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La sfida impossibile di Palazzi contro Bonucci

Le tre versioni di Masiello, i soldi che non ci sono e la telefonata inesistente a Pepe. Ecco i punti su cui la Procura Federale dovrà convincere la Corte di Giustizia per ottenere la condanna dei due juventini

Palazzi e Bonucci

Il procuratore federale Palazzi e i giocatori della Juventus Bonucci e Pepe – Credits: Ansa

E' una montagna impervia quella che il procuratore federale Palazzi dovrà scalare se vorrà ribaltare il giudizio della Disciplinare su Pepe e Bonucci. L'impugnazione del proscioglimento dei due calciatori non è una mossa a sorpresa, anche se ambienti vicini alla Procura federale avevano lasciato intendere che tra le opzioni ci fosse anche quella di 'mollare' i due bianconeri insieme a Salvatore Masiello, Belmonte, Di Vaio, Portanova e gli altri al loro destino concentrandosi solo sul filone cremonese dell'inchiesta. Alla fine ha prevalso la certezza di poter cambiare il verdetto della Disciplinare anche se le motivazioni del proscioglimento rappresentano uno scoglio durissimo da superare.

I giudici del primo grado hanno infatti minato alla radice l'impianto accusatorio di Palazzi ereditato dalle carte arrivate in via Po dalla procura di Bari. "Dichiarazioni in alcuni casi non veritiere, in altri non provate e in altri ancora smentite da quanto in atti" hanno scritto relativamente ad Andrea Masiello, il pentito che con le sue contraddizioni ha messo in crisi la Procura federale. Vale la pena, però, guardare dentro le motivazioni per capire quali sono i punti su cui Palazzi deve puntare se vuole uscire dal processo d'appello con una condanna per Bonucci e Pepe. Il ricorso si basa sulla convinzione che Masiello sia credibile e che la sua credibilità sia certificata dal contenuto delle sue dichiarazioni al Gip e ai magistrati di Bari successive al suo arresto. Parole che secondo Palazzi non sarebbero in contraddizione con quelle precedenti e, dunque, confermerebbero l'avvenuta combine in Udinese-Bari 3-3 del 9 maggio 2010.

Un percorso non semplice da percorrere perché Palazzi dovrà convincere i giudici della Corte di giustizia federale a rivedere il pronunciamento dei colleghi della Disciplinare in tre punti fondamentali:

TRE VERSIONI SU OBIETTIVI E MODALITA' DELLA COMBINE - Masiello si contraddice fornendo tre versioni differenti su obiettivi della combine e modalità di comunicazione della stessa ai compagni di squadra. "Dichiarazioni non credibili non essendo univoche e certe" argomenta la Disciplinare e ricorda, ad esempio come sia risultato "non corrispondente al vero" che Andrea Masiello abbia parlato con Bonucci in spogliatoio essendo quest'utimo in ritiro con la Nazionale per uno stage pre-Mondiale. La seconda e terza versione, compresa quella fornita il 10 luglio alla Procura Federale perdono di credibilità anche perché confutate dalla testimonianza dello stesso Bonucci che colloca se stesso e Masiello "distanti almeno sette o otto file" sul pullman con cui la squadra raggiunge l'aeroporto di Bari per volare a Udine. E' il momento in cui Masiello racconta (nelle versioni successive) si aver agganciato Bonucci proponendogli la combine. L'Ufficio inchieste mostra già in fase di interrogatorio di ritenere credibile la "rigidità di assegnazione posti" sul pullman come prassi nelle squadre di calcio durante i trasferimenti.

NON ESISTE ALCUN PASSAGGIO DI DENARO - Ammesso che la combine sia stata realizzata e il gruppo abbia vinto perché pareggio c'è stato e pure con tanti gol, chi ha incassato i soldi? Sicuramente Andrea Masiello cui De Tullio, operatore nel settore delle scommesse, gira un assegno da 8.000 euro di cui 2.000 girati al factotum Iacovelli. Non risultano, invece, pagamenti a nessun altro dei soggetti coinvolti. Lo stesso Masiello spiega di non sapere se gli altri "hanno preso i soldi o no" e di non aver "chiesto nulla anche dopo la partita". I giudici della Disciplinare obiettano: "Appare poco credibile, se non inverosimile, che i presunti sodali di Andrea Masiello, dopo aver aderito alla proposta di combine e dopo aver ottenuto sul campo quel pareggio che sarebbe stato predeterminato a tavolino, non si siano interessati in nessun modo alla presunta vincita". Lo scrive in realtà anche il Gip di Bari Giovanni Abbattista a pagina 74 dell'ordinanza cun cui dispone l'arresto di Masiello. E De Tullio nega con forza di aver dato soldi ai giocatori.

LA TELEFONATA INESISTENTE - E' il contatto tra Salvatore Masiello e Pepe in cui il gruppo di Bari avrebbe proposto la combine al giocatore dell'Udinese ricevendo un netto rifiuto (senza però denuncia e da qui il deferimento per il centrocampista oggi alla Juventus). I giudici argomentano che dell'esistenza di questa telefonata "non vi è alcuna prova oggettiva" e anche sul contenuto ci sono due versione discordanti. Andrea Masiello infatti il 15 marzo 2012 racconta ai magistrati di Cremona che Salvatore Masiello avrebbe chiamato Pepe "chiedendogli se voleva acquistare una Ferrari", mentre alla Procura Federale (10 luglio 2012) si corregge e dice: "Ricordo che dopo i saluti di rito gli chiese se voleva vendere una Ferrari". Nessuno conferma la telefonata di cui non c'è traccia nei faldoni e anche se fosse avvenuta, dicono i giudici della Disciplinare, "non è verosimile ritenere che dal contenuto Pepe possa aver inteso dell'esistenza della presunta combine".

Tre macigni che Palazzi dovrà spostare dalla sua strada per dimostrare l'avvenuta combine in Udinese-Bari e riuscire così a condannare Bonucci, Salvatore Masiello e Belmonte per illecito e Pepe per omessa denuncia. Il pasticcio sul patteggiamento con derubricazione e super-sconto offerto in extremis davanti alla Disciplinare non depone a favore del procuratore la cui debolezza su questa gara è parsa evidente sin dal primo momento. In fondo nelle carte non solo non esistono conferme certe all'impianto accusatorio, ma addirittura le parole (giudicate di "rilevanza decisiva") di De Tullio e Carella, due dei soci di scommessa di Andrea Masiello, secondo cui non vi fu alcuna combine. "Quella partita se l'è inventata lui" ha detto De Tullio con conferma di Carella: "La partita si vedeva che non era organizzata".

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