Calcio

Scandalo Fifa: perché l'indagine poteva solo partire dagli Usa

Nel Paese dello sport-business, la credibilità del prodotto è tutto e va tutelata al massimo. Come in recenti casi legati a basket e football americano

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Paolo Corio

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Secondo il presidente russo Vladimir Putin gli Stati Uniti non hanno nulla a che fare con la Fifa e quindi si stanno sostanzialmente interessando in modo indebito dello scandalo legato alla corruzione dei vertici del calcio mondiale. Non abbiamo la competenza per addentrarci in fini questioni di diritto internazionale (anche se in quest'altro post spieghiamo perché sul tutto sta lavorando l'Fbi), ma ci sentiamo di fare un'osservazione a margine: solo gli Stati Uniti avrebbero potuto condurre una tale indagine. E non perché negli States il "soccer" non ha il peso specifico che possiede nelle altre parti del globo, ma perché nella patria dello sport-business, con leghe dai miliardari giri d'affari e giocatori dagli stratosferici ingaggi in milioni di dollari, le regole del gioco devono valere dentro e fuori il campo.

Una "moralità" non tanto in nome dell'etica, quanto della credibilità di tutto il prodotto-sport offerto agli spettatori, che anche se non si accoltellano in nome della loro squadra del cuore possono comunque essere considerati tifosi e la cui passione - sempre stando a quello che pensano oltreoceano - va rispettata anche e soprattutto perché finanzia l'intero giocattolo. Un rispetto che partendo dal portafoglio va poi assai più in là, abbracciando quelli (per chi ancora ci crede) che dovrebbero essere i valori promossi dallo sport.

Lo scandalo Fifa e la fuga degli sponsor


Ecco allora che se un attempato proprietario di una franchigia dell'Nba si lascia andare a frasi razziste parlando al telefono con una giovane amica, viene letteralmente costretto dalla lega a vendere il suo team: è accaduto al miliardario americano Donald Sterling, costretto a cedere i Los Angeles Clippers dopo la diffusione di una registrazione audio in cui rimproverava la trentenne V. Stiviano di frequentare persone di colore (e potete leggere come puramente casuale qualsiasi riferimento a fatti al di qua dell'Oceano).

Un altro esempio? La recente squalifica per quattro giornate di Tom Brady, quarterback della Nfl che sta al football americano come Messi sta al calcio, per essere stato al corrente (l'indagine non ha infatti accertato una sua diretta partecipazione al piano) di un'operazione di sgonfiamento dei palloni per agevolarne le giocate da parte di due addetti dei New England Patriots, da parte loro prontamente radiati dalla stessa Nfl. Palloni ovali da "football", certo. Perché per quelli rotondi del "soccer" l'Fbi ci sta svelando trucchi ben peggiori...

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