I mal di stomaco del sindaco sul governo
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I mal di stomaco del sindaco sul governo
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I mal di stomaco del sindaco sul governo

Il sindaco di Firenze continua a escludere le elezioni anticipate, ma nel contempo osserva che «non sarebbero una catastrofe»

Lo sganciamento dal governo delle larghe intese è una di quelle ipotesi che, fra le tante sul tappeto, fanno capolino nei ragionamenti di Silvio Berlusconi. «Se continuiamo in questa esperienza politica» è la riflessione del Cav «di cui una legge di stabilità modesta è l’emblema, oltre a decadere dal parlamento, rischio di decadere anche dal cuore dei miei elettori. Si potrebbe pensare, al massimo, a un appoggio esterno per una fase. Altrimenti vadano avanti, ma non credo che Matteo Renzi sia disposto a farsi logorare per appoggiare un governo in caduta libera nel gradimento della gente».

La strategia sembra dunque messa a fuoco, resta da vedere la tattica. Anche perché il Cav è convinto, al di là dei numeri dei senatori di Angelino Alfano, di avere la vita dell’esecutivo Letta in mano. Le sue congetture su Renzi, infatti, non sono campate in aria: il sindaco di Firenze continua a escludere le elezioni anticipate, ma nel contempo osserva che «non sarebbero una catastrofe» (ieri la bordata del sindaco contro Cancellieri a Che tempo che fa, ndr) ; come pure il suo guru sulla legge elettorale, il professore Roberto D’Alimonte, sostiene che ci può essere anche qualcosa di peggio del Porcellum, cioè una modifica in senso proporzionale.

Insomma, una posizione speculare a quella sposata da Beppe Grillo più di un mese fa. Ecco perché Berlusconi tirerà dritto, se dal Pd di rito lettiano non verranno delle novità sui tempi della sua decadenza dal senato e sulla legge di stabilità: ma le possibilità al momento sono ridotte a zero. il Cav si è inserito nelle contraddizioni delle larghe intese, che sono larghe solo sulla carta e suppliscono a questa assenza di convinzione con l’adozione di programmi traballanti. E più trascorrono le settimane più questi limiti vengono a galla.

Nei sondaggi, infatti, il governo continua a scendere: in quelli Euromedia di Alessandra Ghisleri è al 29 per cento; quando Berlusconi si dimise nel 2011 era appena un punto sotto, al 28. E, novità della settimana, il governo sta portando giù sia il Pd sia il Pdl: le due coalizioni sono appaiate, ma sono entrambe poco al di sopra del 30. su questi argomenti dovrebbe riflettere Alfano: il vicepremier scommette tutto il suo futuro su quella trentina di senatori che, però, potrebbero rivelarsi inutili. Se si dovesse arrivare alla scissione, potrebbe ritrovarsi impreparato di fronte alla prospettiva di elezioni in primavera. E rischierebbe, appunto, di fare la fine di Gianfranco Fini, come gli ha profetizzato il Cav.

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