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Juve e Roma, l'Italia a due velocità contro le grandi d'Europa

Allegri vola, Garcia ha numeri da fallimento. Ecco quanto conta la mentalità nelle sfide di Champions League...

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Giovanni Capuano

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Questione di testa più che di fisico. Mentalità vincente che in Europa si costruisce anche attraverso le sconfitte, ma che deve anche essre nel dna dei protagonisti perché altrimenti è difficile trovarla cammin facendo. Juventus e Roma escono con due facce completamente diverse dalla settimana big in Champions League: felice e sicura di sè la squadra bianconera, da ricostruire nell'autostima quella giallorossa. Eppure entrambe avevano davanti a sè l'ostacolo più alto del girone.

Allegri e Garcia si portano via non solo due risultati differenti dal turno europeo, ma anche la conferma di essere due allenatori dai profili oggi molto diversi: uno europeo, così come lo è sempre stato nella sua carriera, l'altro con ancora tante lacune da colmare. E che l'andamento della Roma in Champions sia simile a quello del passato e ai risultati del Lille non depone a favore del francese.

Un dato racconta meglio di tutti la differenza. Nelle 18 partite di coppa sotto la gestione Allegri la Juventus ha una media punti di 1,94 (10 vittorie, 5 pareggi e 3 sole sconfitte). mentre le campagne europee in giallorosso di Garcia si fermano a 1,00 (3 vittorie, 6 pareggi e 6 sconfitte). Il doppio o quasi, che significa un abisso per le ambizioni dell'uno o dell'altro. Se si aggiunge che Max non ha mai bucato la qualificazione agli ottavi anche ai tempi del Milan e Rudi aveva deluso anche con il Lille (solo 3 successi in 14 gare), il quadro è completo.

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Juve, la svolta con Allegri

Quando Allegri è sbarcato a Vinovo ha ereditato una Juventus che in Champions League era reduce dalla bruciante eliminazione nella notte di Istanbul. Lo score di Conte raccontava tutte le difficoltà al di fuori dei confini nazionali: 6 vittorie su 16 giocate, brutta figura con il Bayern Monaco nei quarti di finale e una media punti di 1,50. Max ha cambiato nell'anima la mentalità della Juventus e con la stessa rosa è arrivato dritto alla finale di Berlino.

Il salto di qualità c'è stato soprattutto quando i bianconeri hanno incrociato le big. L'anno scorso la Juve ha faticato non poco all'inizio nel girone (sconfitte contro Atletico Madrid e Olympiakos), ma è rifiorita con la primavera mietendo vittime illustri: Borussia Dortmund e, soprattutto, Real Madrid. Anche la finale contro il Barcellona va archiviata come passo di crescita.

Ora gli interpreti sono cambiati, ma la mentalità è la stessa: due vittorie su due contro il Manchester City e il successo sul Siviglia, che non è una grandissima ma è pur sempre la squadra vincitrice delle ultime due edizioni dell'Europa League. Quando suona la famosa musichetta i bianconeri si trasformano e il problema per Allegri, semmai, è trasferire lo stesso approccio feroce anche al campionato. Dove, questione di mentalità, la squadra sembra avere meno motivazioni.

 

Garcia e le rese incondizionate della Roma

C'è molta psicologia anche nel rendimento europeo della Roma di Garcia. Deludente come certificano i numeri: 2 vittorie su 11 partite in Champions League e due figuracce in un anno che hanno fatto il giro del mondo rendendo furioso Pallotta, impegnato a costruire un'immagine vincente a un club che oggi occupa posizioni di rincalzo nella classifiche Uefa.

Della disfatta di Barcellona si è detto quasi tutto: inaccettabile per come è maturata sul campo e anche per come è stata accolta nel dopo partita dal francese che pareva disinteressato dell'aspetto immagine. Critiche che gli sono state puntualmente recapitate dalla dirigenza e che porteranno a una rapida resa dei conti non appena sarà il momento di fare i bilanci.

Restando all'Europa, però, la cosa che preoccupa è l'assoluta incapacità di calcare i palcoscenici più importanti. In due anni la Roma ha avuto modo di confrontarsi con Manchester City, Bayern Monaco e Barcellona. Il bilancio? Nessuna vittoria, 2 pareggi e ben 4 sconfitte con 4 gol fatti e 19 subiti. Una montagna altissima da scalare che si completa degli altri passaggi a vuoto come la disfatta dell'andata con il Bate Borisov o l'incredibile doppia prestazione con il Bayer Leverkusen.

A meno di suicidi Garcia approderà agli ottavi di finale, ma il discorso non cambia anche perché la seconda posizione nel girone rischia di consegnargli un sorteggio da incubo: Bayern Monaco, Chelsea, Real Madrid, Atletico Madrid, Zenit San Pietroburgo e, forse, il Wolfsburg: questa potrebbe essere l'urna. Qualche avversario giocabile c'è, ma se l'approccio è quello di Leverkusen o Barcellona le chance di andare avanti saranno pochissime.

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