeo Louis Sako ha parlato invece di almeno 100.000 cristiani costretti ad abbandonare le proprie abitazioni e di almeno 1.500 manoscritti sacri dati alle fiamme.

Con questa nuova offensiva ISIS conquista un’altra vasta area del nord dell’Iraq, mettendo ulteriormente pressione sulla regione autonoma del Kurdistan, a cui nei giorni scorsi sono state sottratte le città strategiche di Zumar, Sinjar e Kask, oltre a diversi pozzi petroliferi e a una raffineria.

Da ieri gli scontri tra i miliziani jihadisti e i peshmerga si sono concentrati nella città di Makhmur. Se riuscirà ad avere la meglio anche su questo fronte, ISIS potrà pericolosamente avvicinarsi ad Erbil, capitale del Kurdistan. Una prospettiva che minerebbe gli equilibri dell’intera regione, allarmando direttamente anche la Turchia e l’Iran.

Da Baghdad il governo centrale osserva impotente l’avanzata dei miliziani jihadisti. Poche ore fa la capitale è stata colpita da un nuovo attentato. Un’autobomba è esplosa nei mercati di un quartiere a maggioranza sciita, uccidendo 59 persone e ferendone altre 125 feriti. Il primo ministro sciita Nuri Al Maliki, ancora temporaneamente alla guida del Paese in attesa che il nuovo esecutivo sciolga le riserve sulla nomina del suo successore, ha ordinato l’invio dei caccia dell’aeronautica per sostenere le forze armate curde. I primi raid aerei avrebbero portato all’uccisione di almeno 60 miliziani jihadisti nell’area di Mosul, anche se questa offensiva almeno per ora non sembra aver scalfito le capacità offensive dei gruppi armati guidati dal Califfo Abu Bakr al Baghdadi.

Intanto nella sua avanzata ISIS continua a spazzare vie le minoranze etniche e religiose che per anni hanno convissuto pacificamente nel nord del Paese. Nel mirino sono finiti la comunità sciita degli Shabak e i turkmeni della provincia di Ninive, i curdi, gli yazidi di Sinjar e oggi, ancora una volta, i cristiani.

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