Il calcio dei ricchi è a Madrid. Italia col freno a mano

Solo Milan e Juve nella top10 dei bilanci di Deloitte. La crescita del Manchester City

La Bundesliga è il campionato europeo in maggiore crescita – Credits: Afp

Giovanni Capuano

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Il calcio continua a tirare malgrado la crisi. Un'industria che a livello mondiale cresce (fatturati a quota 4,8 miliardi di euro in su del 10% rispetto a un anno fa), ma che conferma anche la sua fragilità perché sempre meno sostenibile. L'Italia vivacchia, arranca. Si salva ma cresce meno degli altri e il gap con il meglio dell'Europa si sta allargando in maniera preoccupante. E' la fotografia che emerge dal tradizionale Deloitte Football Money League che analizza  i bilanci delle società in tutto il mondo e li mette in fila formando una classifica.

Restiamo ancora uno dei movimenti di riferimento con 5 club nella Top20, però arretriamo nel confronto con Liga, Premier League e Bundesliga. Se altrove si cresce alla media del +10% da noi ci si ferma al +5% e sempre con la spada di Damocle della dipendenza totale dai diritti televisivi.

Il club più ricco si conferma il Real Madrid. Il suo fatturato nel 2011-2012 ha sfondato la soglia del mezzo miliardo di euro (512,6 mln). Poi Barcellona (483), Manchester United (395,9), Bayern Monaco (368,4) e Chelsea (322,6). Nulla di variato nelle prime cinque posizioni.

La prima italiana è il Milan (ottavo) con 256,9 milioni di euro. Poi la Juventus, trascinata nella top ten (decima) dallo Juventus Stadium di proprietà che ha consentito di triplicare i ricavi da botteghino portando il fatturato a 195,4 milioni. Preoccupa il crollo dell'Inter: da 211,4 a 185,9 milioni di euro e nella prossima classifica sconterà la mancanza di partecipazione alla Champions League che, invece, ha trascinato in alto il Napoli (15° a 148,4 mln). La Roma si posiziona 19°.

Incuriosisce l'ingresso tra i grandi del Manchester City finora assente: 7° con 285,6 milioni di euro di ricavi, mentre il Psg degli sceicchi non è nella Top20 a conferma che sarà quasi impossibile rientrare nei parametri del fair play finanziario senza usare strumenti alternativi già nel mirino di Uefa ed Eca.

Il dato per noi sconfortante è che le nostre due società più ricche (Milan e Juventus) insieme non fanno il fatturato del Real Madrid o del Barcellona: 452,3 milioni contro 512,6 (Real Madrid) e 483 (Barcellona). In queste condizioni è impossibile competere sul mercato. Alle spalle stanno arrivando i nuovi ricchi, turchi (30° il Galatasaray di Sneijder) e brasiliani (31° il Corinthians di Pato).

Conferma che è il nostro modello a soffrire. Quello di riferimento rimane la Bundesliga che ha presentato un report da sogno: ricavi a 2,081 miliardi di euro (record), 14 su 18 club in attivo, stadi sempre più pieni e confortevoli. Due dati fanno invidia. L'incidenza dei diritti tv sui loro conti è marginale rispetto alla nostra (26,2%), il costo del lavoro incide solo per il 37,8% dei ricavi e nel 2011-2012 hanno investito oltre 76 milioni di euro sui settori giovanili.

La Bundesliga è una vera e propria industria che dà lavoro a oltre 27mila persone compreso l'indotto. Una macchina oliatissima che ora si può permettere anche grandi colpi come l'arrivo di Guardiola che le consentirà un balzo avanti anche mediatico. Ogni anno versa in tasse 800 milioni di euro al governo della signora Merkel: non è una questione di fiscalità vantaggiosa, insomma, come molti nostri dirigenti insistono a dire. Stare bene in un sistema normale si può. Basta copiarli.

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