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Il maschilismo dell'aria condizionata

Le donne che in ufficio si lamentano del troppo freddo lo fanno con cognizione di causa

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Barbara Massaro

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Alla fine avevano ragione loro. Le colleghe donne che d'estate in ufficio arrivano col golfino e che stocciolano santi nei confronti di chi ha programmato la temperatura dell'aria condizionata aziendale lo fanno legittimamente perchè, udite, udite, anche il condizionatore d'aria è maschilista.

O meglio è un retaggio di un passato nel quale in ufficio stavano per lo più gli uomini mentre le donne preparavano torte e crescevano figli.

L'equazione che termina la temperatura giusta da mantenere in un locale di lavoro risale, infatti, agli anni '60 ed era stata determinata in base alla temperatura corporea e al metabolismo di un uomo di circa 40 anni per 70 chili di peso.

A scoprire l'origine del male di vivere delle donne lavoratrici d'estate sono stati i ricercatori dell'Università di Maastricht che hanno coinvolto un buon numero di donne applicando loro dei sensori che stabilissero metabolismo e calore corporeo.

Si è scoperto che il metabolismo di una donna rispetto a quello di un uomo è ridotto di circa il 25% e questo determina che un uomo per stare bene in maglietta a maniche corte ha bisogno di una temperatura di 21 gradi, una donna di 24 gradi. Questo succede perchè la donna ha più grasso che muscoli e il grasso corporeo genera meno calore del muscolo. 

La vera domanda a questo punto è: in ufficio meglio una donna congelata o un uomo sudato?

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