Qualcuno ormai attempato ricorderà una celebre scena della saga di Guerre Stellari “L’impero colpisce ancora” nella quale alcuni robot si prendono cura delle gravi ferite riportate dal protagonista Luke Skywalker. Ebbene: un robot capace di occuparsi dei feriti in battaglia è quanto sta pensando di progettare l’Agenzia per la ricerca militare degli Stati Uniti (Darpa), Durante i combattimenti ad alta intensità l’assistenza medica sul campo viene sopraffatta, così gli ingegneri hanno immaginato uno sciame di robot che si possono unire tra loro in modo di riuscire a trascinare i feriti in salvo. Tali automi sarebbero anche in grado di stabilire le condizioni dei feriti e all’occorrenza di somministrare farmaci salvavita, finanche a trasformarsi per creare stecche attorno ad arti fratturati. Tutto questo è quanto viene specificato in un bando di gara il cui obiettivo sarebbe portare alla progettazione di una “soluzione robotica mobile, autonoma, in grado di auto-disponibilità, di valutare le ferite, di operare in sciami e di auto-collegarsi, per aiutare a raggiungere e spostare i feriti ed eseguire interventi salvavita sul luogo del bisogno.” La scadenza per la presentazione delle proposte sarà nei primi giorni di giugno e sono attese diverse proposte da parte di aziende già conosciute ma anche provenienti da startup californiane. Alla base del requisito c’è la consapevolezza che l’attuale sistema medico dei campi di battaglia negli ultimi anni potrebbe aver funzionato per le operazioni di contro-insurrezione condotte da piccole unità, ma non è in grado di gestire le perdite derivanti da conflitti su larga scala. Così la Darpa ha dichiarato che le future operazioni di combattimento su larga scala prevedono incidenti con un elevato numero di vittime, ritardi nelle evacuazioni e capacità insufficienti del sistema medico. Il ritardo nelle cure mediche sul campo di battaglia comporta un’elevata probabilità di decesso per mancanza di controllo delle emorragie, la principale causa di morte ma anche quella potenzialmente evitabile. Nel suo studio l’Agenzia ritiene che tutto ciò sia realizzabile grazie ai recenti progressi nella robotica e nelle capacità di cooperazione degli sciami di droni. Qualsiasi soluzione proposta dovrà anche soddisfare almeno due dei quattro requisiti elencati nel bando e uno di questi prevede la capacità della macchina di trascinare un soldato ferito per una breve distanza, almeno per dieci metri, anche quando questo non è su una barella. Il concetto di sciame è necessario sia nel caso in cui un singolo robot non abbia sufficiente potenza per un trasporto, e debba quindi agire in gruppo, sia nei casi in cui più macchine debbano avvolgersi attorno a un arto ferito per immobilizzarlo e prevenire ulteriori danni fisici mentre il ferito viene trascinato in salvo. Il terzo requisito è relativo alla possibilità di iniettare farmaci dopo aver posizionato lacci emostatici. Per comprendere le condizioni del ferito sarà fondamentale la lettura dei cosiddetti apparati wearable, ovvero i sensori indossabili che comunicano i parametri vitali sia ai robot, sia ai centri di comando e controllo. Nel bando si legge che tra le condizioni operative che rendono possibile una tale strategia bellica, il fatto che il numero di combattenti umani sarà inferiore a quello delle macchine autonome. Così i robot si auto-organizzerebbero e si riassemblerebbero in forme utili a garantire il controllo di emorragie massive. L’obiettivo sarà anche quello di poter creare un laccio emostatico intelligente in grado di stringersi autonomamente attorno agli arti feriti per arrestare il flusso sanguigno arterioso ma al tempo stesso allentarlo per conservare l’arto. L’idea della Darpa è che tali robot medici possano interagire con i veicoli terrestri senza pilota per affrettare l’evacuazione dei feriti senza aumentare il rischio per altri soldati. La prima fase del progetto prevederò la dimostrazione delle molteplici capacità del sistema, tra cui anche saper identificare le lesioni, nonché la mobilità su terreni accidentati. Successivamente si prevede la realizzazione di un prototipo da validare sul campo utilizzando cadaveri, modelli animali o fantocci per l’addestramento medico ad alta fedeltà. La ricaduta sarà notevole anche in campo civile: in casi come il crollo di edifici, la presenza d’incendi e di sostanze chimiche pericolose, può risultare impossibile raggiungere le vittime civili senza l’ausilio di sistemi robotici e autonomi. Ma con i robot le prime cure salvavita possono fornire il tempo necessario per la stabilizzazione in attesa dell’arrivo delle squadre mediche di soccorso.

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Dopo il sangue artificiale, la Darpa lancia un bando per progettare automi che possano diagnosticare le condizioni dei feriti, somministrare cure ed evacuare i militari dai campi di battaglia.