Renzi e la manovra (politicamente) espansiva
PAOLO CERRONI / Imagoeconomica
Renzi e la manovra (politicamente) espansiva
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Renzi e la manovra (politicamente) espansiva

Con la Legge di Stabilità l'obiettivo del premier resta il consenso allargato. Anche a costo di perdere un po' di supporto all'interno del Pd

Matteo Renzi non è un tecnico, è un politico. E la legge di stabilità appena varata (i dettagli però emergeranno giorno dopo giorno) lo dimostra.

Legge di Stabilità, le misure del governo Renzi


Renzi non è Mario Monti, che ha spremuto e impoverito il ceto medio senza in cambio ottenere dall’Europa alcuna concessione di flessibilità. E neppure è Enrico Letta, “stimatissimo” in Europa tanto da apparire a un certo punto come il candidato non dell’Italia ma della UE (in particolare di Londra e Berlino) alla presidenza del Consiglio Europeo. Renzi è un politico puro, che ha introdotto nel panorama italiano una novità paragonabile soltanto a quella che portò Berlusconi nel 1994.

Come Berlusconi diede il colpo di grazia all’eredità esclusiva e escludente dell’Arco costituzionale, a destra coinvolgendo nel suo progetto di governo l’ex Msi di Gianfranco Fini e la Lega "secessionista" di Umberto Bossi, così Renzi sta rottamando le più dure incrostazioni ideologico-sindacali di una vecchia sinistra incapace di creare consenso attorno a un’idea vincente. L’idea vincente, in fondo, vive di luce propria e consiste nel superamento dei partiti tradizionali agitando il vessillo della riduzione delle tasse e del nuovo mantra: crescita, crescita, crescita. Non sorprende che le critiche maggiori alla legge di stabilità siano venute da presidenti di Regione del Pd, il partito del premier, oltretutto renziani come il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino, mentre l’accoglienza più calda è arrivata, a parte il nocciolo duro di renziani del Pd, da Forza Italia e in particolare dalla frangia che più si identifica nella leadership di Silvio Berlusconi.

Che cosa ha fatto Renzi? Dopo aver dato 80 euro in busta paga a un’ampia fascia di lavoratori dipendenti, nella finanziaria ha voluto confermare gli 80 euro e dato anche un segnale alle imprese col taglio della parte lavoro dell’Irap, e con meccanismo di alleggerimento alla categoria di “invisibili” (per lo più partite Iva) che aveva finora trascurato. Con l’aggiunta di un elemento qualificante: la sfida all’Europa contenuta in quegli 11 miliardi in deficit e nella mancata osservanza di tutti-proprio-tutti i nostri impegni di consolidamento dei conti, pur di iniziare una strategia autenticamente espansiva. Così, l’anti-europeismo di Lega e Grillo viene spuntato.

Il risultato è una manovra di Renzi non solo economicamente ma anche politicamente espansiva, quasi “elettorale”, mirata a conquistare nuovi settori al centro e sulle estreme, a costo di perdere qualcosa nel proprio stretto bacino della sinistra Pd. L’obiettivo è sempre il consenso, attraverso la creazione di una sorta di Grande Centro, di nuova Dc, di schieramento al di là della destra e della sinistra, moderato ma ancorato a una leadership forte che si pone in contatto diretto coi cittadini bypassando e sfidando via via tutti i poteri forti dalla politica all’economia, dalla burocrazia alla UE.

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