Red Bull Air Race: una folle "corsa" nei cieli di Gdynia

Gli aerei acrobatici atterranno in Polonia e incantano 130 mila spettatori. Noi c'eravamo - Foto

I 130 mila spettatori arrivati a Gdynia, Polonia, ammirano le evoluzioni dei piloti del Red Bull Air Race. – Credits: Red Bull

Teobaldo Semoli

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Dici aereo e alzi subito gli occhi al cielo, ma per ammirare dal vivo le evoluzioni del Red Bull Air Race di Gdynia, in Polonia, basta volgere lo sguardo poco sopra le acque del Mar Baltico, all’altezza (25 metri) degli air gates galleggianti che i piloti devono attraversare in una folle corsa contro il tempo. 

In mezzo ci sono giri della morte (looping), curve e chicane a 370 chilometri orari che sottopongono questi fenomeni dell’aviazione, prestati alle gare, a una forza di 10G, che vuol dire sostenere il peso del proprio corpo moltiplicato per 10. Per questo i piloti indossano una speciale tuta che fa sì che il sangue non defluisca totalmente dalla parte alta del corpo causando quello che in gergo si definisce g-Lock: il cervello rimane senza sangue e il pilota sviene. Non la cosa migliore mentre si è al comando di un aereo…

 

Osservando i velivoli parcheggiati nell’aeroporto militare di Gdynia, prima della gara, balza subito all’occhio una cosa: sono piccoli (con meno di 7,6 metri di apertura alare) e incredibilmente leggeri. Soprattutto sono veloci, tanto che potrebbero raggiungere fino a 450 chilometri orari di velocità se il limite non fosse fissato a 370 per ragioni di sicurezza.

La gara si svolge in maniera molto semplice: i piloti devono completare due giri all’interno di un circuito fatto di 12 piloni entro i quali gli aerei devono passare a una certa altezza (il 40% dell’altezza totale del pilone) e in volo perfettamente orizzontale, pena una sanzione di due secondi sul tempo finale. Il resto è tutt’altro che elementare. Nelle tre manche della gara i piloti scelgono strategie diverse, passando più o meno vicino agli air gates, con il sempiterno limite fisico della Forza-G e quello umano, di sopravvivenza, dovuto al fatto che il mare è dannatamente vicino alla traiettoria degli aerei. Tanto vicino che viene naturale domandarsi come sia è possibile che nessuno finisca dentro l’acqua. 

In realtà uno degli organizzatori racconta che nel 2010 l’MXS-R del pilota brasiliano Adilson Kindelmann terminò la sua corsa nelle acque dello Swan River di Perth, spezzandosi in due nell’impatto con l’acqua. Fortunatamente la cellula in fibra di carbonio resistette al terribile impatto e il pilota riuscì a riemergere dall’acqua in meno di un minuto. “Per questo tutti i nostri piloti devono superare un severo test di emersione per i casi di ammaraggio” mi spiega l’organizzatore Red Bull che è anche dei collaudatori degli aerei del marchio. Mi confessa che il suo sogno sarebbe diventare un pilota dell’Air Race. Glielo lascio volentieri. 

Nel frattempo la gara è giunta alla Super 8 in cui i migliori otto piloti si sfidano per entrare in finale. Sul molo di Gdynia sono accorsi oltre 130 mila appassionati che lanciano un “oooh” di stupore quando Paul Bonhomme, campione del mondo in carica e secondo nella classifica mondiale, si becca una penalità per un passaggio troppo l’altro all’interno di uno degli air gates. L’errore gli costa la finale e probabilmente le ultime chance di replicare il titolo dello scorso anno. Dopo l’atterraggio la rabbia dell’inglese è tale da fargli perdere il tipico aplomb britannico: “Spero che dietro la decisione dei giudici non ci sia sotto niente, altrimenti ne sarei molto turbato”. Un pizzico di polemica che mi fa sentire un po' meno lontano da casa.

In finale ci arrivano il leader della classifica mondiale, l'austriaco Hannes Arch, e il veterano Nigel Lamb, classe 1955, rispettato e venerato da appassionati e piloti come uno dei grandi di questo sport e attorno al quale aleggiano leggende (assolutamente confermate) degne del più epico dei film di guerra: nel secondo conflitto mondiale suo padre è stato un pilota della Raf, la forza aerea britannica decisiva nel resistere all’attacco tedesco prima dell’arrivo degli americani. Come si fa a non venerare uno così? E in effetti la sua ultima prestazione è degna del suo pedigree ma la vittoria va al più giovane Arch e al suo stile aggressivo, che gli vale un secondo e 4 decimi di vantaggio sull'avversario. Con Bonhomme fuori gioco per lui il mondiale è veramente a un passo.

In conferenza stampa i piloti commentano le loro acrobazie come stessero commentando una moviola calcistica. Dalle loro parole traspare una carisma e una sicurezza difficili da spiegare. Sarà merito della divisa o del coraggio che serve correre nel campionato Air Race. Due cose che noi comuni mortali non avremo mai. 

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