Argentina a un passo dal sogno, ma che noia contro l'Olanda

Semifinale deludente e senza reti: ai rigori decidono le parate di Romero. Messi, una finale per raggiungere Maradona - Le pagelle - La diretta via Twitter  - Il dramma del Brasile

La gioia dell'Argentina al gol decisivo di Maxi Rodriguez – Credits: Ansa

Giovanni Capuano

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Non era mai successo che una semifinale mondiale chiudesse i 120 minuti senza un gol segnato. E non era mai accaduto che l'Olanda, un tempo maestra del calcio totale, non tirasse nemmeno una volta verso lo specchio della porta in una gara mondiale (1966-2014), peraltro imitata dall'Argentina con la sola eccezione di una punizione centrale di Messi e di un pallonetto di testa abortito da Palacio. Insomma, non era mai accaduto che una gara di questa importante e livello partorisse lo spettacolo deludente della sfida di San Paolo che manda l'Argentina alla finale del Maracana e condanna l'Olanda alla finalina che sarà il festival della malinconia e dei rimpianti, perché difficilmente gli orange dimenticheranno il pomeriggio dell'Itaquerao, vissuto nella propria metà campo a difendere un pareggio buono solo per andare ai rigori. Dove dal cilindro di Van Gaal non è uscita alcuna magia, Cillesen ha confermato di non essere un portiere da rigori (ne ha presi zero su 20 in carriera compresi i 4 di ieri) e Romero si è trasformato in eroe del suo popolo.

Avanti l'Argentina, dunque, ma al Maracana dovrà fare molto di più per contrastare lo strapotere fisico e tattico della Germania. La certezza è che la squadra di Sabella non si consegnerà alle verticalizzazioni tedesche come il dissennato Brasile di Felipao, però Messi e compagni hanno l'handicap di 24 ore in meno di riposo amplificato dal fatto di uscire da 120 minuti di battaglia fisica a centrocampo mentre i panzer si sono riposati scherzando il Brasile. Indizi che portano a un pronostico sbilanciato verso la Germania in una sfida che sarà la riedizione delle finali del 1986 (quello che ha consegnato Maradona alla leggenda) e del 1990 (finale affogata nella noia fino al rigore di Brehme). In ogni caso è il meglio che questo Mondiale poteva offrire: la migliore europea contro la sudamericana più solida, bloccata ai limiti del cinismo anche per proteggere una difesa non eccelsa nelle individualità.

Se si parla già della finale che sarà è, soprattutto, perché la semifinale ha offerto uno spettacolo ai limiti dell'indecenza. Solidarietà totale alle migliaia di tifosi argentini e olandesi che si sono indebitati (nel vero senso della parola) per arrivare a San Paolo e acquistare uno dei preziosi tagliandi, venduti al mercato nero anche cifre superiori ai tremila euro. Roba da class action per riavere indietro almeno i soldi, dato che le emozioni non le potrà riavere nessuno e alla fine godono solo gli argentini che possono continuare a sognare un Maracanazo storico. Nel poco che si è visto in campo, spicca l'appuntamento con la storia che Robben ha mancato per la seconda volta in quattro anni. A Johannesburg era stato Casillas con un piede a ricacciargli in gola l'urlo del gol che avrebbe reso immortale l'Olanda. Questa volta ci ha messo il gambone Mascherano quando, al minuto 90 appena scoccato, l'attaccante del Bayern si è presentato a tu per tu con Romero. E' stata la prima volta in cui gli arancioni sono entrati in area di rigore avversaria. L'unica perché non si sono più ripetuti fino a quando i rigori non li hanno costretti a tirare verso la porta di Romero.

L'altra fotografia sbiadita e deludente è quella di Leo Messi. Van Gaal gli ha costruito intorno una gabbia ben studiata, recuperando all'ultimo secondo anche De Jong che doveva essere out per tutto il Mondiale. Le attenuanti per la Pulce, però, finiscono qui perché la sua presenza si sta facendo sempre più impalpabile col passare delle partite. Positivo contro la Bosnia, decisivo con l'Iran e autore della prima doppietta iridata contro la Nigeria, Leo ha griffato solo l'assist per Di Maria che ha spazzato l'incubo di essere eliminati dalla Svizzera. Contro l'Olanda ha battuto una specie di record, non toccando nemmeno un pallone nell'area di rigore avversaria. E' stanco, consumato, con le gambe pesanti come ha confessato anche a chi lo conosce. E', forse, anche schiacciato dal peso di dover aprire la porta per l'eternità sapendo che non ci sarà una seconda opportunità perché questo è il suo Mondiale. 

I 120 minuti del San Paolo si possono riassumere così. Il resto è stato noia e grande lavoro tattico, con Sabella e Van Gaal che hanno pazientemente chiuso tutte le linee di passaggio e tenuto gli uomini dietro la linea della palla. L'Argentina è stata un po' più intraprendente e a metà ripresa si è trovata anche con in campo contemporaneamente Messi, Palacio, Aguero e Lavezzi. Non è durata molto e, soprattutto, non ha prodotto alcuna scossa. L'Olanda, che un tempo inventò il calcio totale insegnandolo al resto del mondo, ha giocato a tratti con un 6-3-1 che più speculativo non si può. Ha perso, non si può dire senza esserselo meritato.

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