Vaccino AstraZeneca
Ansa
Salute

AstraZeneca, le verità nascoste nei numeri (che fanno ben sperare)

Il pronunciamento di Ema, atteso domani, sancirà le sorti di Astrazeneca in Europa e il prosieguo della campagna vaccinale. Ma analizzando i dati si può capire che il clamore sugli episodi di trombosi venose non sia molto motivato.

In queste ore sono al vaglio delle autorità sanitarie e delle istituzioni gli episodi di trombosi venose profonde, a causa delle quali l'ente regolatorio europeo ha sospeso le somministrazioni. In particolare si studiano i decessi avvenuti tra le donne forse più soggette alla formazione di coaguli di sangue, a causa della gravidanza o dall'assunzione di anticoncezionali.

Il pronunciamento di Ema, atteso domani, sancirà le sorti di Astrazeneca in Europa e il prosieguo della campagna vaccinale.
In realtà i numeri (ed è su questi che si basa anche la medicina) dimostrano che il tromboembolismo venoso è già da tempo una delle patologie più comuni del sistema circolatorio (ogni anno si rileva un caso ogni 1.000 abitanti, in differenti fasce anagrafiche), più precisamente la terza malattia cardiovascolare dopo cardiopatia ischemica e ictus. «I dati epidemiologici indicano che. in Italia si verificano 60.000 casi all'anno, in media 166 al giorno» – spiega il prof. Andrea Cossarizza, ordinario di Patologia generale e immunologia all'Università di Modena e Reggio Emilia - «prevalentemente nelle persone con patologie pregresse, malattie croniche, stili di vita poco salutari, alto indice di massa corporea. Talvolta anche persone all'apparenza sane».

La popolazione a maggior rischio di tromboembolia venosa è costituita anche da pazienti sottoposti a chirurgia ortopedica per la sostituzione protesica dell'anca o del ginocchio, i malati oncologici, pazienti con disturbi della coagulazione e più genericamente chi ha subito un intervento chirurgico oppure è stato allettato per lungo tempo, infine le persone che soffrono di scompenso cardiaco. Inoltre il genere femminile è particolarmente vulnerabile, specie in alcune fasi della vita come la gravidanza e il puerpuerio, ovvero le prime settimane successive al parto.

Anche la pillola contraccettiva e tutti i prodotti estroprogestinici hanno un'interferenza con il sistema della coagulazione. In questo caso, il sito dell'AIFA afferma che il rischio di sviluppare trombosi può interessare dalle 5 alle 12 donne su 10mila.

«Ogni qual volta utilizziamo un farmaco in realtà ci assumiamo dei rischi» - afferma Cossarizza – «ed essendo un farmaco, ogni vaccino può avere effetti collaterali. Quelli più comuni come febbre, malessere o spossatezza li conosciamo bene, altri ancora li dobbiamo comprendere. Tutti gli effetti devono essere dimostrati con grande precisione scientifica, senza fretta o panico, per non compromettere la risoluzione della pandemia».

Vaccini e decessi: casualità o concomitanza?

Nel trial registrativo del vaccino Johnson & Johnson (pubblicato dall'FDA il 26 febbraio scorso) sono stati accertati 15 eventi tromboembolici in 21.895 pazienti vaccinati e 10 (con un decesso per infarto) nei 21.888 che hanno ricevuto il placebo. In questo gruppo, cui è stata iniettata soluzione fisiologica, si è verificato un evento tromboembolico dopo 2.188 "false vaccinazioni". «Tale frequenza è di molto superiore a quella delle persone vaccinate con AstraZeneca in Inghilterra» – sottolinea - «dove sono stati riportati 23 eventi tromboembolici dopo l'uso di 8,4 milioni di dosi di vaccino, ovvero un evento dopo circa 365.000 dosi».

Non solo Astrazeneca

Il bollettino di guerra trasmesso in questi giorni menziona soltanto AstraZeneca, al centro di un pericoloso processo mediatico, ma cosa dicono le tabelle dell'EMA riguardo alle altre formulazioni vaccinali autorizzate? Risultano 102.100 segnalazioni di eventi avversi per il vaccino Pfizer, 54.571 per AstraZeneca e 5.939 per Moderna. In particolare, 365 segnalazioni di persone decedute "temporalmente" dopo Pfizer per disturbi di ordine cardiaco, vascolare, del sangue e del sistema linfatico, ovvero lo 0,00086% su 42milioni di dosi distribuite. Astrazeneca conta 85 decessi per le stesse patologie su 14milioni di dosi, (0,00057%) e Moderna 137 morti su 3milioni di dosi (0,00038%). «Mi auguro che i controlli ci conducano alla verità innanzitutto e portino notizie rassicuranti, tali da non costringerci in futuro a interrompere nuovamente la somministrazione per ogni evento avverso non chiaramente riconducibile al vaccino» – conclude – «ogni rallentamento sulla tabella di marcia favorisce il virus, la deriva antiscientifica e gli antivaccinisti che abitualmente pasteggiano sulle tragedie altrui per distogliere la popolazione dalla scelta vaccinale».

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Maria Santoro