Calcio

Arbitri, adesso basta errori anche alla tv: salvate la Var

Veleni e polemiche per le troppe valutazioni sbagliate da chi assiste il direttore di gara in campo. Così si rischia la vittoria di chi non vuole il Var...

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Giovanni Capuano

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La domenica nera degli arbitri segna un punto di non ritorno nella stagione della sperimentazione Var. Inaccettabili le sviste a Crotone e Milano, discutibili (eufemismo) le scelte di Napoli e Torino. Un corollario di errori che rafforza il partito dell'anti-Var, compatto nel chiedere che si torni al passato visto che neanche la tecnologia è riuscita ad eliminare veleni e polemiche.

Una posizione retrograda e che vorrebbe riportare il calcio italiano nel passato proprio mentre gli altri, Spagna e Inghilterra in testa, hanno scelto di copiarci per fare un salto nel futuro. Indietro non si deve tornare, ma allo stesso tempo è legittimo chiedersi perché nelle ultime settimane gli errori si siano moltiplicati e spesso siano andati a danno delle piccole squadre contro le grandi.

Il concetto della sudditanza psicologica era difficile da accettare prima, con l'alibi dell'uomo da solo a decidere in una frazione di secondo, figuriamoci adesso che gli occhi si sono moltiplicati e il clima asettico di una stanza tv dovrebbe aver tolto dalle spalle dei fischietti Var gran parte delle pressioni. Si sta sbagliando troppo e in maniera incomprensibile perché non sia legittimo pretendere un presa di coscienza che, andando avanti così, i benefici della svolta tecnologica rischiano di essere sopraffatti dalle sensazioni negative lasciate dagli errori.

 

I vertici arbitrali smentiscono con forza che esista un partito anti-Var anche dentro il mondo dei direttori di gara. Bisogna fidarsi, anche se qualche dubbio viene quando si osserva un esperto come Tagliavento perdersi a Crotone sbagliando tutto almeno tre volte. E anche Orsato (Var) e Mazzoleni (arbitro) dovrebbero aiutarci a capire perché la direttiva di Rizzoli secondo cui i falli di mano dubbi vanno rivisti sia stata ignorata a Napoli in occasione del braccio di Koulibaly: che, forse, non era da rigore ma che è stato giudicato alla vecchia maniera malgrado le recenti raccomandazioni.

A San Siro, per il gol di braccio di Cutrone, è andato in scena uno psicodramma. Le immagini sono passate in tv diversi minuti dopo dando la sensazione che Rocchi (Var) e Irrati (arbitro) non abbiano avuto a disposizione tutto il materiale necessario per valutare bene. Non è così. Nella stanza Var arrivano tutti i segnali ed è successo anche in occasione di Milan-Lazio. Il resto è l'opera di tecnici e uomini che le scelgono, lavorano e utilizzano per decidere. Poi è difficile spiegare come il gesto di Cutrone sia stato interpretato 'spalla' e non braccio, ma anche la polemica sul supporto delle regie finisce con il rischiare di distrarre dal corretto funzionamento e dai vantaggi della macchina.

Siamo in un momento caldissimo, la stagione entra nel vivo e il duello tra Juventus e Napoli - ma anche quello per la ricchissima Champions League - non si sottrarrà dal confronto anche dialettico. Fin qui non ci sono vincitori o vinti. Un po' tutti hanno goduto degli errori al Var (tutti, anche il Napoli) e se c'è chi può legittimamente lamentarsi è la Lazio, parecchio sfortunata.

Pretendere che gli allenatori diretti interessati lo ammettano è troppo. Sperare che non picconino dall'interno una rivoluzione che ha portato più benefici che altro, invece, è sperabile. Così come è legittimo chiedere agli arbitri di ritrovare la serenità perduta. Così non si va avanti e sotto le macerie rischia di rimanerci il Var oltre alla credibilità di tutta la categoria.

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