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La rabbia di Conte: "Colpito perché la Juventus è tornata a vincere"

Duro atto d'accusa del tecnico bianconero: "Carobbio? Uno che si è venduto partite e famiglia. Sandulli? Cerca pubblicità. Infamante avermi reso spot del calcioscommesse" - Le motivazioni della sentenza

Conte dopo appello

Antonio Conte in conferenza stampa dopo la sentenza d'appello – Credits: La Presse

Urla la sua innocenza, Antonio Conte. Urla non in senso lato ma per davvero, quasi mangiandosi il microfono che ha davanti nella sala stampa del Centro di Vinovo. E' il giorno della rabbia del tecnico juventino. Rabbia sorda e cieca con alcuni obiettivi precisi. Conte non parla di politica sportiva ma fa i conti con la sua coscienza e con una situazione che ritiene (e lo ripete più volte) “assurda”. “Io non ho mai scommesso in vita mia e su di me ci sono state accuse infamanti” dice l'allenatore della Juventus.

Si sfoga perché “oggi lo posso dire perché è finito tutto con loro” e loro sono Stefano Palazzi e i magistrati della Procura federale e oggi è il momento in cui il suo destino non sarà più in mano a quegli uffici ma passerà su altri tavoli, quelli del Tnas dove il confronto sarà politico oltre che giudiziario. Eccoli allora i nemici che Antonio Conte addita al “popolo juventino e ai tifosi di tutta Italia”: c'è Palazzi con i suoi uomini, c'è Piero Sandulli e la sua dichiarazione (“Ad Antonio Conte è andata anche bene perché avrebbero potuto contestargli l'illecito”) e c'è ovviamente Filippo Carobbio con cui Conte è addirittura sprezzante.

“PIPPO? UNO CHE SI E' VENDUTO PARTITE E FAMIGLIA” - Urla Conte: “Sono sette mesi che sono sulle prime pagine dei giornali. Sette mesi che la mia faccia viene accostata al calcioscommesse, che si parla di questa famosissima riunione tecnica prima di Novara-Siena... Questa è l'accusa infamante che mi ha portato a essere lo spot del calcioscommesse”. Un'accusa che fa il “signor Pippo” come lo definisce Conte che attacca: “Ormai sono diventati pappa e ciccia per la Procura. Io lo considero più un aggiustatore di presunta giustizia che un collaboratore di giustizia. Ora il signor Pippo viene definito un bugiardo non credibile. Io nella vita penso di aver ottenuto grande credibilità a differenza di uno che si è venduto le partite e la famiglia”.

“I METODI DELLA PROCURA AGGHIACCIANTI” - Cita Locatelli e Paoloni, due che hanno denunciato di non aver potuto accedere a sconti perché si sono rifiutati di dire ai magistrati sportivi quello che volevano sentirsi dire. “L'avete sentito quello che hanno raccontato loro? Sono stati puniti perché non hanno detto quello che volevano sentirsi dire... E' agghiacciante quello che dicono, ma ai giustizialisti non interessa”. Il patteggiamento? “Il patteggiamento è un ricatto che viene fatto dai nostri stessi avvocati. Io, innocente, devo subirlo dal mio avvocato. Il patteggiamento è una vergogna”.

“SANDULLI? FORSE CERCA PUBBLICITA' COL MIO NOME” - C'è una cosa che non ha fatto dormire Conte. Sono le parole di Piero Sandulli, membro della Corte di Giustizia federale che a sentenza ancora calda gli ha mandato a dire che forse l'omessa denuncia di Albinoleffe-Siena poteva essere addirittura un illecito. Conte si sbraccia risponendogli seppure senza mai citarlo: “Sono rimasto allibito dall'intervento di un componente della Corte. Un qualcosa di grave e mai visto.  Reputo questo comportamento da parte di questo signore improprio e fuori dalle regole. Dovrebbe farle rispettare e invece vedo un signore che forse per uscire sulle prime pagine dei giornali usando il mio nome fa dichiarazioni inopportune, forse da tifoso e che mi fanno pensare ci sia qualcosa di personale nei miei confronti”.

“PERCHE'? SONO L'ALLENATORE DELLA JUVENTUS CHE VINCE” - Non proprio un complotto ma quasi. Ecco la spiegazione che Conte si è dato della sua vicenda. Perché lui condannato e, ad esempio, Pepe e Bonucci che pure sono juventini, assolti? “Mi sono fatto tante domande in questi mesi. Quello che è cambiato nell'ultimo anno è che sono diventato allenatore della Juventus e dopo essere stati simpatici perché arrivavamo settimi d'incanto abbiamo vinto. Sono arrivato in una squadra amata e odiata e vincere quando nessuno se lo aspettava”. Dice anche: “Sono antipatico perché vinco? Non è un problema mio. Chiedo il massimo a società e giocatori e prima di tutto lo chiedo a me stesso”.

“NON HO CAPITO COSA SIGNIFICA NON POTEVA NON SAPERE” - Alla fine su Conte è rimasta in piedi la contestazione dell'omessa denuncia di Albinoleffe-Siena. Quel “non poteva non sapere” riferito alle azioni del suo collaboratore Stellini (che ha patteggiato) e che viene addebitato anche a lui: “Mi sono fatto spiegare per cinque ore cosa significa ma ho ancora dei dubbi e non mi sembra di essere un deficiente. Cade un'accusa e tu dici: forse scende la pena... Invece dieci rimane dieci e io dico: è assurdo e oggi lo posso dire. E' assurdo tutto quello che mi è successo. Tutti devono sapere quello che mi stanno facendo perché è una vergogna”. E l'omessa denuncia? “Avrei dovuto, se vedevo qualcosa, denunciare. Ma se non ho visto nulla cosa devo fare? Devo inventarmi una denuncia?”.

“HO PAURA A TORNARE IN UNO SPOGLIATOIO” - Il messaggio è rivolto anche a chi in queste settimane gli ha sparato contro. Non fa nomi e nemmeno polemiche, ma in qualche modo è come se rispondesse a chi nel mondo del calcio lo ha giudicato: “Dopo questa vicenda ho il timore di andare nello spogliatoio e magari litigare con un calciatore, il timore di mandarlo in tribuna perché domani magari si alza e accusa. La giustizia sportiva ha dimostrato questo perché ha creduto a uno che si è venduto le partite. Ho paura. O mi metto una telecamera in fronte o c'è da avere paura e anche i miei colleghi devono avere paura perché può succedere a tutti. Aprite gli occhi e non mettete la testa sotto la sabbia”.

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