Calcio

Agnelli, Pogba e il salto indietro della Juve sul mercato

Il gioiello francese e gli altri non sono incedibili: così Andrea smentisce Marotta. La Juve può rifiutare grandi offerte?

Soccer: Serie A; Roma-Juventus

Giovanni Capuano

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La premessa è che la Juventus ha operato benissimo sin qui sul mercato. Veloce, pragmatica nel lasciar andare due senatori e avviare il nuovo ciclo, pronta a investire somme importanti e a gettare un ponte verso il futuro con tanti giovani che la renderanno ancora a lungo il punto di riferimento tecnico del calcio italiano. Dunque è impossibile assegnare un voto non alto a Paratici-Marotta-Agnelli in rigoroso ordine di operatività. Adesso il lavoro va completato inserendo quelle due o tre pedine che ancora mancano per consegnare ad Allegri una rosa perfettamente funzionale al suo progetto tattico. Parte del lavoro è già abbozzato, il resto dipende dalla Juve e non solo, visto che arrivare a un giocatore come Oscar (o come Isco) è la somma di più fattori in cui potenzialità economica e volontà di spendere non sono le uniche componenti.

Detto questo, però, non si può non sottolineare come la frase di Andrea Agnelli sulla non incedibilità di Pogba, e in generale di qualsiasi calciatore, meriti di essere approfondita e lasci spazio a una piccola nuvola in un cielo che pareva terso. Le parole di Marotta dall'incontro con il Barcellona in poi erano state nette e definitive: Pogba lo vogliono in tanti, ma la Juventus ormai non è più una società che deve vendere e ha la forza di rifiutare anche un'offerta da capogiro come gli 80 milioni portati in dote da Braida e Soler. Chiaro no? Agnelli, invece, non solo non ha ribadito il concetto, chiudendo a quel punto definitivamente la porta per questa estare, ma l'ha ribaltato usando come termine di paragone una delle vicende di mercato più strane e divisive della storia recente della Juventus come la cessione lampo di Vieri all'Atletico Madrid.

Agnelli che dice che i giocatori (tutti) sono incedibili solo dal giorno la chiusura del calciomercato è più simile all'Agnelli di qualche tempo fa, lucido nell'argomentare l'impossibilità del calcio italiano di trattenere i suoi top player davanti alle pressioni delle grandi d'Europa, piuttosto che all'Agnelli che guida una corazzata che quest'anno ha fatto un fatturato da record in grado di scegliere le sue strategia di mercato piuttosto che subirle. Che potesse, ad esempio, fare ottime plusvalenze e risparmi nel monte ingaggi cedendo Llorente, Tevez, Pirlo e qualche altro pezzo minore per far posto ai nuovi, resistendo a ogni altra tentazione se l'intenzione era quella di resistere.

Il discorso di Marotta significava questo. Agnelli ha riportato indietro nel tempo le lancette. Nessun dramma, per carità, anche perchè è legittimo che un club si interroghi sull'opportunità di monetizzare una qualsiasi operazione di mercato a cifre che sarebbe immorale non prendere in considerazione. Però la doppia lingua in cui si sono espressi presidente e amministratore delegato della Juventus non può non essere notata. Il messaggio sarà arrivato forte e chiaro nelle capitali del calcio europeo. Per come è andata nelle ultime stagioni i tifosi possono stare tranquilli perché la Juve sa quello che vuole. Solo due verità così distanti non possono coesistere e ora la politica bianconera sembra più chiara a tutti.

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