No del Tribunale di Milano alla trascrizione del matrimonio gay celebrato all’estero

Milano, in controtendenza, applica la legge: è un messaggio di sollecito al Legislatore?

Matrimonio gay collettivi negli Stati Uniti – Credits: Marty Melville/AFP/Getty Images

Daniela Missaglia

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Esistono da sempre i “papocchi di legge” ma, negli ultimi tempi, le notizie che appaiono sui giornali con riferimento ai “diritti” sul matrimonio gay, sono così contraddittorie da non capirci più niente.

Ma, niente paura, è semplice: la legge dura un’eternità… fino a quando non viene abrogata.

Le vecchie norme, resistono graniticamente ai timidi tentativi di alcuni giudici che cercano di adeguarsi non solo e non soltanto all’evoluzione dei costumi ma anche agli obblighi derivanti dall’appartenenza alla Comunità Europea che ha creato, senza ombra di dubbio, un nuovo corpus giuridico, oggi in concorrenza per alcune materie.

E l’esempio più classico di questa complessa ed elefantiaca macchina giuridica è il tema “caldo” sui diritti dei gay, scritti in qualche sentenza, negati in altre, pennellati dalle Corti Supreme e niente di più.

Chiaro? Mica tanto.

Secondo il Tribunale di Milano “l’atto di matrimonio tra persone dello stesso sesso non può essere trascritto perché non è idoneo a spiegare effetti giuridici nel nostro ordinamento sulla base della attuale vigente normativa”.

Tale provvedimento sembra essere in controtendenza dopo l’ormai celebre sentenza dell’aprile scorso con cui il Tribunale di Grosseto aveva accolto il ricorso di una coppia omosessuale che, dopo essersi sposata a New York, aveva chiesto la trascrizione del matrimonio nei registri di Stato Civile italiani.

Il provvedimento del Tribunale maremmano (peraltro immediatamente impugnato dal Pubblico Ministero), sebbene abbia avuto il pregio di sollevare l’attenzione sui diritti civili delle coppie omosessuali evidenziando il grave ritardo del nostro Legislatore in materia, era, in verità, un po’ forzato.

Il Tribunale di Milano, all'opposto, criticando il percorso motivazionale dei giudici toscani, ha respinto un identico ricorso di una coppia sposata in Portogallo, dando la corretta interpretazione della più recente Giurisprudenza in materia di tutela delle unioni omosessuali.

Se è vero, dunque, che il diritto a contrarre matrimonio tra persone dello stesso sesso (e, per conseguenza, il diritto alla trascrizione del relativo atto di matrimonio contratto all’estero) è stato chiaramente riconosciuto dalle fonti sovranazionali, non può, però, dirsi affatto affermato il diritto di persone dello stesso sesso a contrarre matrimonio come diritto riconosciuto dalla nostra Costituzione.

E parallelamente, se è pur è vero che  all’unione omosessuale “intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso”  spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia “ottenendone, nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge, il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”, si deve escludere, tuttavia, che l'aspirazione a tale riconoscimento - che necessariamente postula una disciplina di carattere generale, finalizzata a regolare diritti e doveri dei componenti della coppia - possa essere realizzata soltanto attraverso una equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio.

Ed ecco quindi l’inevitabile finale: favorevole il Giudice di Grosseto, negativo quello di Milano, nessuna legge invocabile. 

L’invito al Legislatore di attivarsi si evince chiaramente tra le righe del provvedimento di Milano ma, per ora, la legge pare sorda ad ogni monito di adeguamento e, nel solco del tempo, c’è la vita che scorre di tante persone.

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