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Apple, aria di crisi: tagliati gli ordini per l'iPhone 5

La società di Cupertino dimezza le richieste per la fornitura di schermi e altri componenti chiave per la realizzazione del Melafonino. Flessione fisiologica o inizio di un declino?

(credits: Peter Macdiarmid/Getty Images)

C’è una notizia, una deduzione e una conseguenza.

La notizia è che Apple ha tagliato gli ordini dai fornitori per quanto riguarda i componenti dell’iPhone 5. Ne dà notizia il Wall Street Journal citando le consuete fonti anonime vicine alla società: per il trimestre gennaio-marzo, in pratica, gli uffici acquisti di Cupertino avrebbero richiesto ai provider di terze parti un quantitativo minore di schermi ad alta risoluzione e altri elementi chiave per la produzione del Melafonino. Reuters parla addirittura di pre-ordini dimezzati rispetto a un’attesa stimata di 65 milioni di unità.

La deduzione è che l’iPhone 5 stia vendendo meno del previsto. La catena dei fornitori di Apple è tarata con sincronismi molto precisi tali da permettere a Tim Cook e soci di controllare le variazioni della domanda in modo quasi scientifico. E una diminuzione degli ordini verso la supply chain non si può spiegare se non con una flessione della domanda nell’ultimo trimestre (i cui dati saranno comunicati la prossima settimana).

La conseguenza è che il titolo Apple è sceso nelle ultime contrattazioni a Wall Street sotto la quota dei 500 dollari (498,51) per poi risalire in chiusura a 504,25 (-3,1%). Si tratta del valore più basso da febbraio 2012, con una perdita rispetto al picco record dello scorso settembre del 26%.

LA MALEDIZIONE DI SAMSUNG

I maligni parlano della maledizione di Samsung. Per una strana coincidenza, infatti, tutti i "guai" sono iniziati alla fine dello scorso mese di agosto all’indomani della celebre sentenza del tribunale di San José con la quale la Mela si è aggiudicata il primo round nell'ormai celebre contenzioso dei brevetti violati contro il gigante coreano: prima il pasticcio delle mappe sul nuovo sistema operativo , poi il licenziamento di alcune pedine chiave dell’organigramma societario (Scott Forstall, John Browett e Richard Williamson ), quindi l’invalidazione di alcune richieste sulle violazioni sui brevetti chiave , infine il niet del giudice distrettuale Lucy Koh sulla messa al bando dei terminali Samsung . Un eventuale calo della domanda di iPhone concluderebbe nel peggiore dei modi un trimestre (l’ultimo del 2012) che qualcuno, ai piani alti di Cupertino, vorrebbe cancellare dal calendario.

Il tutto mentre sull’altra sponda del Pacifico Samsung continua a guadagnare terreno grazie all’exploit dei sui telefonini intelligenti (100 milioni di pezzi venduti fra Galaxy S, S2 ed S3); sempre il Wall Street Journal parla di un profitto equivalente che nell'ultimo quarrto dell'anno oscillerebbe fra gli 8.1 e i 8.5 miliardi di dollari.

UNO SMARTPHONE TROPPO IMPORTANTE

La verità è che quando si parla di Apple, qualsiasi notizia o indiscrezione riguardante l’iPhone viene passata al setaccio, se non addirittura al microscopio. Il Melafonino, infatti, rappresenta da solo quasi la metà del fatturato di Apple, ed è normale che gli occhi degli investitori e degli analisti siano tutti rivolti a ogni minima fluttuazioni della domanda. Già la scorsa estate, ricorderete, fece in un certo senso “scalpore” la flessione delle vendite accusata dall’iPhone 4S alla vigilia dell’uscita del nuovo iPhone 5 .

La diminuzione degli ordini ai fornitori, per quanto significativa (ma c’è chi ritiene che l’ipotesi dei 65 milioni di pezzi venduti in un trimestre sia in realtà fortemente sovrastimata) non è di per sé sintomatica di una crisi profonda. Steven Milunovich, analista UBS, è convinto ad esempio che la società americana abbia tutte le carte in regola per tornare sopra quota 700 dollari per azione nel corso dell’anno.

L'INNOVAZIONE DA RITROVARE

Ma per molti addetti ai lavori il segnale non è comunque da trascurare. Soprattutto alla luce dei dati di mercato nel segmento smartphone , che vedono Apple perdere terreno (dal 17% del 2011 al 15% del 2012, dati IDC relativi al terzo quarto dell’anno) a favore di Samsung (regina del mercato con il 31,3% di market-share).

L’impressione è che la società californiana abbia in un certo senso esaurito il credito di fiducia illimitata di cui godeva fino a qualche tempo fa. Il mercato si attende di più che un semplice lavoro di ridimensionamento e potenziamento dei dispositivi. L’uscita di un iPhone mini e lo sviluppo di nuovi accordi commerciali con la Cina potrebbero certamente ridare slancio alla iEconomy, ma Apple non può prescindere da tutte quelle “invenzioni” che nella sua storia recente l’hanno sempre collocata un gradino sopra la concorrenza. Mai come oggi servirebbero le intuizioni di Steve Jobs, vien facile dire, soprattutto ora che il suo lascito comincia ad accusare il peso degli anni.

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