Coronavirus: eppure da quei due farmaci arriva una speranza
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Coronavirus: eppure da quei due farmaci arriva una speranza
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Coronavirus: eppure da quei due farmaci arriva una speranza

In un convegno sul coronavirus tenutosi al San Raffaele di Milano speranze per le cure con farmaci già esistenti

L'autorevole rivista scientifica Cell Research ha appena pubblicato uno studio secondo il quale due farmaci, il remdesivir e la clorochina, sono entrambi efficaci in vitro contro il nuovo coronavirus 2019-nCoV. Il primo è noto per essere stato già sperimentato contro l'Ebola e il secondo per curare una malattia non virale come la malaria. Nonostante la prudenza dell'OMS su questi due medicinali contro l'epidemia asiatica, la notizia di questi primi risultati è stata appena discussa in un convegno sull'infezione del nuovo coronavirus tenutosi al San Raffaele di Milano.

Troppo presto per cantare vittoria, naturalmente, tanto che Antonella Castagna, infettivologa dell'università Vita-Salute San Raffaele di Milano intervenuta al convegno, ha dichiarato che non è facile prevedere i futuri sviluppi scientifici di questo studio di laboratorio. I ricercatori cinesi che lo hanno effettuato ammettono che, data l'urgenza del caso, molti controlli di routine in queste ricerche non sono ancora state effettuate. Adesso si attende che questi risultati vengano ripetuti in altri laboratori del mondo. Inoltre sono in corso sei differenti trial per valutare altre terapie: per esempio si sta valutando l'impatto della terapia steroidea nel favorire il processo di guarigione.

«Ogni caso sospetto deve essere immediatamente isolato e testato per 2019-nCoV» afferma Castagna,, «la diagnosi di infezione da 2019-nCoV si basa sulla positività del test microbiologico , indipendentemente dalla presenza di sintomi e segni clinici. È possibile che il paziente asintomatico possa trasmettere l'infezione». Nel paziente che presenta i sintomi, febbre, tosse, mialgia, dispnea sono le manifestazioni di esordio caratteristiche. Al convegno è intervenuto anche il professor Massimo Clementi, dell'università Vita-Salute San Raffaele, il quale ha spiegato che i coronavirus, in varie forme mutate nel tempo, hanno infettato l'uomo per almeno gli ultimi 800 anni. Facile prevedere che in futuro torneranno di nuovo a colpire la nostra specie, magari in altre forme

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