(Ansa)
Salute

Coronavirus: perché l'Italia ha più casi rispetto al resto dell'Europa

Tra complottismo e verità scientifiche i numeri parlano chiaro: i contagiati in Italia sono di più rispetto al resto dell'UE ma ci sono delle spiegazioni

L'Italia è nel pieno dell'epidemia di coronavirus, esplosa in maniera violenta e sorprendente; come è sorprendente il fatto che i numeri dei nostri contagiati siano decisamente superiori a quelli di tutti glia altri paesi europei. La domanda quindi è d'obbligo: perché da noi si e negli altri paesi no? Esiste un rapporto diretto tra numero di controlli e diagnosi d'infezione da Coronavirus?

Sicuramente, come logica impone, più tamponi faringei vengono effettuati su potenziali casi sospetti su scala nazionale, più cresce la possibilità di trovare pazienti positivi al Covid-19, ma, a differenza di quanto si dica, non sempre è così e non è detto che, in Paesi come Francia e Germania, ci siano focolai non identificati che rischiano di diffondere l'epidemia su scala continentale.

E' vero comunque che gli oltre 4000 tamponi effettuati in Italia sono molti di più ai 400 fatti in Francia dove solo 12 sono stati i casi di Coronavirus diagnosticati (anche se il primo morto per Coronavirus in Europa è stato proprio registrato oltralpe), mentre in Germania al momento i pazienti infetti sono 16 e da oltre una settimana non si registrano nuovi casi.

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La Gran Bretagna, invece, ha deciso di chiedere ai cittadini italiani in arrivo nel Paese di auto mettersi in quarantena e il Governo ha disposto di monitorare a tappeto tutti coloro che passano la Manica effettuando un gran numero di tamponi su pazienti sospetti.

Il Ministero della Salute inglese ha diffuso i dati aggiornati e, a ieri, sono 6.536 i tamponi fatti, ma i pazienti con diagnosi conclamata di Coronavirus sono solo 9. Quindi in questo caso l'ipotesi "gli altri ne hanno meno perché ne controllano meno" crolla miseramente.

I numeri italiani sono molto più gravi. Su 4.000 i tamponi effettuati 206 sono stati i pazienti contagiati in Lombardia; 38 in Veneto; 18 in Emilia Romagna; 3 in Piemonte; 3 in Lazio e 1 in Sicilia e Toscana.

Secondo diversi professori, epidemiologi ed esperti l'aumento esponenziale dei casi in Italia può essere anche dovuto alla scelta di effettuare a tappeto i test su tutta la cerchia di conoscenze delle persone trovate positive, ma non solo.

Secondo il Direttore dell'Ospedale Policlinico San Martino di Genova, Matteo Bassetti, il tema è che l'elevato numero di casi italiani è legato al fatto che "questo numero comprende casi con definizione OMS di caso sospetto poi divenuti certi, polmoniti senza altra diagnosi, contatti di casi certi e sindromi influenzali". Via social Bassetti spiega: "Occorrerà inserire in tutta Italia nella diagnosi differenziale delle polmoniti anche il Coronavirus. Resta il fatto che nell'85-90% dei casi l'infezione resta blanda, nel 10-15% viene definita "grave" e nel 5% "critica". Il tasso di mortalità per coronavirus è inferiore all'1%".

La tesi che va per la maggiore, quindi, è che la psicosi da virus che sta degenerando in Italia sia dovuta a un abuso di test diagnostici e a diagnosi che definiscono "coronavirus" anche infezioni blande o non identificate in altra maniera. E' anche vero, però, che l'Italia ha preso sotto gamba la pericolosità dell'epidemia e che non ha bloccato per tempo di voli dalla Cina. Inoltre, a differenza di quanto avvenuto in Francia, il Governo non ha disposto in monitoraggio di tutte le persone di rientro dal Dragone.

E' vero infatti che la Francia ha effettuato solo 400 test, ma è altrettanto vero che non c'è stata la necessità di fare un test su larga scala perché fin dall'inizio si sapeva quali potevano essere i potenziali pazienti "zero" francesi ed è stato più semplice seguirne l'andamento e ricostruirne gli spostamenti. In Lombardia e in Veneto invece quando si è scoperto il contagio era ormai troppo tardi per risalire a tutti i contatti avuti dai pazienti infetti e per questo è stato necessario fare un maggior numero di test su tutta la popolazione delle aree coinvolte.

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