Scienza

Ilaria Capua, la scienziata accusata e prosciolta: "Ferita che non si rimargina"

L'incredibile storia della virologa famosissima in tutto il mondo, costretta a lasciare l'Italia dopo essere rimasta coinvolta in un'inchiesta

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"Mi sento sfregiata. Come se mi avessero buttato addosso l'acido. E certe ferite non se ne vanno". Così, in un colloquio con il Corriere della Sera, la virologa Ilaria Capua commenta il suo proscioglimento dall'accusa di aver diffuso il virus dell'aviaria per fare soldi con l'offerta di un vaccino.

Facciamo un salto indietro. Ilaria Capua è una virologa italiana, notissima per i suoi studi e per essere stata la prima a isolare il virus H5N1, quello dell'influenza aviaria umana. Dopo aver individuato la sequenza genetica del virus, ha anche deciso di renderla pubblica, in open source, tanto da entrare tra i primi 50 scienziati al mondo secondo la rivista Scientific American.

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Capua viene anche eletta deputato, nelle liste di Scelta Civica. Poi all'improvviso due anni fa, nell'aprile 2014, viene coinvolta in un'inchiesta romana su una presunta cessione illecita di virus ad aziende farmaceutiche. Per lei inizia un inferno dal quale è riuscita a liberarsi soltanto in questi giorni, con il "non luogo a procedere perché il fatto non sussiste". Nel frattempo però ha lasciato l'Italia.

Da poche settimane Ilaria Capua dirige un centro di ricerca in Florida. Negli Usa, spiega: "Mi hanno risposto che conoscono bene la mia storia e che le accuse erano così assurde da non essere di loro interesse. Era una faccenda chiusa da anni, in America. Avevano fatto delle verifiche. Ero appesa da due anni a una inchiesta di cui non avevo notizie. Non ne potevo più. Mi sentivo un'anatra zoppa. Impotente".

"Un giorno arriva una mail da Lirio Abbate dell'Espresso: 'Posso farle qualche domanda?' Pensavo fosse per Ebola. Gli mando il telefono, mi fa tre domande. E mi ritrovo in copertina: Trafficanti di virus. Con le intercettazioni perfino di telefonate con papà, che era appena morto. Una mazzata alla nuca".

"Anche se si trattava di accuse senza senso", racconta, "non avevo più il coraggio di uscire, di andare dal fruttivendolo, di girare per il paese padovano dove vivevo". Intervistata anche da Repubblica, la ricercatrice afferma che questa storia ha "sconvolto" la sua vita. "La mia carriera politica distrutta, un gruppo scientifico di prim'ordine smembrato. Io mi sono trasferita qui in Florida, il mio braccio destro lavora a Vienna. Quarantuno persone perbene indagate e fatte fuori dalle loro posizioni senza troppi complimenti, le parcelle degli avvocati. Sono contenta che sia finita, non ne potevo più di questa storia. Che comunque mi ha insegnato molto". 

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