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Euro

Draghi mette le mani avanti e aspetta le elezioni greche

La Bce sosterrà ancora le Borse. Al processo di integrazione europeo tocca alla politica

Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea (Credits: La Presse, Mario Vedder)

Ha preferito tenersi strette le cartucce da sparare. In caso di emergenza, di questi tempi, non si sa mai. Mario Draghi, il presidente della Bce, questa mattina ha ribadito il suo impegno a intervenire a sostegno delle banche ma non colmerà le falle del processo di integrazione europea. Perché per quello ci sono i politici. Arrivederci e grazie.

Basta però pronunciare la parola Grecia per capire come tira il vento. Lo ammettono gli esperti contattati da Panorama.it convinti che, a seconda del verdetto che uscirà dalle urne ad Atene, tra domenica sera e lunedì potrebbero arrivare altre indicazioni da Francoforte, di tutt’altro tenore. Oggi però è un’altra storia. I riflettori e la pressione devono restare fissi sui palazzi della politica. Come dire: fin all'ultimo ognuno faccia la sua parte.

Per il momento nessun cambio di rotta è stato tracciato. Da Francoforte la linea resta quella di sempre: azione, qualora scattasse qualche allarme rosso sul mondo del credito, controllo finché la situazione resta in fase di definizione. Così Draghi ha rimesso la palla in centro, da giocare nella metà campo della politica.

Poco importa se oggi è stato annunciato che il debito pubblico in Spagna è salito al 72,1% del Pil nel primo trimestre di quest’anno dal 68,5% del quarto trimestre 2011, se in Grecia resta concreto il pericolo di una sua uscita dall’euro e se in Italia si susseguono riunioni per trovare la quadra sulle riforme da attuare. Il presidente della Bce non batte ciglio. E Marco Stringa, economista di Deutsche Bank a Londra, approva.

Se i politici faranno i compiti a casa, la Banca centrale li sosterrà”, dice. Loro devono attuare un percorso di un consolidamento fiscale per ridurre gli squilibri di bilancio e implementare riforme strutturali. “Non è un ricatto, semplicemente la politica monetaria non può risolvere i problemi di architettura europea. Anzi se tracceranno una road map chiara, arriveranno quelle aperture che il mercato si auspica dalla Germania”.

Annuisce Biagio Lapolla, responsabile fixed income di Royal Bank of Scotland convinto anche lui che Berlino concederà qualcosa , di fronte a sostanziali passi avanti sul processo di integrazione. Resta però il fatto che il tempo stringe. Secondo quanto diffuso da Reuters ieri pomeriggio, le Banche centrali di tutto il mondo si starebbero preparando al peggio: avrebbero pronta una manovra congiunta nel caso dovesse prospettarsi l’uscita di Paese dalla zona euro.

“L’annuncio da parte della Bank of England del programma di iniezione di liquidità da 5 miliardi di sterline al sistema bancario e le posizione più morbide della Fed su operazioni straordinarie vanno in questa direzione”, chiosa Vincenzo Longo, strategist di Ig Markets. Per ora “la Bce ha assunto una posizione attendista”. “Draghi aspetterà domenica notte per decidere un’eventuale azione, scoprirà le sue carte lunedì”, azzarda Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos.

“Agire in maniera preventiva sarebbe stato controproducente”. Perché ormai è chiaro che nella partita a carte sovrana con il verdetto delle urne greche in arrivo potrebbe aprirsi una nuova fase nella crisi dell’Eurozona. Dai risvolti imprevedibili . Occhi aperti quindi, ma meglio non giocare d’anticipo.

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