Calcio

Coppa Italia: nessuno la considera, ma vale 10 milioni di euro

Snobbata e criticata, ha però trovato la formula giusta: ascolti Tv, incassi e sbocco in Europa. Meglio quindi provare a vincerla, già da questi ottavi

SS Lazio v Juventus FC - TIM Cup Final

Giovanni Capuano

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E' una brutta che conserva un certo fascino. Brutta nel senso che viene criticata da tutti, affascinante perché ha trovato la formula giusta per non invecchiare e finire in un cassetto. La Coppa Italia entra nel vivo trascinandosi dietro le solite stroncature su formula e stadi vuoti nella prima fase, ma promettendo come spesso negli ultimi anni spettacolo, incassi e grandi ascolti tv per la primavera. Entrano in scena le big e il torneo che a parole non piace a nessuno diventa obiettivo per tanti. Non solo chi rischia di fallire la stagione e pensa di salvarla arrivando alla finale di metà maggio all'Olimpico.

E' il paradosso che vive la competizione che mette insieme grandi, piccole, serie B e il meglio della Lega Pro. Disegnata su misura per far arrivare in fondo le favorite - e dunque niente trappole, se possibile, prima del rendez vouz di gennaio e febbraio - da qualche tempo sta scalando la classifica degli interessi. Vincerla porta un pizzico di gloria e anche un po' di soldi. Quanti? Dipende da chi alza il trofeo, ma se a farlo è una squadra rimasta fuori dal giro europeo l'assegno può arrivare anche a una decina di milioni di euro minimo. 

La porta sull'Europa e un montepremi milionario

Il calcolo è presto fatto. La Coppa Italia ha un montepremi suo che regala alla vincitrice un assegno non trascurabile: nella passata stagione è stato di 2,5 milioni di euro (1,4 per la finalista) cui bisogna aggiungere la suddivisione in parti uguali dell'incasso dello stadio Olimpico nel giorno dell'atto conclusivo. Juventus e Lazio nel maggio 2015 hanno messo in tasca altri 1,6 milioni a testa. Esserci, dunque, vale dai 3 ai 4 milioni e non è male come base di partenza.

Vincerla dà accesso, poi, alla Supercoppa italiana che significa un altro bonus derivante dalla suddivisione della cifra messa a disposizione del Paese che ospita la partita. A Shangai in agosto (anche se i soldi non sono ancora arrivati) 3 milioni e l'anno prima in Qatar 2,5: diviso a metà è comunque un discreto gruzzolo. Attenzione: il meccanismo non esclude l'eventuale perdente della finale qualora chi vince la Coppa Italia faccia il double con lo scudetto.

Poi c'è l'accesso diretto all'Europa League, come da riforma di Platini a partire dalla scorsa stagione. Vale una stima non inferiore ai 6 milioni che è quanto hanno incassato l'anno scorso Inter e Torino tra premi Uefa e market pool televisivo fermandosi agli ottavi di finale. Chi è andato avanti come Napoli e Fiorentina, giunti alle semifinali, ha preso molto di più: 12,2 e 10,5 milioni.

Da quest'anno il montepremi Uefa è suddiviso in maniera ancora più ricca e la sole partecipazione al girone vale 2,4 milioni con 360mila euro per ogni vittoria. Non si gioca per la gloria, dunque, anche se non è la montagna di denari della Champions League...

Ascolti e diritti tv in crescita: piace la nuova formula

Che la nuova Coppa Italia, quella che protegge il cammino delle big, sia un prodotto interessante se ne sono accorte anche le tv. Gli ascolti sono in crescita e il piatto fa gola soprattutto dagli ottavi di finale in poi, quando entrano in gioco le grandi. Un anno fa la sfida a gennaio degli ottavi di finale Inter-Sampdoria ha calamitato su Rai Uno 3.750.000 telespettatori con uno share del 12,9%. In semifinale Juventus-Fiorentina si è spinta a 7.092.000 (24,6%) e la finale Lazio-Juventus ha registrato numeri da nazionale: 9.202.000 ascolto medio e 33,7% di share.

Non un exploit casuale, considerato che nella stagione precedente la notte tragica dell'Olimpico con la trattativa tra Genny 'a Carogna e le autorità dello Stato dopo gli incidenti costati la vita a Ciro Esposito aveva tenuto incollati davanti ai teleschermi 8.800.000 italiani, uno su tre in quel momento al televisore. La Coppa Italia, insomma, vale e costa meno di altre manifestazioni i cui diritti sono ormai inavvicinabili per tanti.

L'ultimo bando ha visto la Rai spendere 67 milioni di euro per i diritti del triennio 2015-2018; meno dei circa 84 preventivati dalla Lega, ma più dei 60 del ciclo precedente con un incremento superiore al 10%. E senza la partecipazione di Sky all'asta con la corsa, per la prima volta, di Discovery Eurosport come terzo incomodo tra Rai e Mediaset.

Stadi vuoti (ma adesso arrivano le big)

Il tasto dolente sono gli stadi vuoti. L'ultimo turno è stato imbarazzante: 30mila spettatori complessivi per le 8 partite di cui 10mila solo a San Siro per Milan-Crotone grazie alla generosa partecipazione dei tifosi calabresi. Altrimenti sarebbe andata peggio. A Modena per Carpi-Vicenza, però, si sono presentati in 600. I numeri della Capital One Cup inglese sono lontani anni luce (32mila di media per i quarti di finale con solo il Manchester City in casa tra le big) e anche la Copa del Rey fa venire un pizzico d'invidia: 67.703 per Barcellona-Villanovense così come un anno fa Real Madrid-Cornellà ne richiamo 57mila al Bernabeu.

Ora che scendono in campo le grandi i numeri sono destinati a cambiare. Negli ottavi di finale c'è quasi sempre almeno un match di grande interesse che alza la media: Juventus-Torino quest'anno, Inter-Sampdoria (38.497) e Juventus-Verona (39.302) un anno fa e Napoli-Atalanta (35.000) nel 2013-2014. Giusto per dare un'idea di cosa accadrà d'ora in poi, la media negli ottavi si assesta intorno alle 15mila presenze, non distantissimo dai 22mila delle partite di campionato.

Poi arrivano i big match e i grandi incassi. Un anno fa i quarti di finale portarono allo stadio 91mila persone (media 22.767) e le semifinali 137.567 (media 34.391). Certo, altrove la coppa è più democratica e prova a favorire le belle storie delle piccolissime che ospitano i giganti e li sgambettano. Ma questa è l'Italia e la formula come pensata dalla Lega sta fruttando.

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