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Aerei, siamo pronti a un volo di oltre 20 ore in Economy?

La compagnia australiana Qantas, che intende lanciarli, condurrà test per capire come reagisce il nostro corpo alle trasvolate di quasi un giorno

Aerei-apertura

Marco Morello

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La tecnologia permette di compiere imprese mirabili, di abbattere barriere che un tempo erano giudicate impensabili. Di spalancare frontiere a tutti, non solo a pochi addestrati eletti. Freniamo subito qualsiasi scatto d’entusiasmo: non stiamo parlando di escursioni di massa nello spazio, ma di qualcosa di altrettanto spettacolare sul piano del tempo. Ovvero rimanere in aria per circa 20 ore, quasi un giorno intero, attraversando un buon pezzo di pianeta. Non appesi a un aquilone o in una navicella, ma dentro un normalissimo aereo. Un record. Con un postulato cruciale sullo sfondo: quello che la tecnologia consente, non è detto che il corpo umano sopporti. Ecco, è lecito chiedersi come reagisca il nostro organismo a starsene strizzato tanto a lungo su un sedile, con rari diversivi a disposizione tra cui una passeggiata verso il bagno o un’escursione sul fondo del velivolo per assumere altre calorie formato snack o succhi di frutta.

La risposta non è scontata, il tema non è affatto pigro, considerando che l’aviazione del futuro consentirà trasbordi sempre più in grado di mettere alla prova la nostra pazienza, il nostro tasso di sopportazione. Già in questo articolo vi avevamo raccontato alcuni stratagemmi messi in atto dalle compagnie: cibo gonfio d’acqua, che stimola la necessità di un pellegrinaggio alla toilette e dunque di muovere in minimo i muscoli anziché svenire in maratone di serie televisive o davanti ad altre armi di distrazione di massa. La novità, che ribadisce la centralità della questione, è che un vettore storico (ha quasi 100 anni di storia) come Qantas, abbia deciso d’indagare in maniera più sistematica e scientifica.

Non per curiosità o per intitolarsi campionati d’etica nel settore. No, per puro opportunismo. O lungimiranza commerciale, diciamo così. Scegliete voi. Di sicuro entro il 2022 intende lanciare voli diretti tra Sydney e New York e viceversa, così come tra Sydney e Londra, ma prima vuole vederci chiaro. Entro ottobre piazzerà circa 40 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio su dei Dreamliner della Boeing, mezzi già capaci di coprire ingenti distanze. Non saranno persone comuni, cavie dell’aviazione civile, valorosi della quota, ma gruppi di suoi dipendenti. Che daranno un contributo «dal valore inestimabile» (il virgolettato va attribuito al Ceo in persona), per capire che diamine succede al nostro corpo se mima le condizioni di una sardina per un intero ciclo di giorno e notte.

Per la precisione parliamo di 20 ore e 20 minuti di viaggio (quindi nessuna approssimazione per eccesso, anzi…). E i test saranno di tipo medico: si studieranno le variazioni dei principali parametri vitali prima del decollo e dopo l’atterraggio. Pressione del sangue, condizioni del cuore e altre cose astruse che, per assecondare slanci d’ipocondria, fingiamo di sapere cosa significhino. Forse, non è facile ironia, dovrebbero essere aggiunti approfondimenti di natura psicologica. Anche perché non c’è scampo. Sarà tutto come sempre, come siamo abituati finora. Qantas aveva parlato della possibilità di ospitare una sorta di palestra a bordo e un bar e delle cuccette e altre meraviglie fantascientifiche per alleviare le fatiche della traversata. Ma forse, resasi conto dell’impraticabilità della cosa (o solo dell’anti-economicità), ha virato verso una più generica area wellness. Che, di fatto, ci aspettiamo sarà uno spazio in cui rimanere in piedi per un po’ senza disturbare troppo l’equipaggio e chi sta dormendo, leggendo o vedendo un film sul suo sedile. E sì, supplichiamo di essere smentiti.

Non resta che aspettare l’esito degli studi. Nella speranza che i dipendenti della compagnia non siano degli Iron Man del cielo, ma viaggiatori comuni che, come noi, un po’ rabbrividiscono all’idea di rimanere imprigionati in un cubicolo svolazzante per 24 ore o poco ci manca.

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