Revolution: abbiamo una risposta.
Revolution: abbiamo una risposta.

Revolution: abbiamo una risposta.

Il quattro settembre la NBC ha mandato in onda, in anteprima assoluta, il pilot di Revolution, nuova serie ideata da Eric Kripke e che può vantare tra i produttori esecutivi J.J. Abrams. Ricordate? Ve ne abbiamo parlato poco …Leggi tutto

Il quattro settembre la NBC ha mandato in onda, in anteprima assoluta, il pilot di Revolution, nuova serie ideata da Eric Kripke e che può vantare tra i produttori esecutivi J.J. Abrams. Ricordate? Ve ne abbiamo parlato poco tempo fa e concludevamo il nostro primo intervento chiedendoci se sarebbe stata la serie più bella del mondo o un’altra ciofeca in stile Alcatraz. Ecco, ora che abbiamo visto il pilota possiamo finalmente darci una risposta. Se avete la pazienza di seguirmi, come direbbe il Piero Angela delle migliori occasioni, ve la svelo tra pochissimo.

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Il vostro critico di fiducia si chiede come mai sarà Revolution

Revolution è una ciofeca. La cosa strana è che ancora, a distanza ormai di anni da Lost, quando vediamo comprarire il nome J.J. Abrams nei credits di una serie ci parte immediatamente l’hype. Eppure ormai dovremmo aver imparato, eh? Eppure nulla. “Hey, c’è J.J. Abrams!”. E dall’altra parte: “Allora butto via tutto e guardo la sua nuova serie e basta! “. Che poi tutti a dire che è la sua nuova serie. Ma sua di che? Revolution è ideata, scritta da Eric Kripke. Quello di Supernatural. Abrams c’ha messo i soldi con la sua Bad Robot, non è che era lì a discutere con gli sceneggiatori per inserire dotte riflessioni sui viaggi del tempo. Ha creduto nel progetto e basta. Ha fatto bene? Mi sa di no.

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J.J. è stupefatto della imbecillità dei suoi investimenti

Allora, la storia è questa. Di colpo va via l’elettricità. Si spengono tutti i device elettrici, elettronici e digitali del mondo. Un po’ come il finale di Fuga da Los Angeles del grande John Carpenter, ricordate? Dopo aver salvato il salvabile, il grande Jena “Snake” Plissken schiaccia un pulsantino e spegne il mondo intero. Il tutto per riportare il pianeta al grado zero e ripartire da zero. Se non l’avete mai visto è un po’ un dramma, ma grazie all’internet ve lo posso far vedere.

Revolution parte esattamente dove finisce Fuga da Los Angeles. Il mondo s’è spento e nessuno sa per quale motivo. Cioè, c’è uno che lo sa e corre a casa ad avvertire la moglie che tutto si sta per spegnere e salva dei dati – immagino importanti – su una chiavetta USB a forma di medaglione talmente brutto che il amico Beppe della sala giochi di Zelo Buonpersico non se lo metterebbe per pudore. Poi avverte suo fratello e infine, dopo aver estratto il gelato dal freezer per mangiarlo con la sua famiglia, si gode la caduta di tutti gli aeroplani in cielo. Ellissi!

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Gioiello moda senza se e senza

Quindici anni scopriamo che nessuno, NESSUNO!, è ancora stato in grado di costruire un anche minuscolo circuito elettrico. Io mi ricordo che, se non sbaglio alle medie, durante le ore di educazione tecnica grazie al professor Ponzini, due fili e a una lampadina siamo riusciti a costruire un piccolo circuito elettrico. Ne L’Ombra dello Scorpione, bellissimo libro di Stephen King (che prima o poi diventerà – ancora – un film o una serie) dopo l’arrivo di un virus in grado di decimare dell’80% della popolazione mondiale, il mondo si riorganizza in due piccole tribù. Dopo un paio d’anni, i superstiti riescono a rimettere insieme l’impianto elettrico di un’intera cittadina. Voglio dire: gli strumenti ci sono. Le lampadine, i fili, gli interruttori, le centrali sono sempre lì, ma questi in 15 anni non sono riusciti a fare nulla.  Ora, io non voglio passare per quello nerd delle convention di fumetti che si fissa sui piccoli particolari, ma diciamo che il punto di partenza della serie mi sembra un po’ debole. Comunque, in questi ultimi quindici anni è successo che nessuno aveva studiato educazione fisica alle medie e che c’è una dittatura militare. A capo del mondo intero c’è il cattivissimo Sebastain Monroe (interpretato da quel David Lyons già protagonista di… The Cape!)che comanda la sua personale Milizia. Tra le fila di questi orribili mercenari c’è anche il Capitano Neville, interpretato da Giancarlo Esposito, il Gus Fring di Breaking Bad. I civili vivono in piccole comunità agricole dove non fanno nulla da mane a sera se non coltivare dei cavoli nei cofani delle macchine e accendere delle belle candelel alla sera. Qui ritroviamo l’uomo che sapeva tutto a inizio serie, quello che ha salvato i dati importantissimi sulla chiave USB di rara bruttezza. Sua moglie e morta e ora vive insieme alla sua nuova e combattiva compagna, al figlio asmatico e alla figlia (interpretata da tale Tracy Spiridakos) che nel frattempo è diventata una modella di Tommy Hilfiger.

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Quell'aria patita da sopravvisuta

E mentre loro sono lì a fare la famiglia del Mulino Bianco senza elettricità, arriva Giancarlo Esposito e fa il bullo. Uccide il padre e rapisce il figlio. A questo punto la figlia decide di partire con un nerdacchione con la maglia degli AC/DC, a cui sono destinate battute di raro acume (“Ero un pezzo grosso di Google! E adesso darei 80 milioni di dollari per un rotolo di carta igienica!”), e con la compagna del defunto padre. Scopo? Cercare lo zio ex militare bad ass interpretato da Billy Burke, aka il papà di Bella Swan di Twilight, aka il sosia di Rivers Cuomo dei Weezer. E ok, la storia – tra un buco e l’altro di sceneggiatura, è questa qui. Ma quello che stupisce maggiormente è l’aria posticcia del tutto. Avete presente quando vi capita di beccare una replica de L’Ispettore Derrick o de Il Commisario Rex in televisione? Anche se non avete mai visto per intero una puntata di queste due serie, siete in grado di riconoscerli con un solo e rapido sguardo. Questione di atmosfera, grana, qualità produttiva. Per Revolution è un po’ la stessa cosa: ha quyell’aria da prodotto a stelle e strisce tutto pulitino ed innocuo. Si ha come l’impressione di aver già visto Revolution, sembra già vecchio ancora prima della sua messa in onda. Un po’ la stessa cosa che era successa per il fallimentare Terranova.

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Inauguriamo la serie "separati alla nascita"

Il problema probabilmente è da ricercare nelle fonti di ispirazione: Revolution sembra essere la risposta televisiva – nell’accezione più deleteria del termine – a la nuova ondata di post atomico che ha investito negli ultimi anni Hollywood, con tanto di strizzatina d’occhio al successone The Hunger Games. Insomma, forse era lecito aspettarsi di più. Il saggio prevede una vita piuttosto breve anche per questa serie.  Fun Fact: il regista del pilota dovrebbe essere quel Jon Favreau, già dietro la macchina da presa per i due Iron Man. Secondo me ha fatto fare tutto a suo nipote di 16 anni.

 

 

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