A spasso per gli States: a Orlando tra Harry Potter e Spiderman

In Florida sulle tracce del Peter Pan che si nasconde in ognuno di noi

Orlando, Florida

Martina Panagia

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L'aria è bagnata. Si respira acqua tanto è alto il livello di umidità. La mia asma da umido ne soffre moltissimo, la mia testa scoppia e la tengo continuamente sedata da innumerevoli antidolorifici. C'è un caldo soffocante, il sole scotta da ustionare e questa è la stagione delle piogge. Significa che ogni santo giorno, dalle 4pm alle 5 pm, diluvia con lampi e tuoni. Puntuale. Ma la bambina che c'è in me è felice.

Qui si abbandonano le preoccupazioni ed i pensieri, per immergersi in un mondo animato di giocattoli, mostri e personaggi dell'infanzia. Mi sono ricordata di quanto era bello sognare le avventure della Sirenetta e vivere la bellezza di Biancaneve, di quanto fosse divertente farsi sballottare a tutta velocità dalle montagne russe e di soffocare di adrenalina poco prima di partire sparata a 150 km/h sopra un roller coaster. Per tre giorni ho lasciato a casa la Martina adulta e con delle responsabilità, per lasciare libera la Martina bimba che ogni tanto ha bisogno di uscire e sfogarsi un po'. È terapeutico. Dovrebbero prescrivere a molti manager stressati un paio di giri ad Orlando per visitare Disneyworld o gli Universal Studios...e tra l'altro Universal batte Disney su tutti fronti: attrazioni più nuove e più adrenaliniche dove si possono divertire anche i più grandi.

Ho comprato la maglietta The Muppets e ho fatto 45 minuti di fila per catapultarmi a Springfield con i Simpson, ho seguito le magie di Harry Potter, bevuto Burrobirra e mangiato Cioccorane, percorso la Marvel way costellata dai Supereroi che erano i miei idoli e mi sono fatta prendere a calci da Hulk. Ho corso tra la pioggia per andare a ripararmi sotto una ragnatela di Spiderman e stavo seriamente pensando di tornare a casa con la coroncina di Wonder Woman.

Farsi prendere dalla sindrome di Peter Pan ha un costo, come tutto. Alto: 100 dollari a cranio per ogni parco, più una cinquantina per souvenir e cibo. Ne vale la pena peró, per tornare bambini e spararsi in vena una dose di stupore e risate che nel mondo degli adulti si fatica sempre più a trovare.

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