JD Vance ha messo in guardia dai rischi dell’Intelligenza artificiale applicata al settore militare. “Mentre l’intelligenza artificiale trasforma il campo di battaglia – in alcuni modi in modo positivo, in altri no – vi chiedo di essere gelosi ed egoisti riguardo al vostro ruolo di decisori in guerra”, ha dichiarato, giovedì, tenendo un discorso presso l’Accademia dell’Aeronautica degli Stati Uniti a Colorado Springs. “Usate la tecnologia per migliorarvi, ma non sottomettetevi mai ad essa. Siete voi i padroni della guerra. E sia le vostre menti che i vostri cuori sono l’opposto dell’artificiale”, ha aggiunto. Non solo. In un’intervista rilasciata a Nbc News martedì, il vicepresidente americano aveva avuto parole particolarmente positive per Magnifica Humanitas, l’enciclica sull’Intelligenza artificiale recentemente pubblicata da Leone XIV. “Quello che ho letto mi sembra molto profondo, e proprio il tipo di cosa che ci si aspetterebbe e si spererebbe da un leader della Chiesa”, aveva affermato.
Le ultime posizioni di Vance appaiono particolarmente significative, soprattutto alla luce del fatto che, un tempo, il vicepresidente sembrava molto meno scettico sul settore dell’Intelligenza artificiale. “Riteniamo che un’eccessiva regolamentazione del settore dell’Ia potrebbe soffocare un’industria trasformativa proprio nel momento in cui sta decollando”, dichiarò nel febbraio 2025. Tuttavia, esattamente un anno dopo affermò: “Sono preoccupato per l’uso dell’intelligenza artificiale da parte delle aziende per sorvegliare gli americani. Sono preoccupato per le violazioni della privacy, sono molto preoccupato per i pregiudizi politici”.
In tutto questo, non bisogna trascurare due fattori decisivi. Vance è storicamente sponsorizzato dal fondatore di Palantir, Peter Thiel, che, nel 2024, ebbe un ruolo importante nel convincere Donald Trump a scegliere l’allora senatore dell’Ohio come suo vice. Dall’altra parte, non va trascurato che il numero due della Casa Bianca è cattolico. Tutto questo contribuisce a spiegare la tensione che sta attraversando sul tema dell’Intelligenza artificiale. Se Thiel è notoriamente contrario alle regolamentazioni del settore, Leone, nella sua enciclica, le ritiene invece necessarie. E attenzione: il nodo riguarda l’intera amministrazione Trump. Il consigliere per la tecnologia della Casa Bianca, David Sacks, ha infatti recentemente bloccato un ordine esecutivo che avrebbe introdotto delle limitazioni, per quanto blande, al settore ipertecnologico.
Limitazioni che, dall’altra parte, secondo Politico, sarebbero invece state auspicate dal segretario al Tesoro, Scott Bessent, e dal capo dello staff della Casa Bianca, Susie Wiles. Senza contare che un pezzo del mondo Maga, soprattutto quello legato alla Chiesa cattolica e alle galassie protestanti, ha in passato invocato dei paletti per il comparto dell’Ia. Questi ambienti appaiono preoccupati soprattutto per l’impatto che l’Intelligenza artificiale può avere sulla working class, oltreché in materia di sorveglianza. Di contro, i fautori della deregulation come Sacks e Thiel sostengono che introdurre dei lacci e lacciuoli finirebbe per azzoppare gli Stati Uniti nella loro competizione geopolitica e tecnologica con la Cina.
Vance viene quindi a trovarsi al centro di questo dibattito sia per la sua fede cattolica sia per la sua storica vicinanza a Thiel. Senza poi trascurare che la base elettorale di riferimento dell’attuale vicepresidente statunitense è costituita da quei colletti blu della Rust Belt che, come accennato, guardano con preoccupazione agli impatti socioeconomici dell’Ia. Vance deve quindi muoversi con estrema cautela soprattutto in considerazione delle sue ambizioni presidenziali in vista delle primarie repubblicane del 2028. In tal senso, il numero due della Casa Bianca è chiamato a trovare una (non semplice) sintesi tra le esigenze della working class e quelle della Silicon Valley, tra le ragioni della fede e quelle della sicurezza nazionale.
È vero: tutto questo potrebbe apparire come un elemento di debolezza per il vicepresidente rispetto a Marco Rubio che, anche lui interessato alla nomination presidenziale del 2028, non sembra afflitto da tali problematiche. Tuttavia, è proprio passando attraverso questi dubbi e queste difficoltà che Vance potrebbe arrivare a elaborare una risposta per il Partito repubblicano del futuro. Il che potrebbe alla fine rafforzarlo non poco in un’eventuale sfida alle primarie con il segretario di Stato.
