Lancio bengala Juventus
Calcio

Tosel, sentenza esemplare ed esagerata (ma la Juve dia un segnale)

Nessuna attenuante, precedenti trattati solo con multe e certezze non assolute: ecco perché la chiusura per 2 giornate della curva è eccessiva

La stangata del Giudice sportivo nei confronti della Juventus per i fatti del derby era annunciata e in un certo senso scontata. E' vero che i cosiddetti "bomboni" sono colonna sonora in troppi stadi d'Italia, sempre puniti con semplici ammende, però quanto accaduto all'Olimpico rivestiva certamente carattere di particolare gravità: sottostimarla sarebbe stato un errore imperdonabile e basta farsi un giro nella zona dell'esplosione per capire quale sia stata la potenza e la pericolosità del lancio tra i tifosi granata. Insomma, che si arrivasse alla chiusura della Curva Sud era atteso e fisiologico e mettere in discussione il pilastro della responsabilità oggettiva appare strumentale e anti-storico, considerato che essa norma la convivenza nello sport da decenni.

Ora sarebbe auspicabile una piena adesione da parte della Juventus al verdetto di Tosel, anche se la sproporzione tra i precedenti e il giudizio di oggi appare evidente, tanto più che la doppia chiusura colpisce un club modello nella prevenzione e repressione dei fatti violenti all'interno del proprio impianto, uno dei pochi che ha investito in sicurezza e ha dato dimostrazione in passato di sapersi dissociare con i fatti dal comportamento dei delinquenti da curva.

Prima ancora di Pallotta, è stato Agnelli a non ricorrere contro una squalifica e sarebbe straordinario che lo facesse anche in questo momento, pur rilevando che il Giudice sportivo non ha applicato alla Juventus nessuna attenuante di quelle previste per cancellare o attenuare le sanzioni (articolo 13 comma 1 a,b Codice Giustizia sportiva) e nemmeno ha tenuto conto della difficoltà degli investigatori di chiarire con certezza la dinamica degli eventi, tanto che nel dispositivo stesso si scrive che "credibilmente" l'ordigno è provenuto dal settore ospiti. Discorso che si può estendere alla presunzione per cui in quello spicchio di stadio ci fossero "prevalentemente" abituali frequentatori della Curva Sud, trattandosi di un derby giocato nella stessa città e aperto anche a chi non è solito alle trasferte per definizione. Poteva bastare un turno di stop per punire adeguatamente i fatti di Torino e i loro responsabili, marcando comunque una differenza sostanziale rispetto al recente passato. Sarebbe stato fisiologico e sufficiente.

Ecco la sentenza del Giudice sportivo: curva Juve chiusa per 2 giornate
 

La sensazione (sgradevole) è, invece, che a una legittima squalifica si sia aggiunta la necessità di un provvedimento di forte impatto mediatico: una sanzione esemplare nella sua durezza come spesso ci ha abituati il Giudice Tosel, quello dei 10.000 euro di multa per il coro "merda" dei bambini poi sparito come fattispecie da qualunque successiva decisione. La giustizia sportiva, però, non guadagna credibilità a colpi di sentenze popolari ma con l'applicazione rigorosa e continua dei propri codici, gli stessi che devono far accettare, ad esempio, che l'assalto a un pullman a poche decine di metri dallo stadio possa non essere nemmeno citato in un referto perché fuori giurisdizione. Un paradosso da correggere, pur nella consapevolezza che i club non possono essere ritenuti responsabili sempre e comunque del comportamenti dei violenti.

 Anche se due giornate di chiusura possono sembrare troppe, però, Agnelli rifletta sull’opportunità di dare un segnale straordinario in un momento di confronto duro tra il mondo del calcio e la componente ultrà. Il presidente della Juventus, che già si è dissociato dai suoi pseudo tifosi, accetti il verdetto, pur ritenendolo esagerato e non rispettoso di una “parità di trattamento” già evocata nel comunicato post-derby. Insieme a lui, però, sistema ragioni sull'utilità di un processo sportivo in cui il confine tra applicazione di una pena e esemplarità appare troppo sovente labile.

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