Le banche italiane: utili privati e perdite pubbliche

23 anni di storia bancaria italiana in pochi passi. Che spiegano come alla fine tra bail in e bail out si sono fatti (troppi) errori

Banche: sit-in risparmiatori vicino a Bankitalia

Cartelli di protesta conro le banche e il Governo. Roma, 22 dicenbre 2015 – Credits: ANSA /Giorgio Onorati

Mentre ero a Ravenna per la mia ultima conferenza nell'ambito del tour Panorama d’Italia arrivava, tra lo stupore generale, la notizia che la UE ha concesso lo scudo da 150 miliardi alle banche italiane.
"Caspita, hanno fatto il Bail Out!" sono stati i commenti generali.

Orbene, se avrete modo di leggere questo blog, capirete come la notizia non mi abbia minimamente stupito.
Vorrei piuttosto pormi qualche domanda, semplice e apparentemente ingenua.

Quando studiavo da ragazzo, le banche erano pubbliche. Quindi, svolgevano una funzione pubblica. Poi, quando sono andato in Parlamento, mi hanno spiegato che era bene privatizzarle, perché pubblico è brutto e inefficiente mentre privato è bello ed efficiente.

Già allora, mi facevo una prima domanda: ma se noi portiamo in Italia un modello anglosassone nel quale le banche finanziano poco l'economia (perché si finanzia con la borsa) in un paese di micro imprese in cui la borsa – di fatto – per loro non esiste e in cui tutte sono finanziate solo dal sistema creditizio, cosa succederà?
È successo quello che avete visto.

Le banche oggi sono piene di "spazzatura" perché hanno dato soldi a chiunque, senza troppa selezione e correndo rischi molto elevati.
Così, una volta arrivata la crisi, i vertici hanno chiamato il contrordine: togliere il denaro alle imprese!
Causandone, in moltissimi casi, il fallimento che, a sua volta, ha lasciato gli stessi istituti di credito con il cerino in mano.

Ecco dunque la grande invenezione: il Bail In. Tradotto in soldoni, se la banca salta pagano i risparmiatori, cioè coloro che nella banca hanno posto la loro fiducia. Giusto, economico e razionale – commenta qualcuno. È la dura legge del mercato - chiosa qualcun altro.

Di certo c'è che oggi il bubbone è esploso e si punta il dito contro i controllori che non hanno controllato.

Svanisce la fiducia nel sistema e si teme il bankrun (ovvero la "corsa agli sportelli") perché la gente è esasperata, ha paura e ha fame. Allora, qualche altro genio pensa nuovamente al Bail Out.

In sostanza, invece di essere "fregati" direttamente solo i risparmiatori che hanno investito risparmi nella banca in crisi, restiamo "fregati" tutti insieme; anche chi in quella banca non ha messo un quattrino.
Solo che non ce ne accorgiamo direttamente, perché non paghiamo noi, ma lo Stato. Che siamo, sempre e comunque, noi.

Ora, riassumiamo 23 anni di storia economica: avevamo banche pubbliche. Le abbiamo rese private, perché così sarebbero state più efficienti.
Hanno fatto pacchi di soldi e corso un mare di rischi. Quei rischi hanno portato i bilanci in perdita, da quattro anni.
Allora, si è deciso che fossero i privati risparmiatori a sostenere le perdite fatte dai manager bancari. Ma poi, capito il rischio di un sistema di una norma di tale portata, si è deciso che a pagare fosse Pantalone, lo Stato.

Quindi abbiamo solo privatizzato gli utili e rese pubbliche le perdite.
Scusate - ho origini contadine e sono tardo a capire - ma allora, tanto valeva non lasciarle al controllo pubblico?

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