Miami Heat v Toronto Raptors - Game Seven
Basket

Nba, Toronto Raptors: da franchigia 'sfigata' a finalista di Conference

Ecco perché la finale con i Cleveland Cavs è un evento storico per i canadesi, ieri squadra perdente e oggi nella top 4 della lega

Non i Boston Celtics, e neanche i New York Knicks. La finale della Eastern Conference 2016 mette di fronte due franchigie, Cleveland e Toronto, storicamente ‘underdog’ – ammesso che si possa definire ‘perdente’ una squadra in cui milita LeBron James… - ; in particolare i Raptors che nella loro (breve) storia non hanno avuto tra le loro fila nessun Prescelto, venendo spesso relegati nel ruolo di squadra ‘sfigata’ di seconda se non terza fascia, particolarmente simpatica (e nota) a noi italiani sin dagli anni ’90 per aver fatto esordire il primo azzurro, Vincenzo Esposito, in Nba e aver scelto Andrea Bargnani con la prima chiamata al draft 2006.

Anche  per questo il primo approdo di Toronto in una finale di Conference ha un significato del tutto particolare. Soprattutto per una franchigia nata nel 1995, nel periodo di ‘espansione’ dell’Nba in Canada, che ha portato anche alla nascita dei Vancouver Grizzlies poi emigrati a Memphis causa la scarsa attenzione del pubblico, conseguenza degli altrettanto scarsi risultati della squadra.

Non va molto meglio ai Raptors che nei loro primi anni della lega collezionano strisce negative impressionanti, in particolare nella stagione ‘97-’98 dove raccolgono solo 16 vittorie a fronte di 66 sconfitte

Nel 1999, la svolta: la prima scelta al draft permette a Toronto di accaparrarsi, da North Carolina, Vince Carter che con la sua crescita porta la franchigia a raggiungere per la prima volta i playoff – sconfitta al primo turno con New York – e la semifinale di Conference nel 2001, con il tiro proprio di Carter che si spegne sul ferro all’ultimo secondo di gara 7 contro i Philadelphia 76ers.

Da quel momento per i Raptors inizia una nuova discesa, complici anche gli infortuni, che li porta nel 2005 alla cessione di Carter ai New Jersey Nets e alla promozione di Chris Bosh al ruolo di leader della squadra. Il 2006 è un altro anno cruciale: dopo il licenziamento di Rob Babcock, Bryan Colangelo diventa il nuovo gm dei canadesi ed è proprio lui a scegliere Andrea Bargnani alla posizione numero uno al draft, oltre che ad aprire un canale diretto con l’Europa testimoniato anche dall’arrivo di Garbajosa e Anthony parker, rispettivamente da Malaga e Tel Aviv.

Nel primo anno della gestione Colangelo i Raptors vincono il titolo dell’Atlantic Division (47 vinte e 35 perse il record totale) e tornano ai playoff dopo cinque anni di assenza, venendo sconfitti in una combattuta serie di primo turno dai New Jersey Nets. Dopo un'altra apparizione nella postseason e un’altra eliminazione al primo turno seguono anni difficili per Toronto, sconquassati ripetutamente da trade – sono tante le meteore transitate in Canada.. - e cambi di allenatore fino alla partenza dell’ex leader, ormai separato in casa, Chris Bosh, nel 2009, che però non cambia il trend negativo della franchigia.

La risalita dei canadesi inizia proprio alla fine del ciclo Colangelo, che lascia nel 2013 dopo una stagione comunque positiva, se non altro dal punto di vista delle vittorie tra le mura dell’Air Canada Center. Al suo posto arriva il GM nigeriano Masai Ujiri, Executive of The Year 2013, e primo non americano a vincere il premio. Con lui i Raptors iniziano un percorso di ricostruzione basato sulle cessioni di Rudy Gay e di Andrea Bargani e sull’innesto di nuove leve che avrebbero formato lo zoccolo duro della squadra allenata oggi da coach Dwane Casey. 

Insomma l’approdo dei Raptors alla loro prima finale di Conference viene davvero da lontano. E se non sarà facile avere a che fare con Cleveland e LeBron James – il passaggio di Toronto è pagato 5.50 contro l’1.15 dei Cavs – i canadesi possono dire di avere, a oggi, una squadra vincente e di gran moda, anche per merito di alcuni endorsement, in particolare quello del rapper Drake (tifoso e ambasciatore della squadra), che sembravano impensabili fino a poco tempo; soprattitto per una franchigia i cui tifosi erano oggetto di ogni tipo di presa in giro..

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