Calcio

Agnelli e Tavecchio, tregua (non pace) in nome delle riforme

Il presidente della Juventus e l'appoggio condizionato al capo della Figc. Ma se ci fossero alternative?

UEFA Conference 'Respect Diversity'

Giovanni Capuano

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Può essere che un giorno Andrea Agnelli e Carlo Tavecchio andranno d'amore e d'accordo. Quel giorno, però, non è oggi e la pace scoppiata con l'endorsement pubblico del numero uno della Juventus a pochi mesi dalle elezioni federali ("Due anni e mezzo dopo possiamo dire che Tavecchio e Uva hanno una conoscenza e una percezione della macchina amministrativa molto superiore") va valutata più nell'ottica di un ragionamento all'insegna del pragmatismo. Una tregua, magari non più armata, la cui stabilità andrà però verificata nei prossimi mesi.

Di sicuro siamo lontani anni luce dall'etichetta di "inadeguato" appiccicata più volte - l'ultima proprio un anno fa - da Agnelli a Tavecchio. I due si sono riavvicinati e alcune mosse del presidente della Figc sono andate nella direzione auspicata da Agnelli. Non è solo la nomina di Evelina Christillin, certamente non sgradita a Torino, in seno alla Uefa: alcune delle riforme per ora abbozzate e che vanno completate, a partire dalla riforma dei campionati, sono state giudicate nel solco di una strada che porta alla modernizzazione del calcio italiano.

Il ticket con Uva e il richiamo alle alternative

Niente più guerra, insomma. Però, e le parole di Agnelli vanno lette con attenzione, esistono alcune condizioni poste perché l'endorsement diventi vero e proprio appoggio incondizionato. Intanto il richiamo al ticket con Michele Uva, direttore generale della Figc con un passato al Coni e contatti forti presso Uefa e Fifa. Per il presidente juventino è parte integrante del processo riformatorio che si sta producendo, quasi una garanzia. Così come non va sottovalutato il passaggio sullo "smarcamento da tutor invasivi" (riferimento a Lotito) che andrà ribadito ora che il momento del voto si avvicina.

Infine la porta lasciata aperta ad altre candidature. "In assenza di alternative, che nel caso valuteremo, questo è un ticket che può dare le migliori garanzie per assicurare quelle riforme di cui il calcio italiano ha bisogno" ha detto Agnelli. Oggi non si vede nessuno all'orizzonte, domani chissà. Dunque Tavecchio può incassare con soddisfazione la fine della guerra dichiarata, ma per la pace c'è tempo. Non è un risultato da poco considerato il punto di partenza, ovvero un opposizione senza se e senza ma con punte e toni altamente polemici. Per la storia d'amore, però, bisognerà attendere e, soprattutto, misurare i risultati nei prossimi mesi.

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