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India, dieci anni dopo: un Paese che da scommessa è diventato sistema

India, dieci anni dopo: un Paese che da scommessa è diventato sistema

A dieci anni dall’avvio della presenza in India di D’Andrea & Partners, chiediamo all’Avv. Carlo D’Andrea — Managing Partner dello studio e Vicepresidente nazionale della Camera di Commercio dell’Unione Europea in Cina — di rileggere questo percorso. Non tanto per raccontare una storia aziendale, quanto per utilizzare quell’esperienza come chiave di lettura della trasformazione dell’India nell’ultimo decennio.

“Dieci anni sono abbastanza per capire se una scelta aveva una logica strategica oppure no”, osserva D’Andrea. “Quando abbiamo deciso di avviare la nostra presenza in India, nel 2015, lo abbiamo fatto in continuità con il percorso già intrapreso in Asia, in particolare in Cina. L’obiettivo era costruire una piattaforma capace di accompagnare le imprese europee nei principali mercati asiatici, non in modo episodico ma con una presenza stabile”.

Il contesto, però, era molto diverso da quello attuale. “Erano gli anni iniziali del primo mandato del Primo Ministro Narendra Modi. Si iniziava a parlare di riforme, ma molte direttrici erano ancora in fase embrionale. In particolare, proprio in quegli anni prendeva forma il programma Make in India, volto a rafforzare la capacità manifatturiera del Paese, attrarre investimenti esteri e posizionare l’India come hub produttivo globale. L’India era percepita come un mercato complesso, con un sistema regolatorio articolato e un livello di integrazione internazionale ancora limitato rispetto ad altre economie asiatiche”.

In quel momento, la scelta non era affatto scontata.

“Ricordo una delle prime visite a un potenziale cliente: percorremmo oltre cinque chilometri a piedi, attraversando un’area industriale senza strade tracciate. Per precauzione condivisi la mia posizione GPS con mia moglie. Può sembrare un aneddoto curioso, ma rende bene l’idea di cosa significasse operare in India in quel periodo: un contesto con grandi opportunità, ma anche con molte incognite operative”.

Nei primi anni, racconta, il lavoro aveva una natura quasi esplorativa. “Si trattava soprattutto di accompagnare le imprese nei primi passi, aiutandole a comprendere il contesto locale e a strutturare una presenza. Ma già allora era chiaro che, senza una presenza diretta e continuativa sul territorio, sarebbe stato difficile costruire relazioni solide”.

È proprio questo elemento — la presenza — che, secondo D’Andrea, ha fatto la differenza nel tempo. “Uno degli aspetti che abbiamo ritenuto fondamentali è stato garantire continuità operativa attraverso professionisti presenti stabilmente in India. Non un approccio ‘fly-in fly-out’, ma una presenza quotidiana, capace di interagire con clienti, controparti e istituzioni in tempo reale”.

Negli anni più recenti, questo modello si è ulteriormente consolidato con il trasferimento di un professionista italiano dalla sede di Shanghai a quella di Mumbai. Questo consente di colmare quel gap che spesso esiste tra approccio europeo e realtà locale, offrendo alle imprese un supporto più concreto e immediato”.

Nel racconto di D’Andrea, la crescita dello studio resta sempre sullo sfondo, come riflesso della crescita del Paese. E il Paese, nel frattempo, è cambiato profondamente.

“Negli ultimi dieci anni l’India ha compiuto un salto evidente. In meno di due decenni è passata dall’essere l’undicesima economia mondiale a collocarsi oggi tra le prime quattro per PIL nominale, avvicinandosi sempre più al terzo posto. È una traiettoria che riflette non solo la crescita del Paese, ma anche il suo crescente peso negli equilibri globali”, spiega D’Andrea, richiamando anche le dichiarazioni del Primo Ministro Modi nel febbraio 2026.

Nel 2023, l’India ha inoltre superato la Cina diventando il Paese più popoloso al mondo. “Ma il dato demografico da solo non basta a spiegare il fenomeno. È la combinazione tra dimensione del mercato, forza lavoro giovane e capacità produttiva che rende oggi l’India particolarmente interessante”.

D’Andrea invita però a evitare letture troppo semplicistiche. “Per anni si è detto che l’India fosse un’economia dei servizi. In realtà è anche una grande potenza agricola e ha sempre avuto una manifattura diffusa. Ciò che sta cambiando oggi è il peso relativo di questi elementi: l’industria si sta rafforzando e l’India si inserisce sempre più nelle catene globali del valore”.

