Giovanni Capuano

-

Adesso la corsa verso il Mondiale di Russia è in salita. Non compromessa, perché il rigore realizzato da De Rossi cui è seguito il momento migliore degli azzurri in una serata difficilissima contro la Spagna, ci ha rimesso in piedi. Però il pareggio contro le Furie Rosse non è un buon risultato per la nazionale di Ventura, a tratti dominata dagli avversari e tradita da Buffon, che con un errore incredibile per le sue qualità aveva spianato a Vitolo la strada del vantaggio.

E' finita 1-1 e ci possiamo accontentare. C'è stata molta più Spagna che Italia allo Juventus Stadium: possesso palla, occasioni, trame di gioco e rapidità d'esecuzione. Tutto meglio per loro, tranne che nel quarto d'ora conclusivo quando - più per forza della disperazione che per altro - gli equilibri si sono ribaltati. Ventura ha tratto qualche vantaggio dai cambi, Immobile e Belotti dentro per Parolo e Pellè, Sergio Ramos si è addormentato e ha messo a terra Eder regalandoci la speranza.

Per qualificarci dovremo trovare altrove punti e vittorie, sperando che la Spagna si perda per strada. Altrimenti appuntamento al 2 settembre 2017 in casa loro, quando potrebbe essere obbligatoria l'impresa. Non un buon viatico, a inizio stagione quando tradizionalmente i nostri non rendono al meglio.

Tre mesi dopo è cambiato tutto...

La notte di Torino ha certificato quello che in tanti sospettavano. Il vero top player degli azzurri all'Europeo di Francia sedeva in panchina e di mestiere faceva il commissario tecnico. Senza Antonio Conte e il suo furore agonistico questa nazionale è poca cosa: scarsa qualità, idee e personalità inesistenti. L'allarme era già suonato contro la Francia e in alcuni tratti della partita in Israele, ma vedere gli spagnoli passeggiare per il campo accompagnati dagli olè dei loro tifosi ha acuito il rimpianto.

Sia chiaro, non è tutta colpa di Ventura. L'ex tecnico granata ha cercato di replicare in fotocopia l'alchimia che solo tre mesi fa aveva fatto innamorare della nazionale. Stesso modulo, stessi uomini e rifondazione rimandata al futuro. Senza la ferocia di Conte, però, non è la stessa cosa e il finale arrembante quando gli azzurri sono stati spalle al muro e con un piede fuori dal Mondiale lo conferma. Metamorfosi tardiva e troppo limitata nel tempo per produrre la gara perfetta così come era stata a Parigi lo scorso 27 giugno.

Salva la nostra striscia di imbattibilità

Il pareggio lascia aperta la striscia di imbattibilità della nazionale nelle partite di qualificazione mondiale o europea: 52 partite. Quella della Spagna è più lunga (55), ma soprattutto pare destinata a proseguire perché Lopetegui ha fatto un ottimo lavoro potendo godere di una buona base. La sua Spagna è diversa da quella battuta ed eliminata a Parigi e che in panchina aveva Del Bosque: gioco più verticale e rapido, anche se il possesso palla è stato straripante soprattutto nella prima mezz'ora della sfida.

Gli iberici avevano preparato la partita bene; evidentemente ci avevano studiato per bene. Ma decisivo - in negativo - è stato l'approccio degli azzurri che hanno non giocato praticamente per un'ora. Un lusso che nessuno si può permettere a questi livelli. Ventura deve lavorare sul gap di intensità che c'è rispetto all'Europeo, altrimenti i valori sono chiari e non parlano a nostro favore. Intanto l'Albania è a punteggio pieno e in Macedonia nella terza giornata del girone il margine d'errore è già ridotto a zero.


© Riproduzione Riservata

Commenti