Tutti alla finestra: il dolore, le ombre e la magia della Tanzania
Tutti alla finestra: il dolore, le ombre e la magia della Tanzania
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Tutti alla finestra: il dolore, le ombre e la magia della Tanzania

Gli scatti di Nicolino Sapio, realizzati durante un viaggio estivo nei pressi della città di Arusha, all’interno di un centro ONLUS Compassion Italia

Ha di certo gli occhi e l’anima di Fabrizio Meoni, il campione di Castel Fiorentino (vittima di una caduta durante la Dakar dieci anni fa, l’11 gennaio 2005 in Mauritania, nella massacrante gara africana vinta due volte) il reporter svizzero Nicolino Sapio, che riporta nelle terre subsahariane, lo spirito di questo sportivo e cooperante, avviatore di numerosi progetti solidali in Senegal e in Tanzania, fondatore dell’associazione Solidarietà in buone mani, che continua il suo (costante) lavoro nell’entro terra africano, a favore di una sostenibilità all’istruzione e alla sanità in Africa.

Gli scatti, realizzati durante un viaggio estivo nei pressi della città di Arusha (una popolazione stimata di 270 mila abitanti) a nord della Tanzania, all’interno di un centro ONLUS Compassion Italia.

Una rara ed unica lezione di cooperazione internazionale (che oggi significa unità, rispetto e soprattutto somiglianza e solidarietà, termini ben distanti dagli ultimi episodi avvenuti a Parigi negli ultimi giorni) del nuovo millennio, inerente in particolare, all’infanzia e all’adolescenza, che spesso si ricollega tra dolore, ombre e magia (il titolo dato a questo mio racconto) alle prospettive umane e professionali, presenti e future di molte ONG e ONLUS, che da tempo operano in questa parte orientale del continente (per citarne alcune; Tanzania Children Fund e Time for Kids) e  nella quale convivono etnie di ceppo Bantu, come Sukuma, Gogo e Chagga, ed ogni gruppo ha la propria lingua, ma la nazionale rimane lo swahli, di origine Bantu con forti influenze arabe, ed ora inglesi.

La Tanzania descritta in queste immagini, ne dimostra la prova dell’esistenza, di una forma d'arte figurativa simile alle sceneggiature Disney, che ben riesce a rappresentare negli occhi e nei costumi di questa nuova generazione, distante (almeno per un attimo) dai disagi sociali infantili e adolescenziali nazionali, come i matrimoni precoci, che oggi colpiscono secondo fonti di Human Rights, il 40% della popolazione minorile di sesso femminile, e dagli ultimi avvenimenti di cronaca nazionale, che ha visto espellere una ministra ed ex funzionaria delle Nazioni Unite Anna Tibaijuka, dal governo per corruzione (Il presidente della Tanzania Jakaya Kikwete ha rimosso dal suo incarico la ministra per la terra e le politiche abitative, accusata di aver ricevuto in maniera indebita un milione di dollari da un imprenditore).

Ad Arusha, dove si trova il tribunale penale internazionale per il genocidio in Ruanda del 1994, si racconta un'arte pittorica, che ricorda lo Tinga- tinga, uno stile naif nato come espressione turistica ma in seguito divenuto vera e propria scuola d’arte e differenziatosi su due livelli; uno relativamente basso, orientato al mercato turistico, e uno più raffinato che trova posto nelle gallerie d’arte di strada in Tanzania come nel resto d’Africa, e gli scatti di quest’uomo, che a molti ricorda il protagonista del romanzo di Via della Fame di Ben Okri (vincitore del premio Nobel per la Letteratura) fa parte di questo ciclo, in cui riesce a trasformare le immagini in racconti contemporanei, tra una donna vestita con il kanga (indumento tipico della Tanzania, che nella lingua ufficiale, lo swahli, significa gallina faraona) e degli adolescenti a passeggio, tra le note del genere musicale più diffuso, il muziki wa dansi, una rielaborazione della rumba africana, nato nello Zaire all’inizio del XX secolo, in uno straordinario documentario fotografico millenario come la divisa Masai, e magico come il semplice desiderio di questi bambini e adolescenti di giocare a pallone e basta.

“Tutti alla finestra, tutti a guardare” è l’esatto finale di un reporter fedele a ciò che vede, che lascia l’osservatore senza paura (almeno provarci) della diversità di arte, credo e cultura. Un ponte che unisce e che non separa l’occidente, in questo caso l’Italia (come il corso From Making to Marketing, tenuto dai ricercatori dell’Università di Pisa e sponsorizzato dall’UNECA, e svoltosi lo scorso mese in Tanzania, presso la Muhimibili University di Daresalaam) dalle speculazioni economiche e politiche e dagli stereotipi storici di ieri e di oggi. Qui si racconta un popolo che si svela con una sola e preziosa parola, nella quale oggi, tutti potranno coglierne il vero significato.

Nicolino Sapio
La curiosità dei bambini. Vogliono essere fotografati per poi potersi rivedere nel piccolo display.
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