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Gli aeroporti veneti si allargano e Milano è tra due fuochi

La Save vuole sfondare in Lombardia e creare il primo polo italiano. Mentre a Roma tutto è pronto per il raddoppio di Fiumicino. Così le lombarde F2i e Sea rischiano di trovarsi fuori dai giochi che contano

L'aeroporto di Fiumicino (Credits: TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)

I CAMPI DI MACCARESE ASPETTANO GLI HANGAR PER BOEING E AIRBUS
Dopo il regalo di Natale, per la Adr, concessionaria degli aeroporti di Roma, è arrivato il botto di Ferragosto. Lo scorso 21 dicembre l’esecutivo di Mario Monti aveva approvato il contratto di programma per Fiumicino con l’aumento delle tariffe d’imbarco (in media 9 euro per passeggero). Il 13 agosto il governo Letta ha dato il via libera alla prima fase del grandioso piano di ampliamento dello scalo: i ministri dell’Ambiente Andrea Orlando e dei Beni culturali Massimo Bray hanno firmato il decreto di compatibilità ambientale, sospirato atto finale di un lungo percorso autorizzativo. Ora possono partire i lavori. La capacità di Fiumicino decollerà a 50 milioni di passeggeri nel 2021 (nel 2012 sono stati 37 milioni). I 2,5 miliardi di euro necessari sono già garantiti dal rincaro delle tariffe.

Per la fase 2 del progetto super Fiumicino, che prevede lavori ancora più imponenti e 10 ulteriori miliardi di investimenti (traguardo: 100 milioni di passeggeri nel 2044), i ministri Orlando e Bray hanno raccomandato una nuova valutazione dell’impatto ambientale. Nei piani, in questo stadio l’aeroporto si espanderà a nord, sconfinando nella più grande azienda agricola italiana, la Maccarese, proprietà... della famiglia Benetton, azionista di riferimento della Adr.

IL VENETO VUOLE FARE DA SOLO. E PUÒ FARCELA
Mentre a Roma si lavora a super Fiumicino, in Veneto si sta provando a costruire un inedito hub del Nord-Est. Un hub diffuso, che comprenda tutti gli aeroporti veneti, Venezia, Treviso e Verona, ma spazi anche in Lombardia con lo scalo di Brescia e, in un prossimo futuro, pure in Friuli-Venezia Giulia. L’artefice di un disegno tanto ardito è Enrico Marchi, presidente della Save che gestisce gli scali di Venezia e Treviso, nonché principale azionista della stessa società attraverso la sua banca d’affari Finint, sempre al centro dei giochi nel mondo finanziario del Nord-Est.

Il 2 agosto, a sorpresa, la Save ha presentato un’offerta per acquistare il 35 per cento della società di gestione degli aeroporti di Verona e di Brescia, la Catullo. Il 27 agosto, i soci della Catullo (che sono in gran parte enti pubblici veronesi, ma anche trentini e bresciani) hanno approvato la mossa: fino al 30 settembre si tratta con la Save in esclusiva. Negli ultimi due anni, la Catullo ha accumulato perdite per 37,6 milioni e chiuderà probabilmente in rosso pure quest’anno. Nei primi sei mesi soltanto, a Verona i passeggeri sono calati del 16 per cento. Brescia Montichiari è uno scalo fantasma: anche se ha buone potenzialità di sviluppo nel settore cargo, l’ultimo volo di linea risale al 2010. Eppure, la mossa d’agosto della Save ha messo in agitazione gli aeroporti del Nord Italia al completo.

PER GAMBERALE TANTE QUOTE SPARSE E UNA DIFFICILE CONVIVENZA
Andasse in porto il progetto di aggregazione, il nuovo hub del Nord-Est potrebbe ridimensionare le mire del gestore di Malpensa e Linate, la Sea, che dai tempi del trasloco dell’Alitalia a Fiumicino cercava di inglobare Verona, Brescia, Orio al Serio (di cui è azionista di maggioranza relativa). Ma l’espansione della Save potrebbe anche spuntare le ali al fondo F2i guidato da Vito Gamberale, autocandidatosi a guidare il processo di aggregazione e razionalizzazione degli scali del nostro Paese. In meno di tre anni, la F2i ha rastrellato diverse partecipazioni, ma a macchia di leopardo: il 70 per cento dell’aeroporto di Napoli, il 44 di Malpensa e Linate (dove però ci sono difficili rapporti con il Comune di Milano, che resta in maggioranza), il 50,8 di Torino e, attraverso quest’ultimo, il 33,4 di Firenze e il 7,2 di Bologna.

Prima della mossa della Save, il fondo si era fatto avanti con Orio e con la stessa Catullo degli aeroporti di Brescia e Verona. Ora si aspetta la contromossa di Gamberale, che nel bel mezzo della partita d’agosto, apparentemente incurante dell’offerta della Save, ha fatto sapere di avere «allo studio una maxiaggregazione fra i terminal di Milano, Orio, Brescia e Verona». Per settembre, ha promesso novità sul fronte Catullo lo scalo di Orio, dove intanto è arrivata una sentenza del tar sul piano antirumore che rischia seriamente di limitarne le capacità.

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