Questo processo si inserisce in un contesto internazionale in evoluzione.

“Negli ultimi anni si è rafforzato in modo significativo il rapporto tra Europa e India. Le visite istituzionali, anche in occasione del G7, e le missioni economiche hanno contribuito a costruire un dialogo più strutturato. L’India è sempre più percepita come un partner strategico”.

In questo quadro si colloca anche il percorso dell’accordo commerciale tra Unione Europea e India. “All’inizio del 2026 è stato annunciato come accordo storico e politicamente concluso. È un passaggio molto rilevante, anche se restano i passaggi formali di attuazione. Se implementato, potrà avere un impatto concreto su accesso al mercato, investimenti e integrazione delle filiere”.

Parallelamente, osserva, si sta assistendo anche a un graduale riavvicinamento tra India e Cina. “Dopo anni di tensioni, si stanno riattivando flussi e collegamenti. Questo contribuisce a ridefinire l’equilibrio regionale e colloca l’India in una posizione sempre più centrale tra Europa e Asia”.

In questo scenario, anche la presenza italiana ha acquisito una nuova dimensione. “Oggi si contano oltre ottocento imprese italiane attive in India. Non si tratta più di una presenza sporadica, ma di un sistema industriale strutturato”.

Accanto alle imprese, si è progressivamente consolidato anche un vero e proprio Sistema Italia nel Paese.

La rete diplomatica italiana — con il Consolato Generale a Mumbai, i presidi a Bangalore e Calcutta, sotto il coordinamento dell’Ambasciata d’Italia a New Delhi guidata dall’Ambasciatore Antonio Bartoli — garantisce un presidio istituzionale stabile e qualificato.

A questa si affianca il ruolo dell’Italian Trade Agency (ITA/ICE), con uffici a New Delhi, Mumbai e Bangalore, diretti dalla Dott.ssa Antonietta Baccanari, che supporta le imprese italiane nei processi di internazionalizzazione e sviluppo commerciale.

Sul piano finanziario e del sostegno all’internazionalizzazione, operano inoltre istituzioni pubbliche come SACE e SIMEST, che supportano le imprese italiane nei processi di investimento all’estero attraverso strumenti di garanzia, finanziamento e partecipazione al capitale.

Infine, il confronto con le realtà europee è reso possibile anche attraverso associazioni e camere di commercio, che consentono di condividere esperienze e best practice in un contesto sempre più integrato.

È proprio questa combinazione — imprese, istituzioni, sistema finanziario e reti associative — che consente oggi di parlare non più semplicemente di presenza italiana, ma di un vero e proprio sistema strutturato e coordinato”.

Con l’evoluzione del mercato, è cambiato anche il tipo di assistenza richiesta. “Oggi le imprese non cercano più solo supporto per entrare nel mercato, ma per operazioni complesse: joint venture, investimenti industriali, proprietà intellettuale, compliance. È un livello completamente diverso rispetto a dieci anni fa”.

Questo si riflette anche nell’organizzazione sul territorio. “L’apertura dell’ufficio di Mumbai e lo sviluppo della presenza a New Delhi sono una conseguenza naturale. Mumbai è il centro economico e finanziario, New Delhi è il centro istituzionale e regolatorio. Per operare in India oggi è necessario presidiare entrambe le dimensioni”.

Guardando indietro, il bilancio è lineare. “Negli ultimi sedici anni abbiamo costruito un percorso internazionale che parte dalla Cina e si estende all’India, affiancato da una presenza in crescita in Vietnam e negli Emirati Arabi Uniti, che contribuisce a delineare un presidio sempre più articolato lungo le principali direttrici Asia–Medio Oriente. Si tratta di mercati diversi, ma sempre più interconnessi”.

E guardando avanti, la prospettiva è altrettanto chiara. “L’India continuerà a essere uno dei principali motori della crescita globale. Per anni è stata considerata un’economia difficile, in parte chiusa. Oggi resta complessa, ma è chiaramente in una fase di apertura e integrazione”.

Da qui anche la visione per il futuro. “I prossimi anni saranno una fase di consolidamento. Continueremo a rafforzare la presenza sul territorio, anche attraverso un presidio diretto sempre più strutturato, accompagnando le imprese in un contesto che diventa ogni anno più sofisticato”.

E conclude: “Dieci anni fa, l’India era una scommessa. Oggi è un sistema”.

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